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La scuola ai tempi della Gelmini: cronache dai territori

Dall’Unità: «La scelta di Gavoi: fanno lezione le classi tagliate», di Maria Giovanna Fossati

Le campane suonano a morto, i manifesti a lutto vengono affissi in tutto il centro abitato: è la risposta di Gavoi paese di 3000 anime arroccato sulla montagna, a cui la riforma Gelmini taglia la IV ginnasio e la I geometri dell’istituto superiore Carmelo Floris, nonostante il numero minimo di alunni per giustificare l’avvio delle classi sia stato raggiunto. Oltre ai due corsi, l’istituto comprende anche il Tecnico Commerciale Igea e serve altri 4 paesi della Barbagia-Mandrolisai, centri di montagna dove la viabilità è scarsa e lo spopolamento incalzante da decenni. Le zone interne del Nuorese che tanto avevano lottato per la sopravvivenza, ora daranno battaglia. «Mi sembra di tornare indietro di 30 anni – dice Marica Cottu, medico a Ollolai e madre di due gemelle iscritte alla IV ginnasio -, quando abbiamo rivendicato a gran voce il diritto a un istituto superiore. In questo territorio se si mandano via i giovani e si perdono gli avamposti culturali si crea il deserto».
LOTTA DURISSIMA Genitori ed alunni non sentono ragioni: la riforma Gelmini da queste parti non avrà vita facile. Si preparano a una lotta durissima, senza esclusioni di colpi. Il primo giorno di scuola alle 10 e 30 inizia la lezione nella “classe che non c’è”: i 19 alunni della IV ginnasio entrano in aula con i professori. Insegnanti, impiegati e bidelli lavoreranno gratis a favore degli alunni delle classi fantasma. A oltranza, finché il diritto allo studio non verrà concesso. La lezione parte anche per i19 alunni della prima geometri: anche la loro classe non esiste, il ministero attraverso gli uffici regionali ha deciso di non concederla. «Ma noi la faremo rinascere – annuncia decisa Marianna, studentessa quattordicenne -. Non andremo all’Igea come il ministro vorrebbe, facendoci accorpare all’altro corso. Vogliamo fare i geometri non i ragionieri ». «Questi sono i volantini, gli striscioni e i cartelloni che stiamo preparando – si inserisce Giulia della IV ginnasio -. Lotteremo per le classi. Ora andiamo ad affiggere i manifesti funebri in aula magna, arriveremo anche ad occupare la scuola».
NECROLOGI «SCOLASTICI» Veri e propri necrologi che recitano così: «La scuola è morta, ne danno il triste annuncio i genitori e gli studenti, privati delle loro classi e il territorio privato del suo futuro». A pochi chilometri, si combatte contro la chiusura del convitto dell’Istituto Agrario di Sorgono, del tecnico commerciale di Aritzo, del tecnico industriale di Tonara, dell’istituto professionale di Desulo. Il 15 settembre è una giornata amara per alunni e genitori della Barbagia-Mandrolisai che sognano un percorso di studi possibilmente non troppo accidentato: senza viaggi quotidiani su strade disagiate e senza spese aggiuntive di viaggio, un balzello occulto della riforma Gelmini, ovviamente a carico delle famiglie. Gavoi la “capitale” di questo compendio di 11mila anime impugna l’arma della cultura e la rivendica a gran voce: siamo nel paese dell’Isola delle storie, il festival letterario dove ogni anno sfilano i migliori autori nazionali e internazionali e dove Marcello Fois è uno dei promotori: «All’interno dell’isola, si sta assistendo a casi di multiforme spopolamento, a una forma di deportazione dolce come la chiusura degli istituti scolastici non ritenuti convenienti dal punto di vista economico. Comese l’economia di questi territori fosse misurabile negli stessi termini dell’economia nazionale o campidanese. Una cecità che fa tristezza e rabbia», così scrive lo scrittore sardo dalle pagine della Nuova Sardegna. Nella serata di mercoledì, dopo una manifestazione che si è tenuta a Nuoro arrivano voci ufficiose dall’Ufficio scolastico regionale: le classi della Barbagia-Mandrolisai saranno avviate tutte. Manca l’ufficialità,magli studenti esultano e brindano sui loro risultati.

