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"Il merito pagherà i debiti dello stato", di Alessandra Ricciardi

I soldi del merito andranno a pagare i debiti che lo stato ha cumulato in questi anni con le scuole. La quota parte delle minori spese frutto dei tagli agli organici (il 30%, prevedeva il decreto legge 112/2008, la prima manvora del govnero Berlusconi IV), per un importo complessivo, su base triennale, di circa un miliardo di euro, è stata infatti dirottata su un capitolo ad hoc e finalizzata a rifondere alle scuole quanto queste hanno anticipato negli anni, a fronte di mancati trasferimenti da parte dello stato: secondo stime ufficiose, oltre 900 milioni.
La sorpresa della fine dei fondi per la valorizzazione professionale è tutta nella relazione tecnica al comma 14, articolo 8 del decreto legge finanziario, arrivata nei giorni scorsi al senato (si veda Italia Oggi di sabato scorso). Le risorse per il merito -che il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, aveva promesso sarebbero andate a rimpinguare le buste paga dei docenti più bravi, già da quest’anno- saranno destinate, recita la manovra, «al ripianamento dei debiti pregressi delle istituzioni scolastiche» ma anche «al finanziamento delle spese per supplenze brevi e di funzionamento, ivi comprese quelle per le attività di cui all’articolo 78, comma 31 della legge n. 388/2000», che sono gli appalti di pulizia assegnati dagli istituti scolastici alle cooperative di Lsu, sulla scorta della previsione della Finanziaria 2001. La relazione tecnica del Ragioniere generale dello stato, Mario Canzio, spiega anche come sia stato possibile questo diverso utilizzo: è vero che il decreto legge 112 destina una quota dei risparmi «all’incremento delle risorse contrattuali stanziate per la valorizzazione e lo sviluppo professionale della carriera del personale docente a decorrere dall’anno 2010», ma la manovra di quest’anno prevede «il blocco della tornata contrattuale relativa al triennio 2010-2012». E precisa che le buste paga dei prossimi due anni non potranno superare il livello complessivo in godimento nel 2010. Dunque, niente contratto, niente carriera. Ecco allora che è spuntata l’idea di utilizzare queste risorse fresche per coprire il buco nei bilanci delle scuole. Tra blocco del contratto, che vale per tutti gli statali, congelamento degli scatti, che valgono un miliardo in tre anni, e mancata attribuzione degli aumenti per merito, secondo una prima stima, un docente in media perde sui 2500 euro l’anno, circa il 10% della busta paga. Molto più dei manager pubblici per i quali la manovra prevede il taglio del 5% per la quota di stipendio che sfora i 90 mila euro, che sale al 10% per l’eccedenza sopra i 150 mila. Complessivamente, quantifica sempre la Ragioneria generale, i manager interessati sono circa 26 mila e pagheranno un dazio annuo di quasi 29 milioni di euro. Poco più di mille euro a testa. Nel corso dei tre anni oggetto della manovra, sarà pagata ai dipendenti scolastici, come del resto a tutti gli statali, solo l’indennità di vacanza contrattuale, come già avvenuto in questi mesi: il 50% del tasso di inflazione programmato per il 2010, pochi euro in più al mese.

Sindacati in agitazione: tra le manifestazioni di Cisl, Uil, Snals e Gilda e lo sciopero di Cgil e Cobas, la protesta è generale. La partita, perché la manovra sulla scuola sia attenuata, ora si sposta in parlamento.

ItaliaOggi 08.06.10

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