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Protezione Civile, passa il dl ma governo battuto tre volte alla Camera. Dichiarazione di voto dell'On. Franceschini

Alla fine, la Camera ha approvato il decreto sulla Protezione civile con 282 sì e 246 no. Un deputato si è astenuto. Ora il provvedimento passerà al Senato. Ma prima di arrivare a questo risultato il governo ha dovuto capitolare per ben tre volte, nel giro di qualche minuto su altrettanti ordini del giorno del Pd e Udc. L’odg di Donatella Ferranti è passato con 248 sì e 244 no, l’odg Capano con 250 sì e 244 no. Dai banchi dell’opposizione si sono levati fragorosi applausi. Governo battuto per la terza volta invece su un ordine del giorno, relativo sempre alla costruzione di nuove carceri, presentato dall’Udc su cui aveva espresso parere negativo.
Il Partito Democratico considera «una vittoria» propria e di tutta l’opposizione, ma soprattutto del Parlamento, il passaggio alla Camera del decreto emergenze e protezione civile, ma le modifiche introdotte non bastano per dire sì al provvedimento. «Voteremo contro», ha spiegato il capogruppo Dario Franceschini, perché «avete rifiutato di distinguere per sempre catastrofi e grandi eventi». Di fronte al rischio corruzione, «non basta la denuncia a effetto» e prendere come slogan «la nuova legge anticorruzione. Servono regole giuste che garantiscono efficienza, trasparenza, pulizia» perchè il Paese per crescere «ha bisogno di efficienza, trasparenza e pulizia». Questa giornata, ha esordito, «segna vittoria del partito democratico e di tutti i partiti di opposizione. Sono stati votati e approvati nostri emendamenti, è stata evitata la fiducia, è scomparsa l’Spa, è stato eliminato l’ultimo degli scudi, l’assurda norma che non solo sospendeva i processi ma impediva anche di avviare azioni giudiziarie nei confronti dei commissari, una spudorata norma per l’immunità». Dunque, ha insistito, «potremmo dire che è stata una nostra vittoria, ma è stata vittoria del parlamento. Per una volta è stata restituita a quest’aula la sua sovranità, dopo un avvio di legislatura in cui la Camera sembrava avviata a essere solo luogo di ratifica delle decisioni del governo». Finalmente, ha aggiunto, «abbiamo ricordato e dimostrato che per la nostra Costituzione è il governo a essere espressione del parlamento e non viceversa». Il dibattito, ha ricordato, si è svolto mentre da fuori veniva «il vento di una bufera causata non solo dal comportamento di singoli», ma «da norme e scelte politiche sbagliate». Tuttavia, il Pd «ha scelto di lasciare fuori da questo dibattito le vicende giudiziarie che pure coinvolgono esponenti del governo» perchè «accertare la violazione delle leggi è competenza dalla magistratura, mentre responsabilità della politica è fare le leggi e scrivere leggi che evitino di riperete gli errori».

Il ddl anticorruzione
Intanto, il Consiglio dei ministri, riunito a Palazzo Chigi in mattinata, ha dato via libera «salvo intese» al disegno di legge che inasprisce le pene per i reati contro la pubblica amministrazione, tra cui la corruzione e concussione. Fonti governative riferiscono infatti che il testo è «ancora una bozza modificabile».

Il provvedimento incrementa le sanzioni per i reati contro la pubblica amministrazione, con pene accessorie come l’incompatibilità, l’inelegibilità e l’interdizione dai pubblici uffici. L’aumento delle pene non dovrebbe però superare il limite dei 10 anni, oltre il quale il ddl rischierebbe di non raccordarsi più con la prescrizione processuale prevista dal “processo breve”.
L’unità 19.02.10

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Riportiamo la dichiarazione di voto dell’On. Franceschini sul decreto legge

