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Ddl Gelmini: approvato alla Camera. Dichiarazioni di voto dell' on. Dario Franceschini

Signor Presidente, stiamo affrontando questa discussione in una situazione surreale. Una maggioranza al capolinea, ex maggioranza l’ha chiamata l’onorevole Della Vedova, che non esiste più, non esiste più politicamente e numericamente e che pure vuole imporre a tempo ormai scaduto una riforma al mondo dell’università con dei muscoli che non ha, scaricando su un Paese già approvato altre tensioni. La giornata di oggi è particolarmente significativa perché le migliaia di studenti che hanno manifestato non hanno alle spalle alcun partito né alcun sindacato. L’hanno fatto spontaneamente dal sud al nord del Paese (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

Le riforme vere, anche quando si ha la forza numerica e politica per farle – e non è il vostro caso – si fanno sempre con l’ascolto e la concertazione. Le proteste si cerca di capirle, non le si liquida con slogan sprezzanti, soprattutto quando quella protesta viene dai nostri ragazzi, dagli studenti, dai ricercatori. Leggete i blog, leggete i cartelli, leggete la lettera nobile dei ricercatori del Cern: quelli che protestano e chiedono ascolto sono il futuro del nostro Paese. E il Ministro e voi avete risposto soltanto con slogan e alibi. È uno slogan e un alibi parlare di lotta contro i baroni, come avete fatto continuamente: basterebbe citare la riforma voluta appena due anni fa dal Ministro Gelmini, che ha messo solo ordinari e tolto associati e ricercatori dalle commissioni di concorso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
È uno slogan e un alibi pronunciare la parola «merito» mentre si ingabbiano gli atenei in un rigido schema ministeriale che lascia ben poco spazio alla valutazione, una legge che porta all’esasperazione burocratica delle università. Avete battuto tutti i record: il testo contiene circa 170 norme, che diventeranno più di 500 con le deleghe e che richiederanno 1.000 regolamenti da parte degli atenei. È uno slogan e un alibi proclamare l’autonomia come valore e poi approvare una legge che sembra un commissariamento: gli atenei sotto il controllo del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca sotto il controllo del Ministero dell’economia e delle finanze (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
E poi lo sapete: qualsiasi riforma vera ha dei costi, mentre voi pretendete di chiamare riforma un elenco di tagli. Dal primo giorno avete fatto solo tagli all’università: la prima perla, appena arrivati, è stata l’Alitalia finanziata con l’eliminazione del fondo per la ricerca istituito nel 1982 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). E poi: meno 1,3 miliardi di risorse ordinarie per l’università con il decreto-legge n. 112 del 2008 per effetto del blocco del turnover e più 476 milioni di euro tagliati per coprire niente meno che il taglio dell’ICI ai redditi più alti, tolti all’università. Meno risorse con la manovra estiva per le retribuzioni del personale universitario con il blocco degli stipendi, meno un miliardo e 76 milioni al fondo di finanziamento ordinario, rifinanziato soltanto con 800 milioni e mi fermo nell’elenco.
E per coprire tutto questo avete scelto la stessa tecnica, sempre lo stesso copione, quello che avete usato per la scuola nell’anno scorso, nell’anno che abbiamo alle spalle: tagliare e poi andare in televisione e negare i tagli, a dire che non cambierà nulla per tranquillizzare gli italiani. Ma quando è cominciato l’anno scolastico, nel mese di settembre, le famiglie italiane che hanno figli a scuola hanno visto sulla loro pelle cosa sono quei tagli (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e Unione di Centro), quando non hanno più l’insegnante di sostegno, quando le scuole cadono a pezzi, quando per assenza di supplenti si mettono quattro classi in palestra con un solo insegnante per cento allievi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Voi tagliate dove tutto il mondo decide di investire: nel sistema della formazione dei nostri figli. Eppure i dati del ritardo italiano sono drammatici: investiamo in università lo 0,8 per cento del PIL, contro una media OCSE dell’1,3. Le immatricolazioni sono calate negli ultimi quattro anni del 14 per cento. Aumentano sempre di più gli studenti che scelgono la via dell’università all’estero, mentre, a rovescio, è meno del 3 per cento il numero degli studenti stranieri, un terzo della media OCSE. Si riduce il numero di laureati figli di non diplomati: il 10 per cento, mentre in Francia ed in Inghilterra è fra il 35 ed il 40 per cento. Cala drammaticamente la percentuale degli aventi diritto che sono realmente coperti da borse di studio.
Purtroppo emerge un disegno, un disegno che non so se sia consapevole e non so se lei Ministro ne sia soltanto lo strumento inconsapevole: un’università pubblica di basso livello, a basso costo, che laurei in massa per recuperare il ritardo rispetto alle medie europee e un’università privata di eccellenza per chi ha i soldi o per chi può mandare i figli all’estero (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Del resto, il Ministro Tremonti ha parlato chiaro: ha detto che con la cultura non si mangia, che la Divina Commedia non è un buon companatico. Il Presidente Berlusconi, che non fa mai mancare la sua parola di saggezza, si è posto la seguente domanda: perché dovremmo pagare gli scienziati, se facciamo le più belle scarpe del mondo?
E, invece, il legame tra università, conoscenza, cultura, storia, identità di un Paese, emerge con intelligenza dalle modalità che hanno scelto i ragazzi italiani per protestare, andando sui monumenti più importanti delle città, perché quelli sono i simboli del legame calpestato tra scuola, università, ricerca e mondo della cultura (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). I ragazzi hanno capito quello che non ha capito il Ministro Bondi, e cioè che i nostri monumenti sono la carta con cui ci presentiamo di fronte al mondo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Imparate da loro! Imparate dai ragazzi italiani! Andate anche voi, se avete il coraggio, in mezzo a loro! Se avete il coraggio, ascoltateli perché avete molto da imparare!
L’università ha bisogno di una riforma vera, non di queste norme che non risolvono i problemi e aggravano i ritardi. Il Partito Democratico farà diventare l’università centrale nella manifestazione di Roma dell’11 dicembre (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