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Dalla Gazzetta del Sud/Reggio Calabria: «Non si perdono solo posti di lavoro la riforma nega il diritto allo studio», di Eleonora Delfino

È vivace, acuto con una capacità di apprendere medio alta, ma ha problemi alla vista e all’udito. Andrea fa la terza media e se è riuscito a maturare risultati didattici notevoli lo deve ai suoi genitori che si sono sobbarcati la spesa per garantire libri adeguati e un’insegnante (privata) del linguaggio dei segni che lo ha seguito ininterrottamente nel suo percorso per sette anni. L’efficienza della scuola italiana è fotografata in questa storia che Maria Scopelliti, la mamma di Andrea racconta. «Mi sento lesa come cittadina e come mamma, il diritto allo studio garantito dalla Costituzione che fine ha fatto?». L’incontro della Flc-Cgil non si limita a dar spazio alle esigenze dei precari, ma alimenta una riflessione a tutto tondo sul ruolo della scuola.
«Una scommessa etica – sostiene la segretaria provinciale Elisabetta Gambello – che deve tenere insieme tutti i settori della conoscenza. Su questi temi interroghiamo la politica che deve assumersi le sue responsabilità. Lo avevamo denunciato già nel 2008 e ci hanno accusato di catastrofismo, oggi siamo ancora qui a testimoniare coerenza». Un incontro a più voci in cui si raccontano problemi e contraddizioni di ogni settore della conoscenza. Il quadro tracciato da Roberto Vinci sulla realtà universitaria è preoccupante. «Il Governo vuole smantellare il sistema pubblico, lo fa attraverso i provvedimenti del ministero dell’Istruzione, dell’Economia e della Funzione pubblica. Si taglia sulle risorse per l’Università pubblica e sulla ricerca ma al tempo stesso si foraggia l’università privata. Non si tratta di miopia ma di una politica del Governo per ricreare ceti e caste. Così facendo aumentando le tasse universitarie il figlio dell’operaio non potrà diventare professionista». Insomma il ruolo di ascensore sociale della scuola perde la sua incisività. Lello Carullo da voce ai problemi di Accademie e Conservatori. «Siamo la cenerentola. Eppure il fatturato del settore cultura ha superato per 3 volte quello dell’auto. Ma nonostante i numeri e il riconoscimento giuridico non riceviamo le stesse attenzioni dell’università». Da dove cominciare? «Servirebbe una nuova legge regionale sul diritto allo studio».
Un racconto-denuncia che arriva alla scure che si è abbattuta sui precari. «25 mila persone di età media di 40 anni sono rimasti senza lavoro, il 65% dei tagli interessa il Mezzogiorno» afferma Gemma Sorgonà. «Ma non è un problema solo di posti di lavoro, ma dei risultati che produce con accorpamenti di classi di 30 alunni». Un operazione in cui la Flc ha promosso di concerto alla federazione e Mimma Pacifici segretaria provinciale incalza: «Il mondo del lavoro è provato in tutti i settori, mentre il Governo vive una fase di stallo. A fronte di questa situazione noi chiediamo un piano straordinario».
«Sono le prospettive dei diritti ai tempi della crisi – considera Demetrio Naccari, già assessore regionale – e del federalismo che riesce a far diventare geografici i diritti. Così le regioni più ricche investono di più, un differenziale interno che nel tempo aumenta il divario tra le due realtà del Paese».
A ribadire la strategicità del settore è l’assessore provinciale Ercole Nucera. «Credo che la formazione venga al primo posto tra le priorità prima ancora della sanità». Alla luce di questa premessa l’Amministrazione provinciale «si è occupata dell’edilizia scolastica. Il 97% degli istituti secondari hanno trovato sistemazione in strutture pubbliche, eliminando così le spese per gli affitti e garantendo agli studenti spazi adeguati».
Per il consigliere comunale Massimo Canale «le istituzioni devono fare fronte comune, perchè questa situazione, frutto di scelte politiche sbagliate mette a rischio l’accesso alla conoscenza e quindi alla libertà».

