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"Sei famiglie su dieci in difficolà a pagare mutui e bollette. L'evasione fiscale vale 100 miliardi l'anno", di Nicoletta Cottone e Claudio Tucci

Sei famiglie su 10 sono in difficoltà a pagare bollette, mutui, prestiti. Il 7,8%, nel 2009, non è riuscito a rispettare le scadenze previste, il 13,4%, lo ha fatto con molte difficoltà, il 38,5% con qualche difficoltà. Risultato? Che «l’Italia appiattita dalla crisi stenta a ripartire», sottolinea l’annuale rapporto del Censis sulla situazione sociale del Belpaese, presentato al Cnel, dal presidente del Censis, Giuseppe De Rita. A soffrire di più sono state le famiglie monogenitoriali e le coppie con figli. E per cercare di resistere alla crisi si punta soprattutto sul risparmio: nel biennio 2009-2010 è aumentata la liquidità detenuta dalle famiglie (+4,6% in termini reali i biglietti e depositi a vista, +10,3%, gli altri depositi), con la quale si cerca di tamponare spese impreviste. Il 28% degli italiani é «molto preoccupato» e il 40% «abbastanza preoccupato» perché il proprio reddito in vecchiaia sarà insufficiente a garantire un livello dignitoso di vita.

Gli aumenti tariffari per il prossimo anno vengono calcolati in poco meno di mille euro a famiglia. Poi ci sono i contributi aggiuntivi per le scuole dell’obbligo, le fasce blu per i parcheggi, le multe che sostengono le esangui casse dei comuni, le revisioni di auto e caldaie, le parcelle per la dichiarazione dei redditi. Complessivamente, la stima della «tassazione occulta» elaborata dal Censis porta a 2.289 euro all’anno per una famiglia di tre persone.
La crisi globale ha mandato al tappetto anche il lavoro autonomo: 437mila imprenditori e lavoratori in proprio (vale a dire artigiani e commercianti) in meno dal 2004 al 2009 (-7,6 per cento). Crolla anche l’occupazione giovanile, colpa soprattutto della troppa “flessibilità”. Nel 2009 tra gli occupati di età compresa fra i 15 e i 34 anni sono stati persi circa 485mila posti di lavoro (- 6,8%), mentre nei primi due trimestri del 2010 ne sono stati bruciati quasi 400mila (-5,9 per cento). Dunque in un anno e mezzo sono stati circa 885mila i posti persi dai giovani. Sono invece 2.242.000 i giovani tra 15 e 34 anni che non studiano, non lavorano e neppure cercano un impiego. E ben il 91% dei disoccupati monoreddito in Italia sono da considerarsi a rischio povertà, contro il 32% in Belgio, il 55% in Spagna e il 75% del Regno Unito.
Imprenditori a rischio “despecializzazione”. Per il Censis, l’Italia è anche il paese europeo con il più basso ricorso a orari flessibili nell’ambito dell’organizzazione produttiva: solo l’11% delle aziende con più di 10 addetti utilizza turni di notte, solo il 14% fa ricorso al lavoro di domenica e il 38% al lavoro di sabato. E siamo pure il paese dove è più bassa la percentuale di imprese che adottano modelli di partecipazione dei lavoratori agli utili dell’azienda (lo fa solo il 3% contro una media europea del 14 per cento). Esiste però un rischio di despecializzazione imprenditoriale. La quota dell’export italiano sul mercato mondiale è passata negli ultimi nove anni dal 3,8% al 3,5 per cento. È migliorato il nostro posizionamento per prodotti come gli articoli di abbigliamento, i macchinari per uso industriale, i prodotti alimentari, ma abbiamo perso terreno nei comparti a maggiore tasso di specializzazione, come le calzature (-3,8%), la gioielleria (-4,3%), i mobili (-4,7%), gli elettrodomestici (-5,8%) e i materiali da costruzione (-13,7 per cento). Il pericolo, evidenzia lo studio, «è che strategie di nicchia, design e qualità non bastino più senza maggiori iniezioni di innovazione nei prodotti».

