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Il nuovo fronte del Carroccio "Graduatorie regionali per i prof", di Roberto Bianchin

Non solo mogli e buoi dei paesi tuoi. Anche maestri e professori. È la scuola una delle nuove frontiere della “rivoluzione” leghista, che vuole stabilire “graduatorie regionali” per i docenti, alle quali accedere con il semplice certificato di residenza. Il Carroccio, sfruttando il peso maggiore che ha adesso nella coalizione, intende proporre al governo di “rivedere in senso federalista” la normativa nazionale sulle graduatorie degli insegnanti, per favorire i docenti locali. In sostanza, per impedire agli insegnanti del Sud di “venire a rubare il posto di lavoro” a quelli del Nord.

A fare da apripista, la Lega del Friuli-Venezia Giulia, molto attiva in questi giorni con il suo rifiuto delle celebrazioni dell’unità d’Italia e la proposta di un nuovo marchio, “Friulano tipicamente Padano”, per i vini e i prosciutti della regione. I leghisti sono riusciti a far passare in consiglio regionale, coi voti favorevoli del centrodestra, una mozione che impegna la giunta a sensibilizzare governo e parlamento affinché le graduatorie per l’accesso al ruolo degli insegnanti “siano stilate su base regionale”. E “non si verifichino più situazioni che pregiudicano gli insegnanti presenti da anni nelle graduatorie della nostra regione”.
La Lega in realtà voleva di più. Voleva riscrivere da subito il sistema di stesura delle graduatorie in modo che non si basasse solo sui titoli “favorendo gli insegnanti del Sud”, ma anche sulla residenza e “sulla conoscenza della cultura locale”. Perché “ci sono insegnanti che non sanno nemmeno cosa sia la polenta”. Ma questa mozione è stata bocciata anche dal Pdl. Perché “non c’è alcuna disposizione legislativa che la supporti”, dice l’assessore all’istruzione Roberto Molinaro dell’Udc.

I neo-governatori leghisti del Nord, il veneto Luca Zaia e il piemontese Roberto Cota, sono consapevoli che “le Regioni non possono intervenire su una materia nazionale”, come dice Zaia, anche se Cota lascia qualche spiraglio al Friuli “che forse può farlo perché è una regione a statuto speciale”. Ma non per questo demordono. Anzi. Zaia dice che “la materia entrerà a far parte della piattaforma nazionale”, e Cota, che pure assicura che il Piemonte “si atterrà alla legge nazionale”, annuncia che “la Lega ha chiesto di cambiarla proprio in quel senso”, attraverso un disegno di legge già presentato al Senato.

Il problema, sostengono i leghisti, non è solo quello, pur rilevante, della conoscenza del territorio, della sua storia, dei dialetti e della polenta. È anche quello che con le graduatorie fatte per titoli, c’è il rischio che gli insegnanti del Sud superino di gran lunga quelli del Nord, “visto che i parametri di giudizio sono molto più severi nel Settentrione”. E questa eccessiva “mobilità territoriale” creerebbe non pochi problemi, a cominciare da una deprecabile “interruzione dell’attività didattica”. Nel senso che molti docenti del Sud prima vanno al Nord a “rubare il posto” ai locali, e poi dopo breve tempo fanno domanda di rientro al Sud, a casa propria, lasciando scoperte le cattedre appena occupate.

Ma questa tesi non trova riscontro nei fatti. Secondo uno studio della “Fondazione Agnelli”, in questo anno scolastico le domande di trasferimento in Meridione di docenti del Sud che insegnano nelle scuole del Nord, sono state appena 691.
La Repubblica 03.04.10

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