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Da Repubblica/Torino: «Fiaccole e cortei, la scuola in piazza», di Stefano Parola
Dopo la manifestazione di ieri con genitori e professori, stasera saranno i precari dei sindacati Cobas a sfilare: una maratona della protesta

Non c´è pace per Mariastella Gelmini. A una settimana dal via delle lezioni, il dissenso nei confronti del ministro dell´Istruzione non si è affievolito. E tra lamentele dei genitori, professori che si rifiutano di portare gli studenti in gita e manifestazioni di piazza, pure il mondo accademico inizia a muoversi per contrastare la riforma dell´università.
Per contestare il ministro, ieri la Flc-Cgil ha portato in piazza Castello circa duecento persone, tra lavoratori della scuola, genitori e studenti. E lo ha fatto, come sottolinea il suo segretario provinciale Igor Piotto, «per chiedere che venga invertita la politica dei tagli». Ma anche per raccogliere le firme per il lancio di un piano di investimenti straordinario sulla scuola pubblica.
In piazza con la Flc c´erano precarie come Francesca, «da dieci anni alla ricerca di un posto fisso come insegnante di scuola d´infanzia». O mamme come Maria Pina, che racconta: «Mio figlio fa quinta e la sua maestra di matematica, andata in pensione, è stata sostituita con due insegnanti che si alternano. Mentre l´altro mio bambino è in terza con un disabile, le cui ore di sostegno sono scese da 22 a 14 nel giro di due anni». O anche come Rosi, assistente amministrativa e sindacalista, che spiega che «quest´anno sono stati tagliati 450 posti di personale “ata” solo a Torino, e con il taglio previsto per l´anno prossimo c´è il rischio che molte scuole non aprano nemmeno».
Oggi a continuare la maratona della protesta ci penseranno i movimenti dei precari e i sindacati di base Cub e Cobas. Questa sera alle 20.30 daranno vita a una fiaccolata fino al Po. E sono pronti per protestare anche martedì a Venaria, durante le celebrazioni per l´inaugurazione ufficiale dell´anno scolastico.

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Dal Messaggero Veneto: «Niente elezioni, sindacati in piazza», (c.b.)
Pubblica amministrazione. Giovedì in corteo a Roma. Posizioni discordanti tra Cgil e Cisl

Urne chiuse per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie nella pubblica amministrazione, ma il sindacato Cgil non ci sta.
«Saremo in piazza a Roma il 24 settembre – hanno invitato a prenotare un posto sul pullman i sindacalisti Cgil e Flc-Cgil di Pordenone -. In corteo, per chiedere il disco verde alle elezioni».
I sindacati confederali non sono allineati e l’Aran, l’agenzia di rappresentanza governativa ha giocato la carta del rinvio. Lo slittamento di 12 mesi per il comparto scuola, deciso nel 2009 rischia di fare il bis e addio alla scadenza triennale anche negli altri settori pubblici. «Per 12 mila 500 dipendenti della scuola, sanità, enti locali, Stato e parastatali, Inps, Inail il rinnovo delle delle rsu dovrebbe cadere a fine novembre – hanno ricordato il segretario generale Cgil della funzione pubblica Pierluigi Benvenuto con Carla Franza della segreteria Cgil e Adriano Zonta, vertice Flc-Cgil -. Le procedure avrebbero dovuto partire in agosto, 90 giorni prima delle elezioni e invece, c’è il nulla di fatto. Rivendichiamo il diritto dei lavoratori di eleggere i propri rappresentanti: a nostro avviso, non c’è attinenza tra il rinnovo delle rsu e la ridefinizione dei comparti contrattuali». La dieta amministrativa ridurrà dagli attuali 12 a 4 i comparti di contrattazione: il settore scuola si compatterà con accademie e conservatori. Poi, troveranno unità ministeri e agenzie fiscali a cui si aggiunge il comparto di enti pubblici, enti non economici e ricerca.
Infine le autonomie locali, regioni e servizio sanitario.
«Sono opposte le posizioni della Cgil rispetto a quelle della Cisl – hanno misurato le distanze con i “cugini” confederali Benvenuto, Franza e Zonta -. C’è chi vuole il rinnovo delle rsu e chi dice di volerlo. Le elezioni sono uno strumento per pesare la reale rappresentatività sindacale e dare forza al tavolo dei contratti. Il diritto al voto è democratico. Forse gli altri sindacati temono il risultato sfavorevole di una consultazione?».
I risultati ottenuti dalle liste Flc-Cgil nelle elezioni straordinarie 2009 delle rsu, in alcune scuole del Pordenonese hanno premiato la resistenza alle politiche del governo. «Aprite le urne – è stato l’appello di Gianfranco Dall’Agnese -. Pare che ci sia una volontà sommersa di ridurre le relazioni sindacali nel mondo del lavoro».

