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"La scuola si regge sui soldi delle famiglie E il ministero? Manda lavagne multimediali", di Rosaria Amato

Oltre la metà dei genitori versa un ‘contributo volontario’ ancora maggiore dell’anno scorso che va in media dai 16,4 euro della scuola d’infanzia agli 80 euro delle scuole medie superiori, ma si può arrivare fino ai 260 euro. La metà delle scuole italiane non riesce a fare a meno dei contributi ‘volontari’ dei genitori, e nel 13,6% degli istituti gli stessi genitori si sono rassegnati a fare di tutto, dalla ritinteggiatura delle pareti alle riparazioni di mobiletti e materiale didattico. E il ministero si affanna a mandare lavagne multimediali. E’ lo sconfortante panorama delle strutture dell’istruzione che traccia il Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2010 del Censis. Tra le oltre 1000 scuole interpellate l’84,9% ha risposto di avere a disposizione le lavagne interattive quasi sempre finanziate dal ministero (91,4%), che solo nello 0,2% dei casi si preoccupa di verificare che ci sia una connessione a Internet. Ma, appunto, il ministero non appare di manica altrettanto larga quando si tratta di sopperire alle richieste delle scuole in materia di “adeguamento della strumentazione e degli ambienti di studio”. Per quello ci sono i contributi dei genitori o, nel caso in cui la scuola decida d’ingegnarsi, gli sponsor che usufruiscono di concessione di spazi pubblicitari (31,8%) o i proventi delle macchine distributrici di bevande o alimenti (31,8%).

“Ci sono due logiche che si delineano nella scuola – spiega il presidente del Censis Giuseppe De Rita – quella tecnologica, per cui vengono mandate le lavagne luminose, un tipo d’innovazione un po’ stanca, che personalmente trovo di nessun interesse. E poi c’è invece una forte innovazione nel ruolo delle famiglie: le famiglie non si sono rassegnate di fronte al fatto che
non ci sono i soldi, si sono responsabilizzate, hanno preso in mano le sorti della scuola. Nel giro di un anno è cambiato profondamente il ruolo delle famiglie, dai consigli d’istituto alla vita quotidiana delle scuole”.

Le scuole si reggono sulle famiglie. Il 53,1% delle scuole chiede un contributo economico, che viene fornito dall’82,7% dei genitori, una percentuale molto alta: l’ampiezza del livello di adesione, spiega il Censis, appare dettata dall’esigenza di “tamponare le carenze di materiali e strumenti per il funzionamento ordinario dell’istituzione” e di “sostenere la qualità e varietà dell’offerta formativa”. E quindi con il contributo volontario dei genitori le scuole acquistano materiali didattici (77,2%), migliorano le dotazioni informatiche (sulle quali di regola non si riscontra da parte del ministero una sensibilità analoga a quella dimostrata per le LIM), i laboratori o le palestre (58,3%) e forniscono persino supporto economico agli studenti più indigenti per assicurare la loro partecipazione nelle attività didattico-formative (43,1%).

I contributi privati. Il 36,4% delle scuole riceve contributi da soggetti privati (diversi dai genitori). Si tratta di donazioni (46,4%), installazioni di macchine distributrici di bevande e alimenti (34,8%), sponsorizzazioni o pubblicità (31,8%), affitto e concessione dell’utilizzo dei locali dell’istituto (21,6%).

E quelli di ‘manovalanza’. Diventa sempre più comune il caso di genitori che decidano di contribuire materialmente al buon funzionamento della scuola. Nell’ultimo anno scolastico, le famiglie “hanno collaborato alla manutenzione o al mantenimento degli spazi” nel 13,6% delle scuole. Il 65,7% ha eseguito la pulizia e tintura delle pareti, il 22,9% ha ripulito tendi e suppellettili, il 13,6% ha riparato sedie, tavoli e armadi.

Le lavagne. La distribuzione di lavagne multimediali è stata piuttosto equa tra Nord e Sud: infatti si oscilla tra l’88% del Nord-Ovest e l’83,4% del Mezzogiorno. “Stando alle risposte dei dirigenti scolastici – nel 91,4% dei casi le risorse per l’acquisto delle Lim hanno avuto origine ministeriale”. Soltanto nello 0,2% dei casi il criterio adottato è quello di scelta delle classi con connessione Internet, eppure le lavagne multimediali collegate alla rete offrono un ben più ampio ventaglio di possibilità ai docenti che intendano farne uso. Alla distribuzione delle LIM non è stata affiancata un’adeguata formazione dei docenti: il 51,4% degli insegnanti dichiara che l’impiego delle lavagne “ha prodotto nuovi fabbisogni di formazione dei docenti, non ancora del tutto soddisfatti”, mentre il 48,8% afferma che “la scarsa autonomia dei docenti nella creazione di contenuti digitali determina una sottoutilizzazione delle lavagne”

La Repubblica 03.12.10

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