Mese: giugno 2010

Lettere di licenziamento a 500 docenti

BOLOGNA. Nessun docente perderà il posto, almeno fino al 19 luglio. E qualunque lettera di licenziamento ricevuta in questi giorni può e deve essere impugnata davanti al Giudice del lavoro. La Flc-Cgil dell’Emilia-Romagna si prepara alle barricate, dopo che venerdì il Tar del Lazio ha sospeso l’applicazione della riforma Gelmini e dei tagli a professori e Ata. Al momento, spiega il segretario regionale della Cgil scuola, Raffaella Morsia, «sono oltre 500 i docenti che si trovano congelati» in seguito alla sentenza del Tar. Nonostante CIò, «riceviamo segnalazioni dai professori che stanno già arrivando le lettere ai sopranumerari», ovvero a chi perderà la cattedra per effetto dei tagli. Secondo la Cgil, quelle che di fatto sono lettere di licenziamento per i docenti sono illegittime. Per questo, l’invito è a impugnarle davanti al Giudice del lavoro, con il sostegno del sindacato. «Chi riceve la comunicazione ha tutto il diritto di contestarla – afferma Morsia – perchè l’organico ai fini di legge non esiste ancora». Fino al 19 luglio, infatti, data in cui il Tar dovrebbe pronunciarsi sul …

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"Call center in crisi. A rischio 16 mila posti quasi tutti al Sud", di Felice Masocco

Svolgono attività per conto terzi e danno lavoro a tempo indeterminato a circa 80mila addetti. Sono i call center in outsourcing, una galassia di aziende più o meno piccole che in un passato anche recente si sono ritrovate nella bufera per la grande disinvoltura dimostrata, anche nell’organizzazione del lavoro. Dopo il boom degli ultimi dieci anni ora sono decisamente in affanno. 16mila sono i posti a rischio, in maggioranza al sud. Pesano alcuni fattori. Lo squilibro che c’è tra le grandi aziende committenti (private e a partecipazione pubblica) e i call center: gare al massimo ribasso, cioè a costi contrattuali e infrastrutturali minimi, il venir meno di alcuni incentivi e previdenziali e, infine, la crisi della filiera delle telecomunicazioni. I CAVALLI DI TROIA A dare l’allarme è la Slc Cgil che invoca un «patto tra produttori per il rilancio» del settore. Si apra un tavolo con il governo e se ne discuta. Quanto all’immediato, il segretario di Slc, Emilio Miceli, mette in guardia dagli effetti «collaterali» che potrebbe avere la fiscalità di vantaggio per Sud. …

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"Più immigrati più crimine? dipende dalla politica", di Francesco Fasani

I risultati di una indagine sul Regno Unito mostrano che la presenza di immigrati non necessariamente si trasforma in un aumento dei tassi di criminalità. Anzi. Se agli stranieri viene lasciata la libertà di entrare e uscire dal paese ospitante, lavorare in regola e scegliere i mercati del lavoro locali in cui inserirsi, non si registrano effetti negativi dal punto di vista della criminalità. Quando la politica migratoria preclude loro queste possibilità, possono finire per scegliere attività criminose per far fronte alle necessità di sostentamento. Il rapporto tra immigrazione e criminalità è uno dei temi caldi e ricorrenti del dibattito politico italiano. L’evidenza empirica di cui disponiamo per il caso italiano non conferma l’esistenza di una chiara relazione causale tra presenza di immigrati nell’area e tassi di criminalità. (1) Eppure, per molti politici e commentatori la relazione è scontata. (2). MIGRANTI NEL REGNO UNITO Proviamo ad abbandonare l’idea che gli immigrati abbiano, per qualche misterioso motivo, una maggiore propensione dei nativi a commettere crimini. Come economisti, assumiamo invece che gli immigrati rispondano agli incentivi nelle …

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"Un rischio per tutti i cittadini", di David Sassòli

