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Fastweb, Telecom e Di Girolamo: l'intreccio tra PDL, corruzione e mafia ai danni dello Stato.

Chiesto l’arresto per riciclaggio del senatore eletto con i voti della criminalità, coinvolta assieme all’estrema destra nella maxitruffa. Bersani:”Il centrodestra volva agire contro la corruzione? Bastava dormisse negli ultimi 6 mesi”. La proposta PD: punire criminali e politici eletti con il loro aiuto. Il Broker in inglese è chi svolge il lavoro di intermediario tra il cliente e una banca o un’assicurazione. Nella cronaca di questi giorni in italiano è il nome di un’inchiesta che promette di passare alla storia per avere svelato “una delle frodi più colossali d’Italia” che coinvolge Fastweb, la mafia e il PDL. Ad affermarlo Aldo Morgigni, giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma, che su richiesta della Procura ha disposto l’arresto di 56 persone: spiccano i nomi eccellenti di Silvio Scaglia, ex presidente di Fastweb, Stefano Mazzitelli, ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle e di Nicola Di Girolamo, senatore del Pdl eletto nella circoscrizione Estero. Il componente della commissione Esteri di Palazzo Madama deve rispondere alla magistratura delle somme di denaro di provenienza illecita, di vicinanza con la mafia dimostrata da foto e intercettazioni e di legami con Gennaro Mokbel, un passato nella destra eversiva e uno dei protagonisti della truffa da due miliardi di euro, così come Stefano Andrini piazzato da poco da Gianni Alemanno a capo dell’AMA servizi a Roma.

Per il parlamentare della maggioranza la vicenda è uno strascico della “disavventura” giudiziaria che gli capitò appena approdato nel 2008 a Palazzo Madama: accusato di aver addirittura mentito sulla sua effettiva residenza all’estero, Di Girolamo venne salvato dai colleghi della sua coalizione. Nel frattempo, Di Girolamo si è guadagnato “l’aggravante mafiosa” che oggi gli viene contestata a corredo dell’accusa di violazione della normativa elettorale: secondo i magistrati, il politico nato a Roma (ma residente in Belgio) avrebbe beneficiato dell’appoggio della ‘ndrangheta (della famiglia Arena di Isola Capo Rizzuto, per la precisione) per essere eletto al Senato. Oltre ad essere parte attiva nel riciclaggio del denaro sporco all’estero organizzato dal top-management del duo Fastweb/Telecom Sparkle.

Ieri sera, nel corso di Ballarò, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha osservato: “Il governo e il centrodestra oggi dicono di volere norme anticorruzione? Bastava che dormissero gli ultimi sei mesi”, aggiungendo di credere poco all’intenzione, espressa da alcuni membri dell’esecutivo, di varare “un disegno di legge anti-corruzione” di vera efficacia. “Negli ultimi tempi – ha osservato Bersani – si è pensato al processo breve, alla Protezione civile Spa e così via. L’uomo può essere ladro, ma è l’occasione a renderlo tale. Quindi è necessario togliere quello che c’è di troppo tra la vita dei cittadini, la vita delle imprese e le amministrazioni. Parlo di regole: le regole ci vogliono ma devono essere efficaci”.

Basti pensare che se il condono fiscale introdotto da Tremonti a settembre 2009 fosse stato disponibile prima, Scaglia e Di Girolamo non sarebbero mai stati scoperti, in quanto “il condono di Tremonti consente l’anonimato e sospende l’obbligo di segnalazione antiriciclaggio da parte degli intermediari finanziari” come fa notare Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro nella Segreteria del partito. E ancora una volta emerge come le intercettazioni sono un prezioso strumento di indagine e non uno spreco.
Perché? Basta pensare a queste frasi pubblicate dal Corriere della Sera nell’articolo «Tu sei uno schiavo mio» Chiesto l’arresto per il senatore PDL.

