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"Pd e destra per salvare il Paese e dopo un anno si va a votare", intervista a Dario Franceschini di Giovanna Casadio

Franceschini: ma Berlusconi resti fuori. Serve un esecutivo che affronti la crisi economica e metta mano a una nuova legge elettorale. Invito rivolto a chi nella maggioranza antepone l´interesse nazionale all´interesse di parte. «Berlusconi si tolga di mezzo. Già da mesi avrebbe dovuto dimettersi. Quanto costerà questo atteggiamento del premier all´Italia? Ha lanciato l´allarme-rating ma l´instabilità è colpa della sua maggioranza e dipende anche dalla stagnazione di un paese, il nostro, che non ha più crescita. La sua pretesa di restare comunque a Palazzo Chigi, il suo discredito internazionale quanto incidono sul differenziale di interessi tra noi e la Germania? Un costo economico spaventoso a carico delle famiglie italiane». È una requisitoria quella di Dario Franceschini. Per le opposizioni, così come per Fini, è cominciato il conto alla rovescia: meno nove giorni al voto di sfiducia a Berlusconi. E la partita è già spostata sul “dopo”. Per il capogruppo Pd l´obiettivo è un governo di responsabilità anche di un anno, o quanto occorre, per affrontare l´emergenza economica e la riforma elettorale.
Siete così certi di avere i numeri per la sfiducia, onorevole Franceschini? Perché Berlusconi è convinto del contrario.
«Sono uno abbastanza preciso e con una certa esperienza parlamentare, in più conosco l´aritmetica: 85 più 225 – che sono i firmatari delle due mozioni di sfiducia – fa 310. Basta aggiungere il deputato valdostano Roberto Nicco e i sei radicali – i quali stanno ponendo una seria questione politica che il Pd dovrà affrontare, ma non ho dubbi voteranno come sempre contro il governo – ebbene, la somma fa 317. E non conto Fini, il presidente della Camera per consuetudine non vota, né altri parlamentari che ci stanno pensando».
Intanto il coordinatore del Pdl, Denis Verdini dice di «fregarsene politicamente» delle prerogative del capo dello Stato e che poi si andrà alle elezioni.
«Temo che le parole di Verdini in tutta la loro volgarità siano un piccolo aperitivo rispetto al clima incandescente in cui Berlusconi, e quelli che gli sono rimasti fedeli, trascineranno il paese per impedire che la crisi segua le regole costituzionali. Del resto si sta manifestando l´essenza stessa del berlusconismo, e cioè l´idea malata che vincere le elezioni sia un fatto personale e di essere perciò al di sopra del Parlamento, del capo dello Stato, della Costituzione».
Lei non prevede una resa di Berlusconi?
«Non mi pare sia possibile, è in contrasto con la sua idea della politica e dello Stato; il premier non vede altro che se stesso e niente oltre se stesso. Immagino che il suo schema sarà – una volta passata la mozione di sfiducia – sparare contro tutto e tutti sin dal giorno dopo, chiedendo elezioni anche a costo di esporre l´Italia a una drammatica crisi e alla speculazione internazionale. Siamo alla vigilia di regole europee che imporranno una durissima manovra di rientro del debito pubblico, con un paese esposto, come abbiamo visto dai documenti WikiLeaks, al discredito e una legge elettorale-truffa. Ogni persona di buonsenso non può non pensare a un governo di responsabilità. Se anche Berlusconi riuscisse a salvarsi per un voto o due, non avrebbe la forza per affrontare questa emergenza».
Un governo di responsabilità con chi? Non state facendo i conti senza l´oste, ovvero il centrodestra?
«Con le forze politiche e i singoli parlamentari di opposizione e di maggioranza che mettano gli interessi nazionali davanti a quelli di parte. Qualsiasi soluzione, però senza Berlusconi».
Ma il Pd appoggerebbe un governo guidato da Gianni Letta o da Tremonti?
«Conosco le prerogative del presidente Napolitano e, prima di parlare di nomi, anche di quelli più improbabili, si deve capire se nel centrodestra ci sono parlamentari che ritengono più importante di Berlusconi salvare il loro paese. Questo è il bivio. Dal 15 dicembre anche nel Pdl e nella Lega molti dovranno chiederselo. Il “dopo” è un governo che non butti il paese in un periodo d´incertezza com´è una campagna elettorale. Poi si va alle elezioni».
Quanto dovrebbe durare questo governo, un anno?
«Il tempo che occorre per fronteggiare crisi e manovre economiche e fare una nuova legge elettorale.

La Repubblica 05.12.10

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