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Dal Messaggero/Marche: «Tagli alla scuola, sale la protesta della CGIL», di Gianluca Ginella

Tagli alla scuola, sale la protesta della Cgil. Ieri una delegazione ha incontrato il prefetto di Macerata per chiedere un intervento immediato del governo, perché 450 persone in meno nelle scuole della provincia negli ultimi due anni sono troppi. «Siamo estremamente preoccupati, prima di tutto per l’impatto dei tagli, specie per qualche scuola è diventata una situazione ingestibile – dice il segretario della Flc Cgil di Macerata, Giampaolo Cingolani -. Tra i docenti c’è la difficoltà a incastrare gli orari. Adesso, rispetto al passato, ci sono docenti che fanno servizio in più scuole con difficoltà estrema a gestire le classi. Inoltre quando manca un docente non è facile sostituirlo il giorno stesso, c’è il rischio che alcune classi restino senza docenti per giorni e giorni». Oltre agli insegnanti i tagli hanno colpito il personale non docente: «40 su 62 scuole in provincia hanno richiesto personale. Gli istituti non possono più gestire la sorveglianza 10 ore al giorno, anche solo l’apertura e chiusura delle porte» spiega Cingolani. Altro problema le classi super affollate: la Cgil parla di aule che nella scuola primaria accolgono 28 alunni (contro i 20 previsti dalla legge), mentre per le superiori si arriva a 32-33 studenti. Inoltre sono diversi gli istituti che hanno situazioni di degrado, il ministero dell’istruzione ne segnalava una ottantina in provincia.
Sull’università il sindacato critica la prossima apertura di Economia e commercio a San Benedetto da parte dell’università politecnica delle Marche, in una «inaccettabile logica concorrenziale», in contrasto con le motivazioni che portarono all’accordo tra gli atenei di Macerata e Camerino che hanno deciso di coordinare le risorse. Questi alcuni punti presentati al prefetto Vittorio Piscitelli che ieri ha ricevuto anche alcuni precari. Tra questi c’è Eleonora Ercolani, 29 anni, insegnante di italiano e latino di Montegranaro, laureata con 110 e lode, ma senza cattedra: «L’anno scorso ho lavorato in una scuola privata a Civitanova, senza stipendio, solo per avere punteggio. È una forma di sfruttamento, lo Stato ti mette in situazioni come questa». «Due anni con la Siss, uno per l’abilitazione al sostegno, più cinque di servizio, ho investito otto anni nella scuola e mi ritrovo a non lavorare – dice Davide Galassi, 30 anni, recanatese, insegnante di italiano e latino -. Sono indignato sia per la perdita del posto di lavoro, sia per la rabbia di vedere una scuola che non funziona».
Infine Cgil e Cisl hanno chiesto un incontro al Comune «per sistemare i trasporti urbani, ci sono molti disagi tra i ragazzi per gli orari delle coincidenze», segnala il segretario della Cgil Macerata Aldo Benfatto.

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Dall’Unità: «Ieri mattina a Palermo la protesta dei precari di tutta l’isola»

Erano più di tremila,secondo le stime del sindacato, i partecipanti alla manifestazione regionale promossa da Cgil e Flc contro i tagli della riforma Gelmini, a Palermo davanti alla sede del Miur Sicilia. Delegazioni di lavoratori e precari della scuola sono giunte da tutta l’isola.Alle12c’è stato un incontro del sindacato col direttore scolastico regionale e un funzionario del ministero dell’istruzione al quale ha partecipato anche l’assessore regionale all’istruzione e formazione professionale Mario Centorrino. «È un momento importante – dice il segretario regionale della Flc Cgil Giusto Scozzaro – Ci sono i precari della scuola e lavoratori di tutte le categorie colpite dalla crisi dagli edili ai metalmeccanici, ma anche tanti studenti». «Una manifestazione che parte dai problemi della scuola per affrontare la situazione di generale crisi del paese, aggravata dai provvedimenti del Governo».

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