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"Crisi e ricerca: Roma taglia, Berlino investe", di Pietro Greco

Berlino, giugno 2010. Posto di fronte alla necessità di dare il buon esempio e contribuire a stabilizzare sia la moneta sia la stessa economia dell’Unione europea riportando in ordine i conti pubblici, il governo tedesco di centrodestra guidato da Angela Merkel ha varato una dura manovra di bilancio. La più dura del dopoguerra: 80 miliardi di euro di tagli da qui al 2014 che incideranno molto sul welfare della Germania. Roma, giugno 2010. Posto di fronte alla necessità di dare il buon esempio e contribuire a stabilizzare moneta ed economia dell’Unione riportando in ordine i conti pubblici (molto meno in ordine di quelli tedeschi), il governo italiano di centrodestra (più di destra che di centro, per la verità) di Silvio Berlusconi ha varato una manovra di bilancio di portata analoga: 24,9 miliardi di euro in due anni che incideranno molto sul welfare dell’Italia. Ma le analogie tra le due manovre si fermano qui. Mentre, infatti, a Berlino la mano severa di Angela Merkel taglia 80 miliardi di welfare da qui al 2014, l’altra mano, saggia, investe 13 miliardi di euro da qui al 2013 in formazione e ricerca scientifica. A Roma invece, mentre la mano severa di Silvio Berlusconi taglia 25 miliardi di euro in due anni, l’altra mano, sciocca, scarnifica ciò che resta della spesa in scuola, ricerca e cultura. Solo la “moral suasion” del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha evitato che Enti pubblici di ricerca e istituzioni culturali di assoluto valore internazionale venissero soppressi con un tratto di penna perché giudicati “inutili” dal nostro ministro dell’Economia. La differenza è, dunque, fin troppo evidente. A Berlino Angela Merkel e i suoi ministri non solo hanno capito che in un Paese lungimirante tutto si può tagliare, tranne che il futuro. Ma hanno capito anche che, se un Paese lungimirante vuole uscire più forte dalla crisi, deve stringere un bel po’ di più la cinghia oggi per investire sul sapere che porterà frutto domani. E il domani della Germania, dell’Europa e del mondo sono la conoscenza e il capitale umano: la formazione e la ricerca scientifica. Pubbliche. A Roma Silvio Berlusconi e i suoi ministri non solo pensano di fare cassa oggi raschiando il fondo del barile della scuola, dell’università, della ricerca e delle svariate altre forme di cultura e rinunciando al futuro. Aroma pensano anche che la produzione di conoscenza sia un escamotage inventato da qualche fannullone per guadagnare molto e faticare poco a spese dello Stato. E la tagliano con furia iconoclasta. La differenza tra Berlino e Roma è tutta qui. E non è davvero poco
da L’Unità

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