Mese: luglio 2010

"Se le elezioni diventano più di una ipotesi", di Stefano Folli

Quarantotto ore dopo la spaccatura, le elezioni anticipate sono più di un’ipotesi. A molti sembrano lo sbocco naturale di un pasticcio politico creato da un calcolo precipitoso. Altro che governo rafforzato. Più che al rilancio di un esecutivo più saldo, pare di assistere alle convulsioni di fine regno. Il problema non è se la legislatura vedrà il 2013, ma il come e il quando si arriverà al voto. Un itinerario impervio in cui a decidere la rotta non è Palazzo Chigi, bensì il capo dello stato. D’altra parte, i sedici anni di storia del centrodestra, gli anni del bipolarismo, si sono giocati in buona misura sul rapporto tra Berlusconi e Fini. Ora che quel rapporto è andato in polvere comincia un’altra vicenda, non sappiamo se più o meno fortunata. Di certo la risposta del presidente della Camera al suo ex alleato equivale a una dichiarazione di guerra. Non stupisce, naturalmente, visto che stiamo assistendo a una scissione. Ma accusare il presidente del Consiglio di tendenze “illiberali” cos’è se non l’annuncio di un conflitto senza esclusione …

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"L’unità di crisi del Pd marcia compatta", di Rudy Francesco Calvo

Il Partito democratico vuole mostrarsi unito di fronte alla crisi esplosa nel Pdl. Prima di tutto, mette in chiaro le priorità: le istituzioni non sono di proprietà di Berlusconi, quindi il presidente della camera non si tocca; quanto sta accadendo è «di assoluto rilievo politico e istituzionale» e quindi il premier ha il dovere di riferirne in parlamento. Insomma, «non si pensi che ad agosto si possa andare a tarallucci e vino su una faccenda di questo genere», ha detto Bersani in aula. Concetti che il segretario e i capigruppo democratici hanno ribadito anche di fronte a Napolitano, nel corso di un incontro chiesto nel pomeriggio di ieri. Il capo dello stato ha chiarito la necessità da parte sua di rimanere fuori dalle discussioni interne ai partiti, salvaguardando però al contempo «la continuità della vita istituzionale». Compresa, si presume, la presidenza della camera. I dem sono disponibili anche a ragionare sugli scenari futuri. E lo fanno in maniera compatta, evitando strappi. Bersani garantisce una gestione collegiale della crisi: ieri mattina deputati e senatori sono stati …

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Berlusconi senza freni "E adesso tocca ai magistrati", di Ninni Andriolo

Prima Fini che ha «iniettato» nel Pdl «il virus della disgregazione», poi le toghe che processano gli uomini del suo partito. L’offensiva agostana di Berlusconi non conosce sosta. Al Senato, martedì, potrebbe colpire l’altro fronte nemico, quello dei magistrati. A beneficio del quale è stata confezionare la minaccia di una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uso politico della giustizia, anche per disinnescare la mina vagante dell’indagine sulla P3 proposta dai democratici. Il fatto è che l’istituzione di una Commissione parlamentare non è «nelle disponibilità» del capo del governo e potrebbe essere varata solo con una legge ad hoc, assai improvabile visto l’incombere delle ferie estive. Non è da escludere che martedì il Pdl sfoderi l’arma mediatica di un ordine del giorno che annunci l’intento di processare le toghe. Sempre che il premier confermi l’intento di parlare solennemente di giustizia davanti i senatori (alla vigilia delle ferie!). Le opposizioni, tra l’altro, chiedono a Schifani di impedire al premier di divagare, visto che il governo è in piena «crisi». Motivo in più per dar credito a chi sostiene che …

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"Uno scontro tra due idee di democrazia", di Michele Ainis

C’è un conflitto più grave, più esteso e lacerante, della frattura che in queste ore ha spaccato in due come una mela il maggiore partito politico italiano. È il conflitto tra due concezioni della democrazia, della legalità costituzionale. La prima è una democrazia plebiscitaria: significa che la sovranità si trasferisce dagli elettori al leader, il quale poi la esercita dettando in solitudine l’agenda di governo così come l’organigramma dello Stato. La seconda è una democrazia parlamentare, con i suoi riti, con i suoi tempi, con i suoi equilibri perennemente instabili. È alla prima concezione che si è richiamato Silvio Berlusconi, cacciando dal partito Fini e licenziandolo dallo scranno più alto di Montecitorio. È alla seconda che s’appella viceversa il presidente della Camera, alla sovranità del Parlamento anziché del Capo carismatico. Non che le democrazie debbano temere le occasioni di contrasto. Meglio portarle allo scoperto che nascondere la polvere sotto i tappeti. Non per nulla la nostra Carta regola il conflitto d’attribuzioni fra i poteri dello Stato. E infatti la nascita d’un gruppo parlamentare autonomo chiude …

