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"Ora salviamo insieme queste voci libere", di Dario Franceschini

Non dovrebbe essercene bisogno, ma chiedo a ministri e sottosegretari di fare una semplice prova. Prendano in mano un libro di storia che parli dell’Italia contemporanea. Non ho preferenze.
Che l’autore sia Melograni o Ginzborg, Perfetti o Agosti, De Rosa o Scoppola basta andare con gli occhi alle note per vedere quante volte ricorrono le testate dei giornali di partito, protagonisti del dibattito politico fino a diventare documenti, fonti vere e proprie per chi voglia studiare e capire la nostra storia.
La mia non è una digressione. So bene quanto sia cambiato l’universo della comunicazione, quanto pesino oggi altri media, altri strumenti, voci diverse. Eppure credo che ancora oggi per capire l’Italia non si possa prescindere da queste voci, dal dibattito che vi si svolge, dallo sguardo così particolare con cui leggono i fenomeni. Per questo credo che la battaglia per garantire la loro sopravvivenza non sia solo una difesa di interessi di parte ma una questione generale. In ballo ci sono un gran numero di testate e anche quattromila posti di lavoro, tra giornalisti e poligrafici. Ma – lo dico sapendo bene quanto contino quei posti di lavoro e anche quelle imprese editoriali – da uomo politico, da presidente dei parlamentari del Pd credo che il punto che deve esser chiaro ai cittadini è quello delle libertà.
Il direttore di Europa ha parlato, da parte del governo, di una sorta di selezione darwiniana delle idee. Temo che nella testa di qualcuno non ci sia neppure la voglia di giungere a una selezione, ma invece la speranza che tutto questo patrimonio di idee finisca nel dimenticatoio. Spero di essere smentito e forse l’occasione si presenterà prestissimo. In parlamento abbiamo lanciato un appello bipartisan e finora a sottoscriverlo sono stati 345 deputati di tutti i gruppi (ho visto con soddisfazione che anche gli ultimi dubbi sono caduti). Insomma c’è una maggioranza che nelle prossime ore potrà ancora allargarsi. La richiesta è quella di sospendere per uno o due anni il blocco dei finanziamenti, che deriva dalla cancellazione nella Finanziaria del diritto soggettivo delle testate cooperative e di partito a percepire i fondi pubblici.
Si tratta di una misura tampone, che permetta al parlamento anche di operare per eliminare sprechi, per selezionare (non in maniera darwiniana, ma distinguendo i casi di testate fasulle da quelle vere). E credo che un compito di questo genere possa assumerlo solo il parlamento, assieme al governo per fugare ogni dubbio di parzialità. Sarebbe anche un buon segnale per dimostrare che quando si tratta di libertà d’espressione e di possibilità di circolazione delle idee si può lavorare insieme. Anche perché, statene certi, nei prossimi libri di storia, quando si parlerà dei primi decenni del ventunesimo secolo, ci saranno sempre le testate dei giornali (magari non più di carta) a raccontarci e a farci capire l’Italia.
Europa quotidiano 20.02.10

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2 Comments on ""Ora salviamo insieme queste voci libere", di Dario Franceschini"

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Manuela Ghizzoni
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Cortese prof. Ganapini, farò in modo di far pervenire la sua osservazione a Dario Franceschini, autore nell’articolo apparso su Europa, che ho pubblicato sul mio sito perché ne condivido il grido d’allarme: la chiusura dei giornali di partito, determinata dalla cancellazione del diritto soggettivo a percepire risorse pubbliche, rappresenterebbe un colpo mortale alla costituzionale libertà di espressione. Comprendo e sottoscrivo convintamente il suo richiamo al pericolo dell’uso politico della storia e della storiografia (a questo proposito, il dibattito sulla Resistenza è esemplare, tanto da far parlare Focardi di “guerra della memoria” o più recentemente del Boca di “storia negata”). Mi… Read more »
luigi ganapini
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Gentile signora,
non sono sicuro che la lettura dei testi di storia contamporanea sia una prova a favore dell’importanza dei giornali politici. Potrebbe essere solo la prova dei limiti dell’orientamento metodologico e interpretativo degli studiosi di storia .
Ciò non intacca le sue argomentazioni a favore dei finanziamenti ai giornali di partito; ma dovrebbe suggerire un uso più cauto della storia e della storiografia.
Con molta simpatia e considerazione
luigi ganapini

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