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Il Cda Rai revochi la nomina di Minzolini

Pluralismo delle idee e alla libera informazione sono troppo indigeste per il direttore del Tg1. Il Pd chiede l’immediata revoca della sua nomina. Se proprio dobbiamo parlare di pettegolezzi e di gossip, allora è sicuro che il re indiscusso non è Fabrizio Corona ma Augusto Minzolini. Lui, in qualità di direttore del Tg1, stabilisce cosa mandare in onda, i tempi e i modi con cui farlo ed eventualmente metterci la faccia in un editoriale strampalato. Nel processo mediatico che ha dovuto subire perché protagonista delle intercettazioni della procura di Trani non è esce come vittima, anzi. E le parole del premier, e del consigliere dell’AgCom, Giancarlo Innocenzi su chi debba lavorare in Rai e chi debba essere oscurato, rappresentano la punta dell’iceberg di una storia talmente surreale che non può che far indignare.

Ogni volta che c’è di mezzo una procura pugliese, Minzolini corre in riparo del suo datore di lavoro per definire non attendibili le intercettazioni e le prove documentate contro Silvio Berlusconi. Qualche tempo fa sul caso escort, festini a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa, oggi sulle chiusure di trasmissioni sgradite al boss.

Lo schema è lo stesso: durante il telegiornale più seguito, quello delle ore 20, si prende qualche minuto per spiegare cosa è giusto e cosa no, cosa è serio e cosa è solo gossip. Ma se “allora” il suo abuso d’ufficio ebbe solo un semplice richiamo da parte del presidente dell Rai, Paolo Garimberti che gli chiese a nome della azienda, maggiore completezza dell’informazione e trasparenza, questa volta è la politica a chiederne la immediata revoca del mandato. Ed è inutile che Minzolini giustifichi i suoi show come editoriali giornalistici e che come tali siano un suo diritto esercitarli, perché la stessa cosa la potrebbero esigere i telespettatori che, pagando un canone, si aspettano una informazione completa e imparziale dal Tg1.

È davvero necessaria maggiore chiarezza nell’informazione tanto più in quella della del servizio pubblico. E nell’attesa di sapere se Minzolini sia indagato o meno per favoreggiamento o concussione, non sarebbe sbagliato dare la direzione del Tg1 a qualcuno meno schierato e senza manie di protagonismo.

Del resto Minzolini ha voluto difendersi attaccando a sua volta la gogna mediatica a cui è stato sottoposto. E sulle intercettazioni ha preferito sparare nel mucchio senza dare risposte precise: “Un direttore – ha dichiarato – è innanzitutto un giornalista e parla non solo con il premier, ma con tutti i politici che vogliono interloquire con lui, come hanno fatto, al netto di ipocrisie, quelli che hanno diretto il Tg1 prima di me”. Peccato che non ci siano state intercettazioni sulle altre telefonate. Forse non c’era nulla di interessante da raccontarsi né alcun suggerimento su quale linea editoriale intraprendere e quale trasmissione chiudere.

“Si conosceva l’ insofferenza al pluralismo delle idee e alla libera informazione”, ha dichiarato il presidente del Pd, Rosy Bindi. “Ne abbiamo visti tanti frutti amari, dall’editto bulgaro fino all’ultimo blitz sulla “impar condicio”. Stavolta emerge la vergogna di pesanti e plateali condizionamenti condotti in prima persona dal capo del governo, proprietario della più importante azienda privata di comunicazione del Paese, a danno di trasmissioni del servizio pubblico come “Annozero”.

Anche così si delegittimano le istituzioni. È intollerabile servirsi di chi dovrebbe svolgere una funzione terza, di vigilanza sull’equilibrio e la correttezza del sistema delle comunicazioni, per mettere la mordacchia all’informazione più scomoda e più seguita delle reti Rai.

Alla luce di quanto sta emergendo, la Rai non è tenuta a pagare multe né ad ottemperare alle diffide di un’Authority priva di credibilità e di autonomia. Quanto al ruolo di Minzolini, mi chiedo cosa aspetti il Cda della Rai a revocare la nomina a direttore del Tg1 e l’Ordine dei giornalisti ad
intervenire per difendere la dignità della professione”.

Per Paolo Gentiloni, presidente del forum ICT del Pd, “un direttore di Tg Rai, e a maggior ragione un commissario di AgCom, non possono essere gli esecutori dei dettati del capo del governo. L’inchiesta della magistratura faccia il suo corso. Nel frattempo Rai e AgCom non possono ignorare quanto pubblicato oggi. Porremo in commissione di Vigilanza il problema del ruolo del direttore Minzolini. Quanto all’Autorità, solo l’adozione di misure immediate e concrete nei confronti del commissario Innocenzi possono evitare di gettare discredito sull’autonomia di un rilevante organo di garanzia come AgCom”.

A.Dra
www.partitodemocratico.it

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