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Bersani: questa finanziaria è un tradimento per la scuola

Bersani, che ha concluso sabato 19 giugno a Roma la manifestazione promossa dal Partito Democratico, ha espresso un giudizio ampiamente negativo sulla manovra: è iniqua, squilibrata. “Quanti turni vogliamo far fare a un operaio, prima di toccare un petroliere?”. Inoltre ha sferrato un duro attacco al governo a difesa anche degli insegnanti, da lui stesso definiti non molto tempo fa “eroi” del nostro tempo (“oggi l’eroe dei tempi moderni è l’insegnante nelle periferie delle città”).
Sono del tutto inaccettabili per il PD le misure relative al blocco degli automatismi contrattuali e stipendiali del comparto della scuola, già sottoposto ad un drastico piano di riduzione della spesa e di tagli indiscriminati agli organici, non ancora completamento attuato.
Inspiegabilmente, infatti, come Tuttoscuola ha evidenziato appena varata la manovra, e con una lettura attenta della relazione tecnica, rivelatrice della vera portata di alcune norme, il personale della scuola è stato colpito tre volte: blocco contratti, blocco progressione stipendiali per anzianità (con effetti permanenti su retribuzioni, buonuscita, pensioni), sottrazione del 30% dei risparmi già destinati al merito.

I tagli del 2008 imposti alla scuola avevano due obiettivi: lotta agli sprechi e valorizzazione professionali dei “più bravi”. Sul primo per il PD ci sono solo tagli lineari, che in passato si sono dimostrati inutili ai fini degli sprechi perché lasciano in piedi inefficienze vecchie e ne creano di nuove, del secondo non c’è più traccia.

da Tuttoscuola del 19.06.10

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PD: impegno prioritario il dimagrimento delle strutture ministeriali. Proposte alternative sono venute dalle Regioni e dagli enti locali per recuperare risorse senza tagliarle alla scuola, dimostrando che forse anche il PD è preoccupato di non modificare di molto i saldi della manovra di Tremonti.Piuttosto che tagli ai servizi, ai cittadini e alla scuola, ha dichiarato Francesca Puglisi, responsabile aerea scuola del partito democratico, meglio snellire gli apparati burocratici centrali. “Il Miur e i suoi uffici periferici, ad esempio, potrebbero ridursi di molto e in breve tempo, dando concretezza operativa all’Accordo Quadro tra Stato, Regioni, ed autonomie locali per l’attuazione del Titolo V, parte seconda della Costituzione sull’istruzione. Forse il ritardo nella forma definitiva nasconde la resistenza degli apparati”. Ma i sacrifici vanno fatti da tutti, cercando soprattutto di non colpire chi manda avanti la scuola e chi è direttamente responsabile delle politiche sul territorio, come le Regioni e gli enti locali. Ciò che serve oggi è la messa in campo di un significativo progetto di sostegno dei diversi livelli locali chiamati a fornire i servizi pubblici, tra i quali la scuola, che bilanci l’esistenza di costi fissi che spinge ad una gestione centralistica. Serve inoltre maggiore capacità di controllo che spinge verso la periferia per un recupero di efficienza del sistema.

La sintesi tra esigenza unitaria ed esigenza di rinnovamento è l’unica operazione possibile in questo momento. Ma richiede vertici amministrativi che ne siano consapevoli e collaborino al suo successo in sintonia con la primaria esigenza di ammodernamento del sistema educativo e perciò del paese.

da Tuttoscuola del 19.06.10

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