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"Contro i bilanci in rosso la revolution la fanno i genitori", di Emanuela Micucci

Bilanci delle scuole sempre più in rosso. Scendono in campo i genitori, che chiedono non solo più risorse e il pagamento dei crediti che il ministero ha nei confronti degli istituti, ma anche che i bilanci siano scorporati. Per evidenziare come si sostengono le scuole, tra contributi locali, volontari e statali. E scoprire così che a volte i contributi dei genitori superano quelli dello stato. Il movimento parte dal Lazio con un appello-denuncia per la tutela del diritto all’istruzione e il funzionamento delle scuole, arrivato la scorsa settimana sulla scrivania del presidente del consiglio Silvio Berlusconi e dei ministri dell’istruzione Mariastella Gelmini e dell’economia Giulio Tremonti. «È la prima volta che», sottolinea Angela Nava, presidente del Cgd, « si approva un documento dei genitori presidenti d’istituto o di circolo». A termine di un’affollata assemblea a Roma, lo firmano in 89, genitori ma anche presidi e docenti dell’Asal (associazione scuole autonome del Lazio) insieme ad Age e Cgd, le associazioni dei genitori più rappresentative. Perché la crisi finanziaria delle scuole è grave e richiede un’azione comune. Nell’appello si chiedono provvedimenti urgenti per garantire a tutti gli istituti statali le risorse «per il loro funzionamento, per il pagamento di tutte le supplenze necessarie e affinché sia garantito in tempi brevi il pagamento dei debiti del Miur nei confronti della scuole». Si vogliono così evitare discriminazioni tra istituti che riescono a raccogliere risorse dai privati e dagli enti locali e quelli che ne non hanno possibilità. «Serve una forte pressione perché i ministri competenti reperiscano il prima possibile nuovo fondi da aggiungere alle risorse insufficienti messe a disposizione delle scuole a dicembre per tutto il 2010», insiste Paolo Mazzoli, presidente dell’Asal. Fondi insufficienti per garantire il funzionamento ordinario delle scuole (dalle pulziie all’acquisto del materiale didattico)e il pagamento delle supplenze. Nelle redazioni dei bilanci delle scuole si prevedono i crediti residui attivi come disponibilità da programmare. I conti così non quadrano in molti istituti che vantano crediti verso lo stato per centinaia di migliaia di euro. Solo per il Lazio l’ufficio scolastico regionale li stima a circa 170 milioni. «Al circolo didattico Angelo Mauri»,spiega Mazzoli, «quest’anno potremmo contare su 198mila euro dal Miur. Di questi, 48mila vanno destinati a supplenze brevi e funzionamento della struttura. Sono cifre insufficienti». Il rischio è la bancarotta. E ci sono poi scuole, come l’istituto comprensivo Tacito-Guareschi di Roma, dove il fondo di funzionamento è finanziato più dalle famiglie che dallo stato: nel caso di specie su 17 mila euro, 10.500 sono contributi volontari dei genitori. «Stiamo facendo il possibile per cercare risorse e risanare le sofferenze finanziarie», afferma Franca Vorgnano dell’ufficio economico del Miur, «monitoriamo scuola per scuola, però alcune non ci trasmettono i dati e rimangono escluse». Secondo il ministero, nel suo complesso la scuola italiana è in attivo. Basta ridistribuire le risorse dagli istituti virtuosi a quelli passivi. «Quale ordine di scuola è in attivo? In quali zone?», chiede Davide Guarneri, presidente dell’Age, «altrimenti è solo il caos». E intanto i genitori si organizzano in comitati permamenti di monitoraggio e protesta.
ItaliaOggi 16.03.10

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