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"Il governo taglia il numero verde stop al telefono salva-prostitute", di Vladimiro Polchi

Ionela, romena, pensava di dover lavorare in un ristorante, non sapeva che il marito l´aveva venduta ai suoi sfruttatori. A salvarla un numero di telefono o, meglio, una delle 14 postazioni locali del numero verde antitratta, che dalla mezzanotte di questa sera chiuderanno i battenti. Il governo infatti ha deciso di sopprimere dal primo agosto tutti i 14 uffici territoriali, per sostituirli con un´unica postazione centrale e ridurre i costi: «Un regalo alle organizzazioni criminali» denunciano gli enti pubblici e le associazioni impegnate nell´assistenza alle vittime di tratta (tra i quali i Comuni di Venezia, Ravenna, Firenze, Perugia e Napoli, e la Regione Emilia-Romagna). Eppure la tratta di esseri umani, stando alla relazione del Copasir del 29 aprile 2009, «alimenta un mercato illegale che rende diversi miliardi di dollari l´anno, una cifra inferiore soltanto al traffico di stupefacenti e di armi». Le vittime vengono sfruttate nella prostituzione, nell´accattonaggio e nel lavoro nero. «Tra marzo 2000 e maggio 2008 – scrive il Copasir – sono stati realizzati 13.517 programmi di sostegno a vittime di tratta, dei …

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"Cosa è veramente successo agli scatti stipendiali del personale della scuola che matureranno nel triennio 2010-12?", di Osvaldo Roman

E’ molto singolare che proprio le organizzazioni sindacali, che hanno sollecitato e condiviso le modifiche apportate al Senato all’articolo 9, comma 23, del Decreto Legge 31 maggio 2010, n.78, non si siano preoccupate di chiarire il significato reale di quanto la legge di conversione prevede in materia di blocco degli scatti di carriera di tutto il personale della scuola nel triennio 2010-2012. In realtà più che di blocco si deve parlare di cancellazione permanente del suddetto triennio dal computo dell’anzianità utile per i passaggi stipendiali e quindi in definitiva di uno slittamento di tre anni del passaggio nella classe stipendiale successiva. Per essere chiari: si determina nella carriera di quasi un milione di dipendenti un buco permanente. Tre anni di lavoro che non conterranno più. Se c’è il buco c’è anche la relativa banda che lo ha ideato o favorito e sarà utile cominciare ad incorniciarne i componenti entro un opportuno quadretto celebrativo. Infatti anche con l’emendamento aggiuntivo al testo originale dell’art.8, comma 14, con cui sono state indicate le modalità per individuare la destinazione …

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"Fine regime", di Massimo Giannini

Un governo balneare, di fine regime. è tutto quello che resta della grande illusione berlusconiana. Prometteva di cambiare l´Italia e di durare per «almeno tre legislature». Dopo la rottura definitiva decretata ufficialmente da Fini, è quasi certo che il Berlusconi Terzo, nato due anni fa con la più schiacciante maggioranza parlamentare della storia repubblicana, non arriverà a concludere nemmeno la sua prima legislatura. Ma con la giornata di ieri non tramonta solo un´illusione di governo. Muore anche l´illusione di una Nuova Destra, moderna ed europea, che in questo Paese, sotto le insegne del Cavaliere non ha e non avrà mai la possibilità di esistere. É in nome di questa Destra impossibile che Gianfranco Fini ha consumato il suo strappo. E stavolta è uno strappo vero e non più sanabile. Stavolta non siamo «alle comiche finali», come l´allora leader di An disse sprezzante tre anni fa di fronte alla Rivoluzione del Predellino, salvo poi salirci a sua volta per “co-fondare” (turandosi il naso) il Partito del Popolo delle Libertà. Stavolta Fini, reagendo alla “purga” berlusconiana del …

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