La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire». George Orwell la pensava così. Come mettere freni, limiti, alle libertà? Come regolare una materia che dev’essere pubblica per definizione, nel momento che la giustizia si amministra in nome di tutti? Le intercettazioni pongono problemi certo,mail governo ha deciso di non risolverli e di imporre un bavaglio. Due i punti di partenza: da quando un atto è pubbliconon possono esservi limiti alla diffusione delle informazioni; tutto ciò che non serve al processo dev’essere eliminato. Il governo invece che fa? Colpisce il diritto di cronaca e l’autonomia della magistratura. Sono troppe le intercettazioni? Non so giudicare il troppo o il poco, in un Paese che ogni giorno fa emergere casi di corruzione, attività mafiose, collusioni fra politica, finanza, criminalità e apparati dello Stato. I dati sono allarmanti e ci riferiscono di un’emergenza criminalità che mette in pericolo la sicurezza anche di altri Paesi. Non è un caso che il sottosegretario alla giustizia Usa, Lanny Breuer, abbia ribadito che le …

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Dalle ronde ai tagli: il bluff della sicurezza

3,5 miliardi in meno alle Forze dell’ordine in due anni e una manovra che ridurrà ulteriormente risorse e organici: ecco come il governo difende i cittadini. Il PD: “Durissima opposizione in parlamento e contro-proposte già pronte”. Da circa due anni è il più fragoroso leit motiv del governo, quello che ha fatto vincere elezioni importanti, quello che alimenta la paura dei cittadini e alla fine si risolve in poche chiacchiere e due spot. Parliamo della sicurezza, un concetto abusato e pubblicizzato che oggi deve scontrarsi con l’incoerenza di tagli pesanti. Il governo delle ronde (tra l’altro bocciate pochi giorni fa dalla Corte costituzionale) e del poliziotto di quartiere si piega al volere del ministro “mani di forbice” Giulio Tremonti e si abbatte come una furia sui comparti delegati alla sicurezza. La manovra in corso di approvazione ha scatenato le ire delle forze del’ordine, che da nord a sud sono scese in piazza per protestare. Le motivazioni del dissenso sono sotto gli occhi di tutti. il taglio lineare del 10% delle spese utili a garantire i …

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Auguri Presidente

“Caro Presidente, a nome mio e di tutti i deputati del Partito Democratico, Ti esprimo i piu’ vivi e affettuosi auguri per il Tuo 85° compleanno”. “E’ questa anche l’occasione per dire che Ti siamo grati per l’impegno appassionato che svolgi ogni giorno al servizio della Costituzione, delle istituzioni, dell’unita’ del Paese. Certi che i nostri sentimenti di affetto e di profonda stima sono condivisi anche da tutti gli italiani”. Dario Franceschini capogruppo PD alla Camera dei Deputati Condividi

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"Quattro lezioni per la maggioranza dalla vicenda Brancher", di Stefano Folli

Lungi dall’essere conclusa, la vicenda Brancher continua a sprigionare veleno in modo lento ma inesorabile. Un po’ come il pozzo di petrolio nel Golfo del Messico che nessuno riesce a chiudere del tutto. Il veleno contamina i rapporti politici nel centrodestra e soprattutto intacca le istituzioni. Tutto questo avviene mentre il presidente del Consiglio, reduce dal G-20, si trova a San Paolo del Brasile, in attesa di recarsi poi a Panama. Da San Paolo ha auspicato «uno sciopero contro i giornali» che a suo dire «prendono in giro i lettori». Di certo la distanza dall’Italia del premier non aiuta la ricostruzione di un clima politico che appare piuttosto sfilacciato. Vediamo perché. Punto primo. Brancher rimane al suo posto, ma lo scudo giudiziario non è in grado di proteggerlo, almeno per ora. Avremo dunque un ministro i cui compiti continuano a non essere chiari e definiti e che deve fronteggiare un delicato procedimento giudiziario. Difficile pensare che i media dimenticheranno il caso, in cui s’intravede un intreccio di interessi che tanti vorrebbero coprire. Ne deriva che …

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