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"Unità sindacale, la lezione che viene dal 1960", di Carlo Ghezzi

Nel luglio sessanta imponenti agitazioni scuotono il Paese, i morti di Reggio Emilia e della Sicilia, lo sciopero generale della Cgil pongono fine all’avventura del governo Tambroni appoggiato dal Movimento sociale italiano e determinano la fine dell’agonia del centrismo che impediva l’apertura di una fase politica nuova che porta al centro-sinistra ma anche all’avvio della «riscossa operaia». È a Milano che si compiono in quell’anno scelte sindacali che segnano un cambiamento epocale. La Fiom milanese (la rappresentanza sindacale dei metalmeccanici nella Cgil, ndr), diretta da Giuseppe Sacchi, e la Fim, ove opera Pierre Carniti, danno il via ad una stupefacente stagione di mobilitazioni caratterizzata da convergenze unitarie e da forme di lotta che anticipano quanto accadrà nell’autunno caldo mentre si vedono per la prima volta degli studenti sfilare con i lavoratori. Il dieci dicembre 1960 Intersind sottoscrive un accordo che recepisce le richieste degli elettromeccanici ma Assolombarda non accetta. Il suo fronte si sgretola e alcuni industriali cominciano a firmare accordi a livello aziendale. Il 1960 si conclude con l’immensa manifestazione indetta dalla sola Fiom di centomila elettromeccanici che a Natale si radunano in Piazza Duomo con i propri familiari. La scelta solleva l’avversione della Cisl e molte critiche sui giornali mentre i lavoratori raccolgono diffuse simpatie culminate con il saluto che il cardinale Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI, durante la Messa solenne rivolge a coloro che si battono per il rinnovo contrattuale e per una maggior giustizia sociale. Da allora si comincia a porre fine alla vecchia parola d’ordine «marciare divisi per colpire uniti» che viene sostituite da «uniti si vince» che favorisce l’unità tra lavoratori di diverse culture e storie e avvia la lunga preparazione dell’autunno caldo con le sue grandi conquiste sindacali, l’approvazione dello Statuto dei Lavoratori, le battaglie per un welfare universale e solidale. E oggi? In una situazione di una profonda divisione sindacale sulle politiche contrattuali, sul sistema di relazioni industriali, sulla natura e sul ruolo del sindacato, il riproporre quei fatti che contribuirono a riportare il lavoro e la sua dignità nella parte alta dell’agenda politica può stimolarci a riflettere su quali siano i grimaldelli che possono scardinare il preoccupante muro di incomunicabilità eretto tra le organizzazioni sindacali, la pratica degli accordi separati, la mortificazione della democrazia sindacale e della partecipazione dei lavoratori.

L’Unità 28.12.10

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