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«Andavano tassate le rendite», di Paola Pilati

Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani non ha dubbi: la manovra di Tremonti è iniqua, e per questo il governo si merita uno sciopero. Colloquio con Guglielmo Epifani

«Questa è una manovra che non colpisce i ricchi. È una manovra di classe, intesa al contrario: pesa cioè solo sui lavoratori – del settore pubblico e anche del privato – mentre una parte del Paese non viene toccata. Va bene sacrifici, ma contesto che quanti hanno la fortuna di avere di più non vengano chiamati a fare la propria parte».
Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani non ha dubbi: la manovra di Tremonti è iniqua, e per questo il governo si merita uno sciopero.

Pensa di trovare un clima favorevole nel Paese? Tutto sommato agli stipendi degli statali si rinfaccia di essere cresciuti più degli altri…
«Alt: sull’argomento è necessario un distinguo. A crescere sono state soprattutto le categorie dei lavoratori “non contrattualizzati”, cioè quelli i cui stipendi vengono regolati da una legge e da automatismi di carriera. Chi sono? Gli alti dirigenti pubblici, gli ambasciatori, i magistrati di fascia alta… le loro retribuzioni sono cresciute molto, mentre per gli altri l’incremento è stato appena sopra all’inflazione. Tra gli statali c’è il dirigente da 200 mila euro l’anno e il portantino da 1.200 euro, non è certo quest’ultimo a tirare su la media».

Deve ammettere che l’apparato pubblico è pletorico, inefficiente.
«E così si pensa di motivarlo di più? Ma andiamo. C’è un congelamento delle retribuzioni e degli automatismi per quattro anni, le liquidazioni sono rateizzate per tre anni, si fanno tagli di spesa lineari, e quindi indiscriminati. Si rinuncia a qualsiasi sfida riformatrice. Al lavoratore pubblico, che guadagna 1.200 euro al mese e non può fare contrattazione neanche di secondo livello, si ripropone il vecchio patto: lavori quanto ti pare».

Riuscirete a coinvolgere pure i lavoratori privati nella vostra protesta?
«Anche i privati sono colpiti: si rinvia di un anno il pensionamento, e per chi è in mobilità è assicurato il passaggio al pensionamento, ma solo per 10 mila. E se fossero 30 mila? Aspettano un anno senza mobilità e senza pensione? Infine, con i tagli a comuni e regioni ci saranno due effetti: uno sui servizi ai cittadini, l’altro sulla domanda pubblica. I sacrifici vanno fatti, ma non solo dai lavoratori: qui c’è una parte del Paese che non paga. Se congeli retribuzioni e automatismi, è come se mettessi una tassa solo su una parte dei cittadini. Agli altri niente».

Il governatore Draghi ha additato gli evasori come i responsabili della macelleria sociale: si torna a una forte contrapposizione tra lavoro dipendente e lavoro autonomo? E la Cgil dove sta?
«Abbiamo scioperato, nei mesi scorsi, perché siano abbassate le tasse sul lavoro dipendente e per chiedere una vera lotta all’evasione fiscale insieme al ripristino della tracciabilità delle transazioni. Se il governo non avesse, come primo atto, cambiato le norme introdotte da Prodi e non avesse abolito l’Ici sulla prima casa per i redditi medio-alti, ora staremmo meglio, e questo è per intero responsabilità del governo».

Ci vuole una tassa sulle rendite finanziarie?
«Andava già messa da tempo. Io l’ho chiesta dieci anni fa. Perché il risparmio deve pagare due volte meno di chi investe?».

Il popolo delle partite Iva si salva dalla manovra?
«A loro viene rinviato il pensionamento di un anno e mezzo. Hanno redditi più bassi, e si può pensare che sia la lotta all’evasione l’elemento che ristabilisce l’equità. Ma si può scambiare una cosa con l’altra? La lotta all’evasione andrebbe fatta sempre, a prescindere dalla manovra, anche perché quelli che pagano fino all’ultimo euro e continuano a pagare più tasse per il fiscal drag, poi si arrabbiano».