Evasione fiscale da record: una tassa occulta da 100 miliardi di euro l’anno. E se il Paese non imbocca con decisione il sentiero della ripresa dipende anche, secondo il Censis, dal fatto che sul sistema pesano come macigni un debito pubblico enorme, che ogni anno drena risorse per il 4,7% del Pil, e un’evasione fiscale che le stime più rosee valutano intorno a 100 miliardi di euro l’anno. L’economia irregolare, dopo un lungo periodo di frenata, ha ripreso a crescere, registrando tra il 2007 e il 2008 un aumento del valore del 3,3%, portando l’incidenza sul Pil dal 17,2% al 17,6 per cento. A trainarla è stata la componente più invisibile, legata ai fenomeni di sottofatturazione e di evasione fiscale (+5,2%), la cui incidenza sul valore complessivo del sommerso raggiunge ormai il 62,8 per cento. Di contro, il valore imputabile al fenomeno del lavoro irregolare resta sostanzialmente stabile (+0,1%) e la sua incidenza scende dal 38,4% al 37,2 per cento.

I grumi perversi della criminalità organizzata. Il rapporto del Censis sottolonia poi come in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia siano ben 448 i comuni in cui sono presenti sodalizi criminali, 441 quelli in cui si trovano beni immobili confiscati alle organizzazioni criminali, 36 quelli sciolti negli ultimi tre anni per infiltrazioni mafiose. Complessivamente si tratta di 672 territori comunali, che occupano il 54,8% della superficie delle quattro regioni, dove vive il 79,2% della popolazione (più di 13,4 milioni di persone, che rappresentano il 22,3% dell’intera popolazione italiana). Rispetto a tre anni fa, il numero dei comuni è aumentato (nel 2007 erano 610). La regione dove la presenza della criminalità organizzata e il controllo del territorio sono più pressanti è la Sicilia (dove il 52,3% dei comuni presenta almeno un indicatore di criminalità organizzata, coinvolgendo l’83,1% della popolazione), segue la Puglia (con il 43% dei comuni), la Calabria (38,4%) e la Campania (36,3 per cento).

Se la politica non fa la differenza. Secondo il Censis, il 34,4% degli italiani ritiene che la classe politica litigiosa sia il principale freno alla ripresa economica del Belpaese. I beneficiari della social card sono 450mila, a fronte di 830mila richieste e una platea di riferimento annunciata di circa 1,3 milioni di persone. Per il Piano casa si parlava di investimenti per 70 miliardi di euro, ma a più di un anno di distanza in oltre 60 comuni capoluogo di provincia sono state presentate poco meno di 2.700 istanze (in media 42 per comune). Per realizzare un’opera pubblica nel settore dei trasporti di valore superiore a 50 milioni di euro ci vogliono ancora mediamente 3.942 giorni, quasi 11 anni. I lavori dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria sono stati avviati nel 1997 e il loro completamento, fissato al 2003, è stato posticipato prima al 2008 e poi al 2013. Si capisce allora lo scoramento degli italiani. Il distacco è più marcato è più marcato tra i giovani (75 per cento). Ma anche le donne non scherzano (77%) e soprattutto le persone con titolo di studio elevato (quasi il 74% dei diplomati e oltre il 73% dei laureati).

In Italia piace l’e-book. Italiani amanti dei libri, meglio se digitali. Una tendenza importata dagli States (nel 2009 l’e-book costituiva solo l’1,5% del mercato, le stime per il 2010 indicano una quota del 5%, più del triplo), ma che sta prendendo piede anche nel Belpaese. Qui, scrive il Censis, si prevede una quota di mercato dello 0,1% al dicembre 2010, pari a oltre 3,4 milioni di euro. Una fetta di mercato ancora molto piccola, ma triplicata rispetto allo 0,03% del dicembre 2009. Anche i primi mesi del 2010 sono positivi: rispetto al giugno del 2009, le librerie on line fanno registrare un incremento dell’attività del 24,5 per cento. Nel comparto dell’editoria digitale, sono in diminuzione cd rom e dvd (-24%), mentre il segno è sempre positivo per banche dati e altri servizi Internet (+61,5% tra il 2006 e il 2009, +30% tra il 2008 e il 2009).

