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“Nilde Iotti, una donna della Repubblica”, di Valeria Fedeli*

Il riconoscimento del valore del lavoro femminile una costante, fin dalla Costituente, nel pensiero e nell’azione dell’ex presidente della Camera e grande dirigente del Pci. Una storia straordinaria, densa di lotte importanti
Pubblichiamo di seguito una sintesi del discorso pronunciato da Valeria Fedeli nel corso della commemorazione di Nilde Iotti, celebrata a dieci anni della scomparsa, il 2 dicembre – presente il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano –, nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio.

Ricordare in questa sede Nilde Iotti è per tutto il sindacato, la Cgil in particolare, un’occasione importante per rendere onore a una “grande donna”, una donna che è stata un esempio per tutte noi. Una dirigente politica e una donna delle istituzioni, “una donna della Repubblica”, come si può più che legittimamente affermare.

Una storia straordinaria, la sua, che ha costituito, a partire dalla presenza e dal lavoro svolto nell’Assemblea Costituente e nella Commissione dei 75 – incaricati della stesura della Carta costituzionale – un punto di riferimento per tanta parte di noi, anche nello svolgimento concreto del lavoro di sindacaliste impegnate a lottare per realizzare, attraverso il lavoro, emancipazione, libertà e autonomia di tutte le lavoratrici. Quella Carta costituzionale – a partire dagli articoli 3 e 37 – che costituiva e costituisce, proprio in tema di lavoro, un punto fermo di legittimazione del principio di uguaglianza tra lavoro femminile e maschile. Infatti, fin dai primi mesi dopo la Liberazione, segnati dai grandi processi di modernizzazione che modificarono i rapporti tra agricoltura, industria e terziario, assistiamo alle grandi lotte delle operaie italiane, le tabacchine al sud (1946), le operaie tessili nelle fabbriche del nord, le mezzadre e le braccianti nelle occupazioni delle terre e per la riforma agraria, le impiegate statali: tutte per la parità e la dignità del lavoro delle donne. Ricordo che nel 1945 ci fu un importante accordo sulla perequazione salariale e l’introduzione della scala mobile, ma per le lavoratrici i minimi salariali e l’indennità di contingenza rimasero sensibilmente inferiori a quelli maschili. E su quell’accordo si produsse la protesta delle operaie che il 14 luglio 1945 “invasero” la Camera del lavoro di Torino per imporre la parità di contingenza tra uomini e donne.

Lotte importanti, spesso anche dure, che si protrassero per molti anni fino a raggiungere il primo accordo di parità retributiva, sottoscritto solo il 5 febbraio 1960 dai tessili, e ratificato successivamente con l’accordo interconfederale del 16 luglio 1960. Anche la terza Conferenza nazionale delle donne lavoratrici del Partito comunista italiano (Roma, 1962) si incentrò sul “riconoscimento del valore del lavoro femminile”, principio che proprio Nilde Iotti aveva enunciato con forza già nell’Assemblea costituente. E con quella Conferenza cominciò anche l’elaborazione di un nuovo punto di vista sulla politica dei servizi, della maternità e dell’infanzia.

Nilde Iotti, col suo pensiero e la sua opera, accompagna costantemente questi anni di lotte, influenzando positivamente il quadro legislativo che traduce in normative molte delle conquiste delle lavoratrici e del sindacato. Un impegno, quello della presidente Iotti, sempre attento alle ragioni del lavoro, in particolare del lavoro delle donne; in particolare del sindacato tessile della Cgil, diretto nel secondo dopoguerra da un’altra donna autorevole e prestigiosa come Teresa Noce, una delle ventuno donne elette all’Assemblea costituente. Proprio Teresa Noce, e poi Lina Fibbi e Nella Marcellino, tutte dirigenti del sindacato tessile della Cgil, sono state promotrici di battaglie sindacali per il diritto al lavoro delle donne, per la tutela della maternità, per la tutela dell’infanzia, per la parità salariale tra donne e uomini a parità di mansione e di lavoro. Tutte battaglie vinte perché sostenute da donne forti e autorevoli come Nilde Iotti. Quando successivamente, negli anni settanta e ottanta, irruppe sulla scena sindacale, sociale e politica il movimento femminista, si produssero ancora una volta quelle “connessioni” tra donne differenti, per sensibilità, cultura e storia, e tutte noi giovani donne ritrovammo il sostegno e l’incoraggiamento di Nilde Iotti, quella vicinanza così importante per promuovere le innovazioni e i cambiamenti epocali di quella fase: la politica della differenza, la Carta delle donne, la proposta di legge d’iniziativa popolare “Le donne cambiano i tempi” per la riorganizzazione dei tempi di vita e di lavoro, la rappresentanza di genere nelle istituzioni.

