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Sanità, l´allarme dei medici statali "A rischio10.000 interventi chirurgici al giorno", di Luisa Grion

Ci saranno meno medici, un taglio all´assistenza, 10 mila interventi chirurgici in meno al giorno e più code. La manovra economica colpisce al cuore la sanità pubblica, e con questa anche i cittadini che vi fanno ricorso: a lanciare l´allarme sono gli stessi medici del servizio sanitario nazionale che con i veterinari, gli assistenti sanitari e gli amministrativi avvieranno fin da oggi un calendario di proteste delle categorie contro i tagli della Finanziaria.
Sulla carta – come promesso dal premier Berlusconi a fine maggio – non ci sono riduzioni dirette al Fondo, ma le sorprese arrivano attraverso due strade, una diretta e l´altra indiretta. La prima, spiegano , passa attraverso il blocco del turnover stabilito per l´intero settore statale e il richiesto dimezzamento dei precari. La seconda, viaggia attraverso i tagli che la Finanziaria ha messo in conto alle Regioni e quindi al welfare sul territorio. Detto in cifre il tutto si traduce in un taglio netto al numero dei medici in servizio (118 mila): il turnover permetterà che da qui ai prossimi tre anni ci sia solo una nuova assunzione a fronte di cinque uscite. «Fra questa riduzione e il richiesto dimezzamento dei contratti per i precari, entro i prossimi tre anni il servizio sanitario perderà 20 mila medici» spiega Massimo Cozza, segretario della Fp Cgil medici.
L´organizzazione, assieme alla altre del settore pubblico (Annao Assomed, Cimo-Asmd, AAroi-Emac, Fvm, Fassid, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials medici, Sds Snabi, Aupi,Sinafo, Fedir sanità e Sidirss) organizzerà oggi un sit-in di protesta in camice bianco davanti a Palazzo Chigi. L´intento delle categorie è far partecipe il cittadino delle conseguenze che avranno sul sistema sanitario i tagli effettuati dalla manovra. Considerata anche la seconda strada, quella dei mancati trasferimenti alle Regioni, le organizzazioni sindacali stimano una riduzione di infermieri e ospedalieri addetti al servizio territoriale di circa 60 mila unità (entro i prossimi tre anni). «Il che vuol dire – afferma Cozza – che ci sarà un taglio del 20 per cento nei servizi e nelle prestazioni offerte ai cittadini, e che quindi si allungheranno le liste d´attesa. Non solo: nel momento in cui scompariranno diversi servizi – penso a quelli che molti Comuni garantiscono agli anziani non autosufficienti – sarà matematico un maggior ricorso di massa alle strutture ospedaliere che dovranno far fronte, con meno uomini, a maggiori richieste».
Ma a subire le conseguenze dei tagli, oltre che i servizi e i tempi d´attesa, saranno anche le prestazioni chirurgiche. Sotto tiro, oltre ai medici, ci sono anche gli anestesisti. «Già oggi abbiamo carenze in organico pari a 1.500 unità – afferma Vincenzo Cartino, presidente di Aaroi-Emac, l´organizzazione di categoria che li rappresenta – fra blocco del turnover e tagli ai precari entro i prossimi tre anni ne perderemo altri 2.000. Ciò vuol dire che delle 50 mila operazioni chirurgiche che mediamente si effettuano ogni giorno in Italia, 10 mila sono destinate a saltare». Chiaramente, precisano le categorie, saranno rispettate le priorità d´emergenza: «A pagare le conseguenze, per quanto riguarda la mancanza di anestesisti, saranno in primo luogo le madri che vorranno partorire con l´epidurale, che dovremo mettere in coda davanti alle emergenze, ma anche gli interventi per l´interruzione di gravidanza» precisa Cartino. «Non dico che siamo al collasso, ma è una caduta a grandi balzi quella che ci aspetta».

La Repubblica 16.05.10

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