Signor Presidente, oggi noi potremmo dire che il bilancio di queste giornate di lavori parlamentari segna una vittoria del Partito Democratico e di tutti i gruppi dell’opposizione. Potremmo dirlo perché sono state fatte profonde modifiche ad un testo che veniva presentato come blindato e immodificabile. Potremmo dirlo perché è stato evitato un altro voto di fiducia e sono stati votati e approvati nostri emendamenti. È scomparsa la privatizzazione definitiva della Protezione civile attraverso la rinuncia alla Spa. È stato eliminato l’ultimo degli scudi, quella assurda norma che non solo sospendeva i processi – come abbiamo visto in tante leggi ad personam – ma che addirittura impediva di avviare azioni giudiziarie nei confronti delle gestioni commissariali: un’altra spudorata norma per garantire l’impunità.
Potremmo dire di aver vinto, perché tutto questo non è avvenuto per una scelta politica lungimirante della maggioranza, ma per la ferma determinazione dei nostri comportamenti parlamentari.
Potremmo, dunque, dire che è stata una nostra vittoria, ma non crediamo che sia così, perché non è successo soltanto questo, è stato qualcosa di più profondo: è stata una vittoria del Parlamento, perché, per una volta, abbiamo restituito a quest’Aula la sua sovranità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Abbiamo restituito a quest’Aula la sua sovranità, dopo un avvio di legislatura in cui la Camera è sembrata destinata a diventare solo il luogo di ratifica delle scelte fatte dal Governo; una Camera soffocata da decreti-legge, da maxiemendamenti, da voti di fiducia, da pareri negativi su ogni proposta, per assenza di copertura.
Abbiamo finalmente ricordato e dimostrato che per la nostra Costituzione è il Governo ad essere espressione del Parlamento, non viceversa e l’abbiamo fatto su un tema di straordinaria importanza e di assoluta attualità, sentendo soffiare fuori da qui il vento di una bufera che è causata non solo da comportamenti di singoli accusati di aver violato la legge, ma è causata da norme e da scelte politiche colpevoli e sbagliate. Noi abbiamo scelto di lasciare fuori da questo dibattito le vicende giudiziarie, che pure coinvolgono strutture dello Stato ed esponenti del Governo nello stesso settore su cui stiamo legiferando oggi. L’abbiamo fatto perché sappiamo che accertare le violazioni di leggi e regole è competenza della magistratura, mentre la responsabilità della politica è fare le leggi e scrivere regole giuste per il futuro, che correggano gli errori e che evitino di ripeterli. Di errori ce ne sono stati tanti, troppi, errori che hanno mortificato lo straordinario sistema delle Protezioni civili, quella nazionale e quelle regionali e locali.
Il giorno dopo il terremoto de L’Aquila – il sottosegretario Bertolaso se lo ricorda – io sono stato, da segretario del mio partito, tra le macerie e i campi dei terremotati, da solo, senza avvisare giornalisti e telecamere che mi sembravano offensive in mezzo a quel dolore straziante (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) e ho visto lo straordinario e silenzioso lavoro di centinaia di donne e di uomini della Protezione civile e delle organizzazioni di volontariato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Quel lavoro che tutti gli italiani conoscono e apprezzano da anni e anni, fin da quando noi, ancora bambini, guardavamo la televisione in bianco e nero e vedevamo i ragazzi più grandi noi, gli angeli del fango, che lavoravano e sudavano in mezzo alle strade di Firenze inondate dall’Arno.
Ecco perché l’abuso delle ordinanze è ancora più grave, ecco perché quello che stiamo leggendo sui giornali, le notizie delle inchieste provocano ancora più dolore, perché si abbattono come una maledizione sulla fatica e sulla passione di migliaia di persone che ogni giorno mettono a disposizione la loro generosità e il loro impegno in nome di una solidarietà concreta e vissuta. Lo fanno con umiltà, sottosegretario Bertolaso, magari non si mettono il maglione blu, ma lavorano con molta umiltà e molto silenzio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Eppure il torto più grande che si poteva fare a tutte queste realtà non sta nei pur gravissimi fatti che stanno emergendo dalle inchieste, quelle sono responsabilità di cui dovranno rispondere gli individui che sono stati chiamati in causa, a tutti i livelli. No, non è questo: il fatto più grave nei confronti della Protezione civile è quello che si produce con la sciagurata scelta di fare di questa realtà, che davvero è patrimonio comune di tutto lo Stato, uno strumento per esercitare fuori dei suoi confini ordinamentali il potere del Governo rendendolo onnipotente, arbitrario, incontrollabile. Questa è la colpa imperdonabile del Governo Berlusconi, il tentativo al quale ci opporremo con tutti gli strumenti parlamentari e politici.