«Se t’è venuta la senatorite è un problema tuo Nico’… A me non me ne frega un c… di quello di quello che dici tu… Puoi diventa’ pure presidente della Repubblica, per me sei sempre il portiere mio… Tu sei uno schiavo mio». È il 17 aprile 2008 quando i carabinieri del Ros intercettano questa telefonata fra Gennaro Mokbel e il suo legale, Nicola Di Girolamo.
«Dobbiamo trovare un altro partito dove infilarti — spiega in un incontro Mokbel al suo candidato —, perché ieri sera qui è venuto il senatore De Gregorio (ex IDV ora nel PDL), l’onorevole Bezzi, tutti quanti si sono messi a tarantellà però… siccome De Gregorio è l’unico che c’ha l’accordo blindato con Berlusconi… allora io adesso preferisco vedere se te trovo la strada sempre per Forza Italia».
l 1° aprile, poi, Mokbel spiega a Di Girolamo: «Adesso tu fai soltanto quelli tutti bianchi, capito», riferendosi, probabilmente, alle schede su cui gli elettori, soprattutto calabresi emigrati, dovranno scrivere il nome «giusto». «Non vi sono dubbi — scrive il gip Aldo Morgigni — su chi organizza le operazioni inerenti non soltanto la candidatura di Di Girolamo, ma anche su chi lo dirigerà nella sua attività politica». E per il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo il senatore «risulta organicamente inserito nell’associazione criminale con incarico di “consulente legale e finanziario”». La sua collaborazione al riciclaggio sarebbe stata ricompensata con quattro milioni di euro, mentre «tutta la vicenda relativa all’elezione è frutto di attività criminosa». Dopo l’approdo al Senato, l’imprenditore dà istruzioni a Di Girolamo: «Devi paga’ tutte le cambiali che so’ state aperte e in più poi devi paga’ lo scotto sulla tua vita, perché tu una vita non ce l’avrai più. Poi dovrai fa’ tutte le tue segreterie, tutta la gente sul territorio, chi te segue le commissioni, li portaborse, l’addetto stampa».

Insomma il Pdl deve fermare la sua campagna contro uno dei mezzi più sicuri, veloci ed efficaci per fare le indagini e rinunci a portare in Aula dopo le elezioni il Ddl che vuole vanificarle, come chiede il PD.

La proposta PD: fermiamo i delinquenti che eleggono politici.
Rosa Villecco Calipari, vicepresidente dei deputati PD, spiega come questa vicenda deve spingere il parlamento ad approvare subito la nostra proposta sulla propaganda elettorale in discussione alla Camera “introducendo il divieto di propaganda elettorale per il sorvegliato speciale, così come per l’esponente della criminalità organizzata. Un divieto ad agire in favore o in pregiudizio di candidati o di simboli, con qualsiasi mezzo, direttamente o indirettamente. E’ il nostro impegno dalla parte della legalità, il Pdl dimostri con i fatti la lotta alla corruzione”. La Calipari è assieme a Sabina Rossa la prima firmataria della proposta che sanzionerebbe anche la condotta del candidato che si rivolge per la propaganda al sorvegliato speciale o all’esponente della criminalità organizzata “prevedendo la stessa sanzione per il sorvegliato speciale e per il candidato: da 2 a 5 anni di reclusione. Per entrambi sono facoltativi l’arresto in flagranza e l’emissione di ordinanza di custodia cautelare. Per il candidato riconosciuto colpevole, inoltre, il giudice deve emettere dichiarazione di ineleggibilità. Il candidato, se eletto, decade dalla carica previa delibera dell’organo di appartenenza. L’esecuzione del provvedimento è demandata al prefetto della provincia di residenza del candidato. È prevista, inoltre, la pubblicazione della sentenza di condanna, passata in giudicato”.
Andrea Orlando presidente del Forum Giustizia del Pd e membro della commissione antimafia si augura che “Pisanu convochi prima possibile la commissione Antimafia per occuparsi dell’affaire Di Girolamo, vicenda che rappresenta uno spaccato inquietante della capacità d’infiltrazione che la ‘ndrangheta ha nella politica e nell’economia del paese. Ancora una volta sul senatore Di Girolamo pende un mandato di arresto. Mi auguro che nessuno gridi al complotto e si renda conto che il lavoro dei magistrati è un lavoro serio. Spero che la politica sappia fare pulizia al suo interno smettendola di proporre leggi che limitano la capacità di indagine su questi fenomeni. Il presidente della Commissione Antimafia sa bene che la legge istitutiva della commissione gli conferisce il mandato di indagare sui rapporti tra mafia e politica ma già con il caso Fondi e con la vicenda dell’onorevole Cosentino ciò non è avvenuto e non vorremo che accadesse di nuovamente”. Stessa richiesta dalla capogruppo democratica in Antimafia, Laura Garavini. Il senatore del Pd Giuseppe Lumia, anche lui componente della Commissione antimafia aggiunge come “le mafie sono forti perché colludono con settori della politica. I parlamentari, quindi, hanno il dovere di interpretare in modo autentico e autorevole le funzioni della Commissione per combattere il sistema delle collusioni. Ecco perché è bene che la Commissione si riunisca al più presto: c’è una responsabilità politica da accertare e che non può essere sostituita da quella penale, puntualmente aggredita quando le indagini riguardano rappresentanti del proprio partito”.

