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Domus aurea, Pd: Bondi, Alemanno e Marchetti arrivano in ritardo. Ghizzoni: serviva il crollo per intervenire sull'abbandono del monumento?

“Bondi, Alemanno e il commissario governativo Luciano Marchetti arrivano ancora una volta in ritardo. Sembra quasi che serviva il crollo della volta della domus aurea per porre l’attenzione sullo stato di degrado e abbandono di un monumento di così grande importanza. Ma d’altronde a furia di disinvestire e raschiare il barile questi sono i risultati.E’ l’ora che Bondi faccia autocritica e si metta a lavorare per un ministero finora lasciato ad un inesorabile destino d’abbandono”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni.

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Domus Aurea, cede parte del soffitto. Bondi: “Un piano straordinario per Roma”.

Una grossa voragine di 20 metri si è aperta in viale Serapide sopra l’edificio
Da domani via ai lavori di restauro, ma è polemica sui fondi per il patrimonio
Una grossa voragine si è aperta questa mattina, intorno alle 10, in viale Serapide, nel parco di Colle Oppio, dove sono in corso degli scavi archeologici. La voragine è larga almeno venti metri e si è aperta sopra il soffitto di una galleria della Domus Aurea, l’edificio voluto da Nerone dopo l’incendio che nel 64 dopo Cristo distrusse gran parte di Roma. Il crollo ha interessato 60 metri quadri della volta di una delle gallerie Traianee che si trovano all’interno del complesso conosciuta come la ‘Quindicesima stanza’. Lo smottamento del terreno ha coinvolto circa 130 metri quadrati dell’intera area archeologica.

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Piero Meloni, tecnico della Protezione civile del Comune, spiega che “il crollo è stato causato dall’eccesso di pioggia che ha reso instabile il terreno sottostante”. La volta che ha ceduto si trovava nell’area di Colle Oppio accessibile al pubblico. “Ora – aggiunge Meloni – i vigili del fuoco metteranno in sicurezza l’area anche per evitare che le piogge possano entrare nella voragine”. La protezione civile sta inviando 300 sacchetti di sabbia a protezione dell’apertura.

I lavori di consolidamento inizieranno domani, assicura il commissario per la messa in sicurezza della Domus Aurea, Luciano Marchetti. Mentre il ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi (che ha visitato l’area insieme a al sindaco Gianni Alemanno, al direttore generale per i Beni Storico Aristici ed Etno – Antropologici del Mibac Roberto Cecchi) lancia l’idea di un piano straordinario di intevento. “Sono preoccupato – dice il ministro – abbiamo fondi ragguardevoli e questo episodio può indicare al governo che ci vorrebbe un piano straordinario per salvaguardare il patrimonio storico del paese soprattutto quello di Roma”. Per intervenire saranno destinati 2,5 milioni di euro, originariamente destinati per un intervento su un ambiente della Domus Aurea. Se necessario, nuove risorse saranno messe a disposizione del commissario. Checchi ha ricordato che la somma complessiva per l’area archeologica di Roma e Ostia Antica ammonta a 32 milioni di euro. Di questi 20 milioni sono già stati impiegati.

Non è la prima volta che si assiste al crollo di parte del soffitto. Nel 2001, dopo due anni di apertura seguiti a venti di lavori, le piogge e l’umidità causarono il crollo dei mattoni della volta della Sala Ottagona dovuto alle infiltrazioni. Acqua che non ha mai smesso di preoccupare gli esperti. Nel 2005, dopo che le infiltrazioni stavano erodendo la malta che lega le strutture murarie, con il rischio di caduta per affreschi e intonaci, la Domus Aurea è stata di nuovo chiusa. Nel 2009 si è partiti con un nuovo piano di intervento per impermeabilizzare tutta l’area e riqualificare la zona di Colle Oppio. Il nuovo cantiere è stato avviato e avrebbe dovuto portare, entro due anni, alla riapertura completa dell’antica villa dell’imperatore Nerone.