Il Partito Democratico ha portato in quest’Aula 230 emendamenti di merito e ne avete bocciati 220 senza nemmeno discuterli (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Noi abbiamo provato a migliorarla; voi vi siete mostrati sordi con l’arroganza di una maggioranza che ha fretta. Fretta, perché capisce che il tempo è finito e ha bisogno di una bandiera da sventolare per illudersi di esistere ancora. I nostri emendamenti sono tutti passi concreti, coperti finanziariamente, dentro una visione alternativa alla vostra dell’università.
Borse di studio a tutti gli aventi diritto, perché per far vincere il merito bisogna avere pari opportunità: il figlio dell’operaio e il figlio del notaio devono avere le stesse opportunità nel corso della vita (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)! Un piano per le residenze universitarie. Lo sblocco del turnover e l’impiego di risorse per i nuovi professori e i nuovi ricercatori; un ricambio generazionale, l’età media dei docenti in linea con l’Europa, l’età di pensionamento negli standard internazionali a 65 anni. No al precariato. Un contratto unico formativo di ricerca. Progressioni e compensi dei professori tutti basati sul merito.
E, infine, autonomia vera, con regole trasparenti sulla ripartizione delle risorse all’università su tre punti molto chiari: numero di studenti, valutazione di ricerca e didattica, coesione territoriale. Investire sul futuro, per non mortificare il destino individuale dei nostri ragazzi, perché i ragazzi della globalizzazione vedono cosa succede ai loro coetanei, vedono che in un altro Paese europeo se hai studiato, se sei bravo, vinci un concorso e vai in cattedra, e vedono che da noi puoi essere bravo, puoi avere i master, puoi avere studiato, ma hai sempre qualcuno che ti passa davanti perché è più protetto ed è figlio di qualcun altro e questo non è giusto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

Investire sul futuro per non bruciare l’unica risorsa che abbiamo, che ha la nostra economia nel mondo globale: investire sul capitale umano, sull’intelligenza. Investire sul futuro. Questa è la domanda che viene dai tetti, che viene da dietro gli striscioni. Questo è il vento che sta soffiando tra i giovani. Soffia forte nelle nostre università ed è pieno di fiducia e pieno di speranza.
Berlusconi, oggi, con la consueta arroganza di chi sente che gli sta crollando tutto addosso – si sente ormai perduto – ha detto agli studenti: «Andate a studiare». Bene, caro Berlusconi, è proprio per questo che manifestano i ragazzi: perché vogliono potere studiare nelle università italiane (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Non avrete il tempo…

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Franceschini.

DARIO FRANCESCHINI. Ho finito. Non avrete il tempo di fare diventare queste norme una legge. Il vostro percorso finirà molto prima e l’arroganza con cui avete cercato di imporre questa finta riforma sarà il vostro ultimo atto di debolezza (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Unione di Centro e di deputati del gruppo Italia dei Valori – Congratulazioni – Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

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