Soldi, mafia, PDL e estrema destra.
L’inchiesta ha svelato un’associazione a delinquere che ha utilizzato due società quotate in Borsa, Telecom Italia e Fastweb, per creare un danno allo Stato di 370 milioni gestendo un flusso di denaro di oltre 2,2 miliardi di euro, creando fondi neri e ricchezze all’estero. In parte questi soldi sarebbero stati a disposizione della ‘ndrangheta, in particolare del clan Arena, che li avrebbe impiegati anche per organizzare l’elezione del senatore del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo. Le operazioni commerciali fittizie hanno riguardato la commercializzazione di schede prepagate che, attraverso un codice, avrebbero dovuto consentire l’accesso a un sito internet di contenuti tutelati dal diritto di autore e in realtà inesistenti; la seconda operazione fittizia riguardava la commercializzazione di servizi “per adulti” da realizzare con traffico telematico, anch’esso inesistente. Nella vicenda che coinvolge Di Girolamo c’è anche un bel pezzo di destra. Per esempio c’è quel Paolo Colosimo già difensore del portavoce dello stesso Storace, Niccolò Accame, per il Laziogate. L’ex governatore non è in parlamento, fortunatamente, ma poteva cominciare a fare qualcosa al Comune di Roma, associandosi alla richiesta di sospendere subito la nomina di Stefano Andrini all’Ama, un altro esponente dell’estrema destra gratificato dalla Giunta Alemanno con un ruolo dirigenziale senza nessun titolo e quasi 100.000 euro l’anno. Ai precedenti di picchiatore filonazista e alla totale mancanza di titoli, Andrini sembra aggiungere ora frequentazioni da brivido. A ricordarlo al duo Storace/Polverini sono i consiglieri regionali del Lazio del PD Carlo Umberto Ponzo, Luisa Laurelli, Enzo Foschi, Giovanni Carapella e Alessio D’Amato, ed i consiglieri comunali Athos De Luca, Massimiliano Valeriani, Mario Mei, Paolo Masini,Umberto Marroni.
E in serata Stefano Andrini ha presentato le dimissioni dalla carica di amministratore delegato di Ama Servizi Ambientali. L’azienda municipalizzata di Roma comunica che il Cda, immediatamente convocato per il 25 febbraio, «provvederà a nominare il nuovo amministratore delegato nella persona di Giovanni Fiscon, attuale direttore delle operazioni di Ama Spa».

