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"Tremonti disse: «La sicurezza sul lavoro è un lusso»", di Bianca Di Giovanni

L’esempio del ministro dell’Economia, che proferì quelle parole parlando delle piccole imprese
Ma l’allergia alle regole è alla base di queste tragedie. Specie nelle ditte di dimensioni ridotte…
Il ministro rilancia la sua tesi della deregulation, tanto cara al centrodestra e alla Confindustria. Intanto in manovra ha ridotto i fondi per le ispezioni ed ha svincolato l’attività d’impresa da regole e procedure.

Le regole gli hanno sempre dato un po’ fastidio, che si trattasse di fisco, di ambiente, di impresa, di Europa.
Per lui tutto va «semplificato»: è questo il segno della modernità, la chiave dello sviluppo. È un credo a cui Giulio Tremonti si è sempre dichiarato fedele, a dispetto dei mille cambiamenti di fronte, degli innumerevoli guizzi logici a cui ci ha abituati.
Un credo condiviso, certo, con le schiere di finti liberisti senza mercato che affollano le platee confindustriali.
Mal’ultima esternazione non dev’essergli riuscita bene. Quel «la sicurezza sul lavoro è un lusso che non possiamo permetterci», dichiarato al Berghem Fest, quell’incitazione a «rinunciare ad una quantità di regole inutili: siamo in un mondo dove tutto è vietato tranne quello che è concesso dallo Stato» ha innescato tali e tante polemiche, da costringere il ministro a una scomposta (e non riuscita) retromarcia. Prima è intervenuta la sua portavoce («Tremonti si riferiva alla giurisdizione europea, la sicurezza del lavoro resta essenziale»), poi lo stesso ministro con un intervento sul Corriere della Sera.

PICCOLI
E qui la «pezza» è stata peggiore del buco.Secondo il ministro, infatti, occorre una distinzione tra grandi imprese (dove le regole europee servono) e le piccole, dove si creano invece «costi artificiali e sanzioni erratiche ». Ancora una volta l’invocazione per il piccolo, l’artigiano, l’impresa familiare, che tanto suda, tanto si sacrifica, e poco ottiene dallo Stato «occhiuto» e ingiusto. Una visione diventata ormai unsantino nei salotti del centrodestra.
Peccato che non sia esattamente così. Peccato che(come ieri ha ricordato il senatore Pd ex Cgil Paolo Nerozzi) proprio tra i «piccoli» si segnala il maggior numero di incidenti.
Nelle imprese edili subappaltattrici, nelle piccole aziende agricole in cui gli stranieri perdono la vita (guarda caso) sempre nel primo giorno di lavoro.
Cioè vengono regolarizzati solo quando muoiono. È questo il «magico» mondo che Tremonti vorrebbe lasciare senza vincoli e senza controlli. La vecchia deregulation che finora non ha portato né ricchezza, né sviluppo.
MANOVRA
Quanto a quel recupero in corsa, quell’assicurazione sulla sicurezza del lavoro che «resta essenziale», quelle parole oggi appaiono assolutamente poco credibili. Con l’ultima manovra varata prima dell’estate si è ridotta del 50% la spesa per gli ispettori. Vero, si escludono esplicitamente gli ispettori del lavoro. Ma ilcommasuccessivo applica il taglio alle automobili di servizio di tutti.
ispettori senza auto, senza possibilità di visitare cantieri e zone agricole. Tutto in nome dell’austerità dei conti. Altro che bene irrinunciabile.
Si è rinunciato anche per una manciata di milioni. Così come, sempre nella manovra, si è aperta la strada all’anarchia d’impresa, eliminando quei pochi «paletti» che ancora regolamentano lo sviluppo delle attività.
Da destra poi, proprio sulla 626, sono partiti subito i siluri, sull’onda delle richieste confindustriali. La legge varata dal governo Prodi – grazie a cui le pesanti cifre delle vittime stavano lentamente ridimensionandosi – è stata subito «rivisitata». Si sarebbe voluto fare di più, depenalizzare, svincolare, destrutturare, ma si dovette fare i conti allora con il richiamo del Presidente Giorgio Napolitano. Dal Quirinale arrivò un pesante monito scritto, in cui si faceva rilevare che con quelle correzioni «il nostro ordinamento giuridico risulta seriamente incrinato da norme oscuramente formulate, contraddittorie, di dubbia interpretazione o non rispondenti ai criteri di stabilità e certezza della legislazione».
Altro che semplificazione: si è fatto di tutto per rendere le norme incomprensibili. E quindi inattuabili.

da L’Unità

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