Antonello Vodret, direttore tecnico della Domus Aurea, parla di “situazione tipica dell’area Domus Aurea, ci sono stati già crolli in passato”, dice. Ma spiega: “Questo però è il più consistente degli ultimi 50 anni. Potrebbe essere avvenuto per l’appesantimento del terreno dovuto alle infiltrazioni d’acqua. l’area delle gallerie non è impermeabilizzata. Ogni giorno si verificano piccoli cedimenti, ma crolli così non si possono prevedere”. A questo punto i tempi della riapertura si allungano. Lo dice chiaramente il sovintendente ai beni archeologici, Giuseppe Proietti: ”Si tratta certamente di un danno importante che allungherà i tempi di riapertura. Procederemo alla rimozione del materiale e, quindi, al consolidamento degli ambienti ripristinando così la loro idoneita”’.

Il sovrintendente comunale ai Beni culturali, Umberto Broccoli, dopo il sopralluogo al cantiere è tranquillo. “Né allarme né gravità – dice – sono monumenti di duemila anni, anzi quello in questione è un arco di 1900 anni fa.
Il danno non inciderà sulla riapertura: “Per fortuna siamo intervenuti subito”, assicura. Broccoli stima che per ripristinare l’area della galleria Traianea “serviranno circa 800mila euro”.

La situazione, eprò, è molto delicata. “Al crollo di oggi potrebbero seguirne altri anche nell’immediato”, avverte il commissario straordinario per la Domus Aurea, Luciano Marchetti, che definisce la situazione “di grandissimo allarme”. E sottolinea: “A questo punto basta andare avanti a pezzi, il progetto c’è, ci sono pure gli appalti, serve un finanziamento definitivo e bisogna avviare tutti i lavori subito”. Marchetti sottolinea che il crollo di questa mattina non ha interessato la Domus vera e propria bensì “un pezzo di uno dei voltoni delle sostruzioni delle Terme traianee, realizzate quando è stata in parte abbattuta la Domus”. Un primo lotto di lavori è stato già finanziato con 2 milioni di euro. Per mettere in sicurezza tutto, però, spiega Marchetti, servono circa 10 milioni di euro.

Ed è sulla mancanza di fondi che si concentrano le polemiche. “Siamo molto rattristati e colpiti – dice Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fai, Fondo ambiente italiano – si tratta di uno dei monumenti più significativi di Roma e dell’Italia. Un danno che ancora una volta sottolinea il gravissimo problema di mancanza di finanziamenti e di personale dedicato alla tutela e alla conservazione dei nostri beni artistici e architettonici, anche dei più importanti. In Italia – spiega – la cifra destinata dallo Stato ai Beni culturali, attualmente lo 0.28% del Bilancio, è infinitamente più bassa rispetto agli altri Paesi Europei, come la Francia, la Germania e il Portogallo, nonostante il patrimonio artistico dell’Italia sia enormemente ricco e grandioso”.

Un patrimonio fragile che avrebbe bisogno di continue manutenzioni. Ma gli interventi scarseggiano e il motivo è sempre lo stesso: mancanza di fondi. Questa la situazione del patrimonio archeologico della capitale, un tesoro inestimabile ma estremamente vulnerabile. Oltre alla Domus Aurea, interessata da un lungo restauro, riaperta al pubblico poi richiusa, ad essere a rischio sono le Terme di Traiano con la Cisterna delle Sette Sale, le varie esedre traianee ed il Criptoportico. Vengono considerate a rischio e bisognose di interventi di consolidamento il Foro Romano, che si estende fra il Campidoglio e il Palatino. In particolare il Palatino è particolarmente fragile e nel 2001, in occasione dei festeggiamenti per lo scudetto della Roma, alcuni tifosi si arrampicarono sulle strutture archeologiche danneggiandole e causando il distacco di alcuni pezzi. Tra I bisognosi di interventi anche il Colosseo, per il quale Alemanno ha di recente annunciato un intervento che inizierà entro il 2010 e avrà uno sponsor. Delicata la situazione delle Mura Aureliane che oggi sono state interessate da un piccolo distacco ma che nell’aprile del 2001 crollarono per un tratto di ben venti metri. Particolarmente delicata è anche la situazione degli acquedotti, nella zona a sud di Roma, alle Capannelle. Sorvegliati speciali sono gli acquedotti Claudio, Felice e la Villa dei Sette Bassi.

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