Il Sole 24 Ore 03.12.10

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Censis: Italia appiattita, la ripresa arranca
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Il Belpaese descritto nel 44esimo Rapporto del Censis sulla situazione sociale “stenta a ripartire” a causa dell’inattività lavorativa e imprenditoriale. Pesano debito pubblico e evasione fiscale. Il paese tiene grazie a famiglia e risparmi privati

Un’Italia affaticata e una ripresa che stenta a decollare. Un paese schiacciato sotto il peso del debito pubblico, di un’evasione fiscale da almeno 100 miliardi l’anno e di un’economia irregolare, che tra il 2007 e il 2008 ha inciso sul pil per il 17,6 per cento. E’ questa la fotografia, non certo fiduciosa scattata dal Censis nel 44esimo Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese.

L’Italia descritta nel rapporto si trova a fare i conti con gli effetti della crisi e della globalizzazione che portano un disinvestimento dal lavoro, uno scoraggiamento tra i giovani, una despecializzazione produttiva e risparmi stagnanti. Sono queste le zavorre che frenano lo slancio necessario per ripartire. La politica non aiuta. Secondo gli italiani, infatti, la litigiosità della classe politica costituisce il principale problema che grava sulla ripresa economica.

Tuttavia, il Paese tiene grazie a ‘intrecci virtuosi’, quali l’irrobustimento delle reti tra imprese. E soprattutto grazie alle famiglie. Le quali, se pur alle prese con la moltiplicazione di spese indesiderate e di aumenti tariffari che graveranno il prossimo anno per quasi 1000 euro a famiglia, sono un pilastro strategico del welfare. Ed è così che caricandosi di compiti assistenziali, anche gravosi e complessi, riempiono il vuoto lasciato dal sistema pubblico.

Il lavoro. E’ un’Italia “appiattita” quella che esce dalle analisi del Censis. Un paese che, dopo essere cresciuta meno, dal 2000 al 2009, degli altri Paesi europei, ora “stenta a ripartire”. L’interesse dell’istituto punta, in particolare, sul disinvestimento individuale del lavoro. Mentre in tutto il mondo la ricetta per uscire dalla crisi prevede l’attivazione di tutte le energie professionali con l’auto-imprenditorialità, l’Italia, patria del lavoro autonomo e imprenditoriale, vede, invece, ridursi in questi anni proprio la componente del lavoro non dipendente: 437.000 imprenditori e lavoratori in proprio (artigiani e commercianti) in meno dal 2004 al 2009 (-7,6 per cento). Nei primi due trimestri del 2010 si è registrato un calo degli occupati tra 15 e 34 anni del 5,9 per cento, a fronte di una riduzione media dello 0,9 per cento. Poco fiduciosi nella possibilità di trovare un’occupazione, ma anche poco disponibili a trovarne una a qualsiasi condizione, i giovani hanno avvertito più degli altri gli effetti della crisi. Sono 2.242.000 le persone tra 15 e 34 anni che non studiano, non lavorano, né cercano un impiego. Più della metà degli italiani (il 55,5 per cento) pensa che i giovani non trovano lavoro perché non vogliono accettare occupazioni faticose e di scarso prestigio: una valutazione che potrebbe apparire ingenerosa e stereotipata, se non fosse che ad esserne più convinti sono proprio i più giovani, tra i quali la percentuale sale al 57,8 per cento.

