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G8, talpe e società fantasma: così funziona il «sistema», di Claudia Fusani

La cricca dei lavori pubblici è intervenuta ovunque fosse necessario e a qualunque costo pur di mantenere in piedi il sistema gelatinoso che ha consentito negli ultimi anni di mettere le mani su gare e appalti milionari al di là e al di fuori di ogni regola di mercato e trasparenza. I nuovi atti depositati dalla procura di Perugia – l’aggiunto Centrone e i sostituti Sottani e Tavernese – e allegati alla richiesta di misura di custodia cautelare per i funzionari pubblici Balducci, De Santis, Della Giovampaola e il costruttore Diego Anemone raccontano soprattutto gli ultimi mesi di attività della cricca, da quando sono cominciate a filtrare notizie molto vaghe sulle inchieste della procura di Roma e poi di Firenze.

Si tratta di contatti utili a monitorare e quindi neutralizzare le indagini in corso. E di accorgimenti societari per continuare ad accapparrarsi appalti senza figurare tra le ditte vincitrici. Uno dei capitoli degli allegati s’intitola: «La gravissima attività di inquinamento probatorio in atto con fuga di notizie e informazioni ricevute in tempo reale dagli indagati». Sappiamo già come il sistema fosse arrivato nel cuore della procura della Repubblica di Roma agganciando l’aggiunto Achille Toro, titolare del pool che indagava sui reati contro la pubblica amministrazione, e prima di lui entrambi i suoi figli Camillo e Stefano ripagati con assunzioni, posti di lavoro e false fatture.

Per sicurezza – dopo i giudici anche contabili e costituzionali, qualche giornalista – la cricca si era organizzata anche sul fronte degli investigatori, di chi fa materialmente le indagini, in questo caso la Guardia di Finanza a cui era stato delegato il filone romano sugli abusi per le piscine dei mondiali di nuoto. Tutto comincia con un telefono che resta nelle mani degli investigatori del Ros e che risulta intestato al Ministero dell’Interno, per la precisione a uno 007 dell’Aisi, al generale della Guardia di Finanza Francesco Pittorru. Il 4 febbraio scorso i magistrati fiorentini scrivono che Roberto Molinelli, dipendente di Anemone, «ha assunto il ruolo di intermediario tra lo stesso Anemone e il generale forse a seguito della pubblicazione degli articoli pubblicati a partire da dicembre 2008 circa i rapporti tra Balducci e Anemone».

Il generale Pittorru viene indicato nelle conversazioni indicato come “via Merulana” o “Torre” ed è chiaro che il suo compito è quello di acquisire informazioni presso i colleghi su come evolvono le inchieste. La sera del 5 genanio 2009, ad esempio, Roberto Molinelli dice ad Anemone: «Ciao Diego… eh, senti… via Merulana ha chiamato, ha detto ti manda i suoi saluti e testualmente gli dica “va tutto bene”». Sono contatti assai frequenti, verifiche quasi settimanali, segno che la tensione nella cricca sta crescendo. Tanti, troppi e milionari i fronti su cui è impegnata, dal G8 alla Maddalena ai Mondiali di nuoto ai 150 anni dell’Unità d’Italia, oltre mille milioni di euro di opera pubbliche. Il 12 gennaio 2009 Molinelli parla con Anemone e gli dice: «Ha chiamato quella persona… è appena rientrata, ribadisce che va tutto bene, è tutto a posto, e comunque se lo vuoi incontrare mi ha detto di fargli sapere come e quando, mi ha detto di chiederlo a te».

È un crescendo di incontri a cui partecipa anche Balducci e che si infittiscono quando le inchieste fanno passi avanti, ad esempio nel maggio 2009 quando la procura di Roma fa sequestrare 19 impianti per i mondiali di nuoto tra cui il Salaria Village di Anemone e di Balducci. O quando escono inchieste sui giornali. Il 21 maggio anche l’ex numero 1 del Sismi il generale della Guardia di Finanza Niccolò Pollari cerca un incontro con balducci tramite il suo segretario. Ieri Pollari ha smentito di aver mai chiesto un incontro al responsabile dei lavori pubblici Angelo Balducci. Come che sia, non c’è dubbio che il gruppo Anemone in tutte le sue forme abbia cercato nei mesi scorsi di assumere informazioni e di controllare gli esiti degli accertamenti.

Si è occupato di questo anche il commercialista del gruppo Stefano Gazzani, l’uomo dei conti all’estero. Per tutti, come sempre, c’era un ritorno. La figlia del generale Pittorru, Claudia Pittorru, ad esempio dovrebbe essere stata assunta presso il Salaria sport village della premiata ditta Anemone-Balducci. Scrivono i magistrati di Firenze nella nopta del 4 febbraio 2010: «Fino al momento non è stato possibile accertare quale attività in atto svolga la citata Claudia Pittorru anche se non è da escludere, in base ad una serie di intercettazioni, che almeno a partire dal febbraio 2010 la stessa sia stata assunta presso il Salaria sport village».

Appartiene alla prassi del «sistema gelatinoso» l’attività di mimetismo delle aziende. Nel gennaio 2010, il mago delle società Stefano Gazzani, un po’ il Mills del gruppo Anemone, quello per cui Bankitalia mesi fa aveva segnalato movimenti sospetti di contanti e spesso in viaggio per San Marino, informa l’avvocato P.L. che «martedì sarà costituita una nuova società». L’avvocato si mostra entusiasta e suggerisce un nome, Casal Monastero. «La potrei pure chiamare Casal Monastero srl, se non do fastidio a nessuno» scherza il commercialista. L’avvocato incalza: «Chi ci mettete dentro, chi ci mettete soci, amministratore e ste cose. L’importante è che sia del giro ma non sia riconducile al gruppo». La chiameranno Cogecal. È il modo per camuffare le società. E partecipare indisturbati alle gare d’appalto.
L’Unità 04.03.10

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