È un disegno senza pudore, che viene ammantato da seducenti obiettivi: la concretezza, il pragmatismo dei cosiddetti uomini del fare. Questa cultura, che vuole apparire moderna e che risolve i problemi aggirando gli ostacoli, forse funziona nelle emergenze, e quando funziona nelle emergenze nessuno ha nulla da dire, ma non tutto è emergenza, e se vengono considerati fastidiosi ostacoli anche i codici, le leggi le procedure parlamentari, l’equilibrio tra i poteri, allora questa presunta «cultura del fare» diventa pericoloso arbitrio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Apre la strada ad una degenerazione in cui il potere finisce per ubriacarsi del suo contenuto fino a diventare illegittimo. Non è un discorso teorico e basta vedere dove sta la fonte delle degenerazioni a cui abbiamo assistito. La degenerazione sta nella scelta di utilizzare lo strumento della dichiarazione dello stato di emergenza per grandi eventi che con l’emergenza non c’entrano nulla. Anche i non addetti ai lavori e anche chi ci sta ascoltando da casa capisce bene che è giusto rendere tutto il più veloce possibile, anche in deroga alle leggi, se si tratta di far fronte ad un terremoto, ad un’alluvione, ad una frana e a un disastro ferroviario. Ma chiunque capisce anche che l’emergenza non c’entra nulla con eventi sportivi o culturali che sono magari programmati da anni. Cosa c’entra l’emergenza con l’Expo, con le celebrazioni per l’unità d’Italia, con i mondiali di nuoto e di ciclismo, con i giochi del Mediterraneo, con l’anno giubilare paolino (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), con l’esposizione delle spoglie di San Giuseppe da Copertino o con la Louis Vuitton Cup? Prendiamo come esempio la Vuitton Cup a La Maddalena, una delle 109 ordinanze del 2009: il 12 gennaio viene classificata come grande evento, per cui si applica il regime dell’emergenza. Nell’ordinanza che nomina il commissario sono previste deroghe praticamente a tutto: alle procedure di affidamento; ai controlli dei requisiti per i contratti; alla procedura per la scelta del contraente; alla pubblicazione dei bandi di gara; agli indizi, ai termini e ai criteri di selezione delle offerte; alla progettazione; alle verifiche archeologiche; al subappalto; alle varianti in corso d’opera; alle penali; all’adeguamento dei prezzi. Tutto in deroga senza nessuna ragione, perché non si tratta di un terremoto o di un’alluvione, ma di una gara di vela (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Tutto avviene senza regole, e senza regole e garanzie le tentazioni e la corruzione sono sempre in agguato. Sappiamo sempre – immagino che tra un po’ l’onorevole Cicchitto lo ripeterà – che anche i Governi precedenti hanno usato in qualche caso lo strumento dell’ordinanza per i grandi eventi. È stato un errore e noi oggi vogliamo cambiare la norma, ma voi no. Tuttavia, va detto che durante i Governi di centrosinistra nessuna ordinanza ha causato inchieste giudiziarie e mai a nessuno è venuto in mente di abusarne o di eliminare addirittura, come avete fatto voi, il controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Per questo motivo, nonostante i risultati ottenuti voteremo contro il decreto-legge. Avete, infatti, rifiutato, bocciando ogni nostro emendamento, di distinguere per sempre catastrofi naturali da grandi eventi e perché avete aggravato questa linea pensando di usare l’emergenza carceri per eliminare anche lì regole di trasparenza, nonostante le garanzie che il Ministro Alfano ci aveva dato in quest’Aula. Invece, di fronte agli eventi alluvionali del Natale scorso in Toscana, Liguria e Emilia-Romagna avete destinato 100 milioni di euro rispetto ai 700 milioni di euro chiesti dalle regioni e non avete sospeso i termini per i versamenti tributari. Questa è un’emergenza vera e non una regata velica. Noi vogliamo che questo Parlamento torni a scrivere le regole: non bastano annunci ad effetto come quello slogan affrettato della nuova legge anticorruzione. Servono regole giuste, perché solo regole giuste garantiscono efficienza, trasparenza e pulizia. Questo Paese, per tornare a sperare nel suo futuro, ha bisogno di questo e non di furbizie, di cinismo, di truffe. Ha bisogno di efficienza, di trasparenza e di pulizia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori – Congratulazioni).

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