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«In difesa dei diritti e dell’unità sindacale Il Pd ci prova», di Bruno Ugolini

A Roma un forum per discutere le scelte del centrodestra sul lavoro. Treu: «Neanche la Tatcher aveva osato tanto» L’economista Fassina: «Non vogliono colpire le rendite»

Lo scontro sui diritti, poche ore prima dello sciopero generale, entra in un Forum del Pd. È un’occasione per riflettere sulle scelte del centrodestra sul lavoro. Il Forum è presieduto da Emilio Gabaglio per molti anni segretario generale della Ces, la Confederazione europea dei sindacati. Parlano giuristi, avvocati, sindacalisti. Anche della Cisl. Un utile confronto di opinioni. Spesso non omogenee. Così una studiosa, Carmen La Macchia, cita, a proposito di un uso strumentale degli enti bilaterali, il caso eclatante di un’azienda di Messina con ben 150 lavoratori tutti a progetto. E con una«certificazione» (cavallo di battaglia del ministro Sacconi) pagata all’Ente bilaterale ben 80 mila Euro. Il problema, rileva tra l’altro, è quello di nuovi soggetti privi di ogni verifica di rappresentatività.
Un passaggio non condiviso da Francesco Lauria, un collaboratore della Cisl, che vede in quelle parole un attacco a tutte le possibile esperienze degli enti bilaterali e difende l’operato del suo sindacato e i risultati ottenuti per «limitare i danni ».
Non è in gioco il ricorso a questi enti, o al cosiddetto arbitrato, spiega a sua volta Tiziano Treu. Il problema è che nelle scelte governative questi strumenti non sono limitati alle materie contrattuali, attaccano diritti generali e indisponibili, sono forse incostituzionali. Nemmeno Reagan, nemmeno la Tatcher pensavano a tanto, a mettere fuori gioco in sostanza le leggi sul lavoro.
Un esempio concreto è portato da Aldo Amoretti (Cgil) che rammenta un lontano tentativo di introdurre nel commercio commissioni di conciliazione. Furono gli imprenditori a respingerle sostenendo che non erano in grado di essere loro, in qualche caso, a dover punire i propri associati.
Mentre Guglielmo, avvocato, ricorda, tra le nuove perverse norme l’effetto retroattivo che punisce 50 lavoratori dell’Atesia i cui diritti erano stati riconosciuti dal magistrato.
Una discussione aperta che non registra conclusioni vere e proprie. Giuseppe Berretta, parlamentare del Pd, parla delle necessità di uscire dall’assedio facendo identificare il Pd come partito del lavoro.
La verità, osserva alla fine Stefano Fassina (responsabile economia e lavoro nella segreteria del Pd), è che siamo di fronte ad una strategia che punta a stringere sul costo de lavoro e non su altre rendite o interessi.
Il forum del Pd approfondirà i temi in discussione e le proposte già elaborate per costruire una lettura condivisa con le altre forze sociali. C’è un impegno, affidato ad una figura emblematica come quella di Emilio Gabaglio: aiutare a riannodare le fila anche nel campo sindacale oggi così diviso. Partendo dalle distanze più grandi, come quelle di queste ore sui diritti del lavoro, al centro dello sciopero generale indetto dalla sola Cgil.

da L’Unità

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