attualità, politica italiana

Berlusconi senza freni "E adesso tocca ai magistrati", di Ninni Andriolo

Prima Fini che ha «iniettato» nel Pdl «il virus della disgregazione», poi le toghe che processano gli uomini del suo partito. L’offensiva agostana di Berlusconi non conosce sosta. Al Senato, martedì, potrebbe colpire l’altro fronte nemico, quello dei magistrati. A beneficio del quale è stata confezionare la minaccia di una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uso politico della giustizia, anche per disinnescare la mina vagante dell’indagine sulla P3 proposta dai democratici. Il fatto è che l’istituzione di una Commissione parlamentare non è «nelle disponibilità» del capo del governo e potrebbe essere varata solo con una legge ad hoc, assai improvabile visto l’incombere delle ferie estive. Non è da escludere che martedì il Pdl sfoderi l’arma mediatica di un ordine del giorno che annunci l’intento di processare le toghe. Sempre che il premier confermi l’intento di parlare solennemente di giustizia davanti i senatori (alla vigilia delle ferie!). Le opposizioni, tra l’altro, chiedono a Schifani di impedire al premier di divagare, visto che il governo è in piena «crisi». Motivo in più per dar credito a chi sostiene che Berlusconi diserterà l‘Aula del Senato. Non per questo, però, cambierà idea sull’imperativo di neutralizzare al più presto «la giustizia a orologeria che prende di mira il governo per farlo cadere». Un chiodo fisso quello del Cav. che la butta sul complotto ogni volta che un nuovo esponente del suo circolo di amici azzurri finisce sul registro degli indagati aggiornato puntualmente dalle procure alle prese con inchieste su appalti, corruzione, affari e pressioni poco istituzionali. Lo strappo da Fini, in fondo, Berlusconi lo ha considerato inevitabile quando i finiani hanno messo il becco sulla questione morale del Pdl. Solo a quel punto, e andando alla cieca – tutto lascia credere che Berlusconi immaginasse un numero di «scissionisti» finiani assai inferiore – il premier ha imboccato la strada della soluzione finale. E ha messo a rischio governo e legislatura, pur di salvare il primato della sua leadership. Il suo disegno mette nel conto anche un eventuale braccio di ferro autunnale sulle elezioni anticipate. Bossi rassicura i suoi che il «governo va avanti», ma il Cavaliere – che anche ieri lo ha incontrato – è certo che, alla fine, dopo aver incassato qualche spicciolo di federalismo, il Carroccio possa giocare nella squadra del voto anticipato. Con lo zuccherino di uno scambio, magari: un leghista a Palazzo Chigi, Berlusconi al Quirinale. Le partite del Cavaliere prevedono l’azzardo. E il braccio di ferro per sbarrare la strada a governi tecnici in caso di crisi fa parte della scommessa. Berlusconi non ha la vittoria in tasca, ma spariglia i giochi. Pur sapendo che il Quirinale è irremovibile sulla «continuità istituzionale».

BRACCIO DI FERRO SULLE ELEZIONI
Osvaldo Napoli,uno dei berluscones doc che danno più fiato agli umori di Palazzo Grazioli, avverte che se i finiani volessero mettere in difficoltà Berlusconi bisognerebbe «andare a votare, subito, anche ad ottobre». L’autunno, per la verità, è troppo ravvicinato per compiere tutti i passaggi utili al Cavaliere, compreso quello delle contropartite alla Lega. È la primavera, e sempre che i sondaggi tornino utili, l’obiettivo del premier. Che sa, tuttavia, di dover fare i conti con uno schieramento anti urne più consistente di prima. E con il «no» secco della terza carica dello Stato che non a caso vorrebbe rimuovere al più presto, prima che si radichino suggestioni da governi istituzionali. Ieri, il premier, ha fornito a Fini l’esempio di Pertini che nel ‘69 «verificatosi una situazione di divisione analoga nel Psi con la sinistra socialista, ritenne doveroso dimettersi». Il Cavaliere rinfaccia all’ex cofondatore di aver accreditando «un’immagine falsa e diffamatoria del Pdl» e, assieme, di aver offerto «una sponda ai nostri nemici: all’opposizione, a certa stampa, ai peggiori giustizialisti, ai settori politicizzati della magistratura». A quelle toghe, in sostanza, che vorrebbe espellere dal Paese, con l’identico pugno di ferro utilizzato per cacciare Fini dal partito. Nell’approssimarsi autunnale della sentenza della Consulta sul legittimo impedimento, tra l’altro, che potrebbe infliggere al premier un’altra sonora bocciatura,

LA GIUSTIZIA DA RIFORMARE
È la grande riforma della giustizia, la stessa che deve tagliare il pelo ai giudici, l’altro scalpo che Berlusconi intende mostrare al suo popolo, anche a scopi elettorali. Martedì all’ordine del giorno di Palazzo Madama c’è la discussione sul piano straordinario del governo contro le mafie e il premier potrebbe approfittarne per pronunciare il suo discorso anti toghe alla nazione. Il condizionale è d’obbligo, però, visto i tentativi dei suoi di non far gettare «a Silvio» altra benzina sul fuoco e che l’opposizione ha avvisato in anticipo Renato Schifani: con la crisi strisciante di governo non permetta altri show al Cavaliere.

L’Unità 31.07.10

Condividi