Nilde Iotti è stata quindi protagonista di una lunga stagione nella quale alle battaglie per i diritti del lavoro si associavano quelle per i diritti delle donne, per riconoscere loro un ruolo paritario nella società, senza negare le differenze. Riconoscimento del valore sociale della maternità, parità salariale, introduzione del divorzio, riforma del diritto di famiglia: tutte grandi conquiste che hanno permesso alla società italiana di avanzare sulla strada del progresso civico e sociale, e che non potevano non vedere Nilde Iotti in prima fila.

A riprova di questo voglio ricordare proprio il tema del riconoscimento della maternità, intesa non più come affare privato bensì come “funzione sociale” da riconoscere e tutelare. Questa concezione, così profondamente innovativa rispetto alla cultura di quegli anni, è esattamente contenuta nelle posizioni che Nilde Iotti illustrava nella relazione sulla famiglia presentata alla prima sottocommissione della Commissione dei 75 in Assemblea costituente. E proprio quel valore sociale della maternità è ancora oggi oggetto delle nostre battaglie, quando chiediamo una società più giusta e accogliente per le donne; quando contrattiamo orari e regole trasparenti e non discriminanti, di responsabilità nelle imprese; quando ci troviamo ancora a dover rompere gli stereotipi femminili che “non rendono le donne pari e differenti rispetto agli uomini”; quando ancora dobbiamo affermare la realizzazione del diritto a una nostra identità, non derivante dall’essere moglie, madre, figlia, sorella.

Le vittorie del passato, le vittorie della parlamentare e della dirigente politica Nilde Iotti ci spingono oggi sulla strada di nuove sfide, per difendere e allargare i diritti. Le donne, le lavoratrici, sono quelle che più pagano la precarietà. Perché la precarietà non conosce la maternità, perché accadono cose atroci come le “dimissioni in bianco”, che tante sono obbligate a firmare al momento dell’assunzione contro il “pericolo” della maternità, quando invece il lavoro delle donne è un investimento e una risorsa per tutta la società, per il benessere delle famiglie, per la crescita di una nazione.

Le donne vogliono lavorare e fare figli. E vorrebbero una società amica, che non le discrimini per questo, ma che ne sostenga e valorizzi le scelte e le differenze: condizioni, queste, che rendono l’uguaglianza delle opportunità sostanza della nostra democrazia. L’impegno di Nilde Iotti non fu mai lontano dalla conoscenza reale della vita e del lavoro delle donne italiane. Anche per questo noi sindacaliste l’abbiamo sentita così vicina. Anche per questo sono onorata di poterla ricordare qui, oggi, da sindacalista che ha in lei, in Teresa Noce, la “rivoluzionaria di professione”, e nelle altre donne dirigenti politiche e sindacali di quella generazione gli esempi che muovono e sostengono scelte di impegno di vita a favore dei lavoratori, delle lavoratrici, dei più deboli. In un mondo a larga maggioranza maschile, come quello parlamentare, Nilde Iotti scelse di essere e restare donna. Non scelse di nascondersi attraverso comportamenti “omologanti” agli uomini per farsi valere e rispettare.

Lei insisteva perché non si “maschilizzassero”, le donne, nello svolgimento del proprio lavoro politico. Siamo grate a Nilde Iotti, a Teresa Noce e alle altre autorevoli donne che hanno condotto battaglie per i diritti delle donne, per superare la più trasversale e persistente discriminazione e diseguaglianza che c’è nella nostra società e nel nostro mondo globale. Senza quegli esempi l’Italia non sarebbe la stessa, e le nostre attuali battaglie sarebbero ancora più difficili.

* Presidente sindacato europeo Fse:Thc

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