Il capo della Cisl Raffaele Bonanni ha accusato la Cgil di fare solo protesta invece che lavorare per un patto tra forze sociali. È l’ultimo treno, ha detto. Voi rischiate di perderlo. È meglio restare a piedi?
«Bonanni pensi, semmai, a tornare a fare sindacato e a impegnarsi, insieme a noi, nelle richieste di modifica a questa manovra».

Che rapporto avete con Tremonti? Vi sta a sentire?
«Pare che Tremonti in questa fase voglia parlare solo con chi gli può dar ragione. In nessun paese democratico questo sarebbe successo».

da www.espresso.repubblica.it

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da Repubblica «Impiegati, medici e prof il blocco degli stipendi costa 1.700 euro a testa», di LUISA GRION

ROMA – Da qui a tre anni gli stipendi degli statali perderanno, in media 1.700 euro. Soldi che sarebbero dovuti arrivare nelle buste paga dei dipendenti pubblici entro il 2012 grazie ai rinnovi contrattuali e alle normali progressioni di carriera, ma che il vento della manovra correttiva ha spinto via lontano. I redditi degli statali resteranno fermi, insensibili al costo della vita: così ha deciso la Finanziaria che dovrà mettere in sesto i conti dello Stato. Pochi tagli veri e propri, ma tanti pesanti freni: dalla sanità alla scuola, dai ministeri agli enti locali, alla magistratura.
Meno soldi, ma in diversi casi anche meno lavoro: uno studio della Flc-Cgil stima, per esempio, che alla fine di questo buio periodo, l´Università si sveglierà con 26.500 precari in meno, occupati mandati a casa alla scadenza del tempo determinato. Di questi 20 mila sono docenti a contratto.
Meno soldi, ma anche meno formazione: la manovra prevede che a partire dal gennaio 2011 le risorse destinate a tale voce siano tagliate del 50 per cento. Per la scuola, ciò vuol dire che i milioni a disposizione dagli attuali 8 diventino 4. E che – considerati tutti i lavoratori dalle elementari alle superiori – l´investimento pro capite sarà di 5 euro a lavoratore.
Meno soldi e quindi una minor capacità di spesa, con buona pace del rilancio dei consumi e dell´economia. Dal punto di vista degli stipendi, infatti, i conti si fanno presto: i rinnovi contrattuali del pubblico impiego – 3,3 milioni di dipendenti circa – si muovono in base all´Ipca (indice europeo armonizzato dei prezzi al consumo) che da oggi al 2012 darebbe diritto ad un recupero sull´inflazione del 6 per cento. Considerato che nel periodo in questione salterà anche il rimborso riconosciuto come «vacanza contrattuale», ecco che la perdita media della categoria si attesta, nei tre anni, a 1.700 euro lordi. Certo non per tutti il taglio sarà uguale: ci saranno variazioni legate alle diverse quote di parte fissa e variabile della retribuzione, alla diversa struttura degli incentivi, ma, comunque sia, il tutto si tradurrà in un mancato guadagno per ciascuna categoria.
La premessa vale anche per i magistrati, colpiti dalla Finanziaria nonostante la versione originaria del testo sia stata ammorbidita dopo un appello rivolto al Presidente della Repubblica. Qui, secondo le stime dell´Associazione nazionale magistrati, si arriva ad una perdita secca in busta paga fino a 18 mila euro lordi. I tagli veri e propri riguarderanno solo i magistrati con una discreta anzianità alle spalle, per via della riduzione del 5 per cento riferita alla quota di stipendio che supera i 90 mila euro, ma il blocco alla progressione economica e agli adeguamenti triennali colpiranno soprattutto le nuove leve. Considerati tutti i tagli e i mancati guadagni attribuiti alle funzione pubblica, Michele Gentile, responsabile del comparto per la Cgil considera che «l´intero settore mette sul piatto 1.850 milioni di euro: lo scippo della vacanza contrattuale vale da solo 600 milioni di euro». Un conto «troppo alto, inaccettabile se si considera che i tanto decantati tagli alla politica si sono fermati a 72 mila euro».

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