L’impresa. Ma l’Italia, corre anche il rischio di una despecializzazione imprenditoriale. Negli ultimi nove anni, la quota dell’export italiano sul mercato mondiale è passata negli ultimi nove anni dal 3,8 per cento al 3,5 per cento. E’ migliorato il nostro posizionamento per prodotti come gli articoli di abbigliamento, i macchinari per uso industriale, i prodotti alimentari, ma abbiamo perso terreno nei comparti a maggiore tasso di specializzazione, come le calzature (-3,8 per cento), la gioielleria (-4,3 per cento), i mobili (-4,7 per cento), gli elettrodomestici (-5,8 per cento) e i materiali da costruzione (-13,7 per cento). E il pericolo e’ che strategie di nicchia, design e qualita’ non bastino piu’ senza maggiori iniezioni di innovazione nei prodotti.

Famiglia e risparmio. Altro elemento evidenziato dal Censis è l’uso stagnante del risparmio familiare. Mattone, liquidità, polizze: sono questi i pilastri ai quali le famiglie si sono ancorate per resistere alla crisi. Nel primo trimestre del 2010 i mutui erogati sono aumentati in termini reali del 10,1 per cento rispetto alla stesso periodo del 2008, superando i 252 miliardi di euro. Nel biennio è aumentata la liquidità detenuta dalle famiglie (+4,6 per cento in termini reali i biglietti e depositi a vista, +10,3 per cento gli altri depositi). Nei primi nove mesi del 2010 i premi per nuove polizze vita sono aumentati del 22 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009. Tra le famiglie che fronteggiano pagamenti rateali, mutui o prestiti di vario tipo, il 7,8 per cento dichiara di non essere riuscito a rispettare le scadenze previste, il 13,4 per cento lo ha fatto con molte difficoltà, il 38,5 per cento con un po’ di difficoltà: a soffrire di più sono state le famiglie monogenitoriali e le coppie con figli. Nonostante la generale propensione a evitare impieghi rischiosi, negli ultimi mesi si registra però il ritorno a un profilo meno prudente nella collocazione del risparmio familiare, con un aumento tra il primo trimestre 2009 e il primo trimestre 2010 delle quote di fondi comuni d’investimento (+29,3 per cento) e delle azioni e partecipazioni (+12,5 per cento).
La scuola. ‘Buchi’ che riguardano anche il sistema dell’istruzione: il 56,5 per cento delle scuole italiane (dalla materna alle superiori) ha chiesto in quest’anno scolastico un contributo volontario alle famiglie, aggiuntivo alle tasse scolastiche e al costo della mensa. Il valore medio versato è stato pari a 80 euro, con punte fino a 100 euro nella scuola primaria e 260 euro nei licei.

Debito ed evasione. Se il Paese non imbocca con decisione il sentiero della ripresa -rivela il Censis – dipende anche dal fatto che sul sistema pesa come macigni un debito pubblico enorme “che ogni anno drena risorse per il 4,7 per cento del Pil”. Poi c’è un’evasione fiscale che “le stime più rosee valutano intorno a 100 miliardi di euro l’anno”. In alcune regioni, inoltre, a complicare la situazione è la presenza della criminalità organizzata, radicata specialmente nel Sud Italia, soprattutto in Sicilia, Puglia, Calabria e Campania.

La politica. In questo quadro grava anche, per la maggioranza relativa degli italiani (il 34,4 per cento) “una classe politica litigiosa” che incide in negativo sulla ripresa prima ancora della elevata disoccupazione (29,6 per cento). Molti dei provvedimenti varati negli ultimi anni, scrive il Censis, hanno avuto un modesto impatto reale. Da qui il venir meno della fiducia nelle lunghe derive e nell’efficacia delle classi dirigenti. Di là dai fenomeni congiunturali economici e politico-istituzionali dell’anno, suggerisce il Censis, “adesso occorre una verifica di cosa è diventata la società italiana nelle sue fibre più intime”.

da www.rassegna.it

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