Ma soprattutto è coinvolto Gennaro Mokbe, noto alle forze dell’ordine come persona eversiva di destra. Nel dossier della Polizia si legge che “il 9 maggio 1994 viene arrestato con Antonio D’Inzillo”, in seguito “ricercato come esponente di rilievo della banda della Magliana”.La Polizia sospetta Mokbel di “finanziare in Africa la latitanza di D’Inzillo. Assieme alla moglie Giorgia Ricci, Mokbek continua a mantenere contatti sia telefonici che di persona con vecchi esponenti dell’eversione di destra, in particolare con Francesca Mambro e Valerio Fioravanti”, cui è stato vicino “anche attraverso rilevanti sostegni economici”.
E’ il cervello dell’operazione nonostante “non ricopra – scrive il gip – cariche in alcuna delle società individuate e collegate alla realizzazione delle operazioni illecite”. E’ definito dai giudici “capo indiscusso dell’organizzazione le cui direttive criminali vengono perentoriamente eseguite da tutti gli associati”. Secondo i magistrati, Mokbel ha contatti con la malavita organizzata in Calabria: “Ha promosso, organizzato e diretto anche la costituzione di un movimento politico strumentale agli interessi del sodalizio, avvalendosi dell’avvocato Nicola Di Girolamo, eletto al Senato”. In particolare “entrava in contatto tramite l’avvocato Colosimo con Franco Pugliese (già sottoposto a sorveglianza speciale per tre anni), imprenditore con rilevanti possibilità finanziarie e legato con vincoli di parentela con la famiglia della cosca ‘ndranghetista degli Arena (la figlia Mary risulta coniugata con Fabrizio Arena figlio di Carmine, uno degli esponenti storici degli Arena, ucciso in un eclatante agguato mafioso del 2004. Inoltre, Vittoria Pugliese, sorella di Franco, è sposta con Pasquale Nicoscia, assassinato ad opera della cosca Arena in risposta all’omicidio di Carmine”.

“Non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e ‘Ndrangheta”. E spuntano le foto con il boss.
Il virgolettato è del Di Girolamo, frase detta nel corso della conferenza stampa che ha convocato per precisare ai giornalisti la propria posizione. Il senatore si è concesso pochi minuti, senza rispondere alle domande che gli venivano rivolte, numerosissime, dai cronisti. “Ho rispetto dei lavori della magistratura ma mi riservo di vedere prima gli atti per poter contestare le accuse”, si è limitato ad aggiungere. Ma quell’unica, perentoria, affermazione “non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e ‘ndrangheta” viene tuttavia smentita da un servizio fotografico pubblicato in esclusiva nel prossimo numero de “L’espresso” e che qui anticipiamo con la foto dei due davanti alla torta. Il servizio documenta una cena elettorale svoltasi nell’aprile 2008 durante la quale il senatore Di Girolamo è abbracciato al boss Franco Pugliese e questi, a sua volta, con Gennaro Mokbel.

Il senatore del Pdl è stato ascoltato oggi dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato, il cui Presidente, Marco Follini del PD, ha spiegato che l’audizione del senatore si concluderà martedì prossimo e ci sarà poi “una parola definitiva entro la prossima settimana. Poi toccherà all’aula del Senato esprimersi”. Sui contenuti Follini si è limitato a dire: “Non spetta a me aggiungere parole, i fatti parlano chiaro”. Il senatore del Pd Francesco Sanna, capogruppo della Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari ha aggiunto “Credo che il quadro delineato dalle indagini della magistratura imponga al Senato una nuova valutazione anche in merito alla contestata elezione dall’esponente del Pdl nella circoscrizione estero. Ricordo che la Giunta, anche a seguito di una procedura pubblica, ne aveva proposto la decadenza dal Senato. Poi, però, la maggioranza di centrodestra, al momento della delibera dell’Aula sovvertì, per pochi voti, la relazione della Giunta rimandando a un futuribile formarsi di un giudicato penale una questione che il Senato ha il dovere costituzionale di assumere subito”. Conclude Sanna: “È il caso di tornare su quella decisione evidentemente errata che il Pd avversò sin dall’inizio”.

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