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"Stati Generali della Conoscenza", di Fabrizio Dacrema

Una grande e buona notizia per la scuola, l’università e la ricerca del nostro paese: ventiquattro organizzazioni si sono unite per dare vita agli Stati Generali della Conoscenza. Iniziano un percorso comune al quale chiedono di aderire a tutte quelle realtà della società civile che sono convinte sia necessaria una decisa discontinuità nelle politiche della conoscenza.
Dopo anni di predicazione sulla centralità della conoscenza per il futuro del paese è indispensabile ottenere risultati concreti, il paese sembra ormai avviato su un piano inclinato fatto di declino economico, impoverimento, deterioramento delle istituzioni democratiche, assenza di futuro per i giovani.
Su questa consapevolezza della situazione di emergenza in cui si trova il paese, si basa una nuova volontà unitaria e nasce un’aggregazione ampia e articolata, comprendente forze sociali e del lavoro, associazioni professionali della scuola e dei ricercatori, organizzazioni studentesche e dei precari della conoscenza: ispirazioni ideali e politiche anche molto diverse, ma ferma volontà di convergere per ottenere effettivi miglioramenti dei sistemi della conoscenza. Di qui la decisione di concordare un primo documento politico sulla base del quale avviare un percorso fatto di ricerca, elaborazione e iniziative finalizzate a ottenere una svolta nelle politiche della formazione e della ricerca. Il primo obiettivo è definire proposte di rilancio e di innovazione dei sistemi di istruzione, formazione e ricerca al fine di ottenere politiche capaci di interrompere la lunga stagione di tagli e di raggiungere livelli di investimenti nella conoscenza almeno pari a quelli degli altri paesi sviluppati.
Si concretizza il tal modo l’appello sottoscritto da numerose personalità del mondo della cultura e delle associazioni, nonché da due premi Nobel, lanciato a novembre scorso. Il primo appuntamento degli Stati Generali della Conoscenza è fissato per 17 e 18 maggio a Roma, ma a livello locale, prima e dopo quella data, ci saranno iniziative finalizzate ad arricchire e approfondire il percorso delineato. Il documento sottoscritto dai soggetti promotori prende le mosse dalla valutazione negativa del presente stato delle cose: “un disinvestimento epocale” nelle istituzioni pubbliche della conoscenza destinato a far assumere loro una “funzione residuale” riservata ai “ceti svantaggiati che non possono permettersi percorsi di qualità a pagamento”. Occorre per i soggetti firmatari una decisa inversione di tendenza per superare il gap che ci divide dai paesi sviluppati, innalzare i livelli di inclusione e di qualità dei nostri sistemi della conoscenza, raggiungere gli obiettivi che l’Unione Europea si è data per il 2020. Per questo non basta difendere l’esistente contro i tagli, ma si deve promuovere un profondo cambiamento della scuola, dell’università e della ricerca ispirato ai valori della Costituzione: il sapere come diritto essenziale per l’esercizio della cittadinanza attiva, la scuola pubblica come fattore primario di inclusione e di mobilità sociale, la libertà di insegnamento e di ricerca, la laicità.
Una volta concordati i valori di riferimento e le scelte di fondo, occorre valorizzare pienamente il valore aggiunto di questa nuova aggregazione di soggetti sociali così ampia e diversificata.

Occorre innanzi tutto realizzare un percorso di ripensamento dei sistemi della conoscenza alla luce delle grandi trasformazioni sociali in corso. La ricchezza della pluralità dei punti di vista presente negli Stati Generali è garanzia di apertura, dialogo, confronto: elementi indispensabili per elaborare proposte capaci di cogliere la complessità delle questioni in campo e di essere sostenute dal consenso necessario alla loro realizzazione.
L’iniziativa, proveniente da soggetti della società civile, indica anche un metodo per attuare il cambiamento, fondato sulla partecipazione attiva dei protagonisti della scuola, dell’università e della ricerca, oggi nemmeno consultati su provvedimenti di grande rilevanza per la vita delle istituzioni della formazione e della ricerca. Il documento a questo proposito parla di “ripubblicizzazione” dei sistemi della conoscenza “intesa come riappropriazione collettiva dei processi formativi e come nuova assunzione condivisa di responsabilità da parte dell’intera comunità e di tutti i soggetti che vivono la scuola, l’università e gli enti di ricerca”.
L’alleanza delle forze sociali interessate all’effettiva affermazione del diritto al sapere è indispensabile per spostare verso il futuro il baricentro delle scelte strategiche del paese. Numerose ricerche hanno dimostrato la convenienza economica e sociale degli investimenti in conoscenza, ma ciò spesso non è sufficiente a convincere i decisori economici e politici, perché la loro redditività, economica e politica, è differenziata nel tempo e loro positivi effetti si manifestano solo nel medio e nel lungo termine. Se troppo spesso i protagonisti dell’economia e della politica sono attenti solo agli utili economici e ai consensi elettorali a breve, spetta allora ai soggetti sociali più consapevoli assumere uno sguardo più lungo e una nuova capacità di aggregarsi per imporre l’attenzione sulle scelte decisive per il futuro. Ciò vale, in particolare, per il nostro paese, dove il sistema produttivo investe in formazione e ricerca molto meno della media europea e dove il sistema politico, pur in presenza di diverse sensibilità sull’argomento, non è mai riuscito a superare il gap nella formazione e nella ricerca che ci distanzia dai paesi sviluppati.
Per queste ragioni un ampio schieramento di forze sociali è indispensabile per mettere in campo la massa critica necessaria a superare le durissime resistenze economiche, corporative e culturali che ostacolano le scelte per un nuovo modello di sviluppo fondato sulla conoscenza e l’innovazione. A partire dall’indispensabile spostamento di risorse dalla rendita e dall’evasione fiscale agli investimenti nel sapere e nel lavoro.
In un paese che sembra rassegnato al declino economico, al progressivo aumento del tasso di disoccupazione degli under 30 e al degrado populistico della democrazia, gli Stati Generali della Conoscenza sono un’occasione da non sprecare se veramente abbiamo a cuore l’appello quanto mai attuale lasciatoci da Baden Powell “Procuratevi di lasciare questo mondo un po’ meglio di come lo avete trovato”.

SEGUE IL TESTO DEL DOCUMENTO CONCORDATO DAI SOGGETTI PROMOTORI DEGLI STATI GENERALI DELLA CONOSCENZA

C’è oggi nel nostro Paese, in dimensioni decisamente maggiori rispetto agli altri paesi, una vera e propria emergenza educativa,sociale, culturale e occupazionale che riguarda i giovani e il loro futuro.
Lavoro, sapere e diritti devono tornare al centro delle scelte strategiche per restituire fiducia e futuro al paese.

Nei prossimi dieci anni l’Unione europea è impegnata a raggiungere alcuni obiettivi essenziali: triplicare gli investimenti nella ricerca, raggiungere il 40% dei laureati nella fascia di età 30-34 anni, dimezzare la dispersione scolastica e migliorare gli esiti di apprendimento, raddoppiare il numero degli adulti in formazione, raggiungere il 33% di bambini nei servizi educativi per l’infanzia.

Fino ad oggi il nostro paese non ha superato il gap negli investimenti in conoscenza che lo divide dai paesi più sviluppati e non ha realizzato riforme utili a innalzare i livelli di inclusione e la qualità dei sistemi della conoscenza.

Si è così prodotto un epocale disinvestimento, economico e politico, nei sistemi di istruzione, formazione e ricerca che acuisce la divisione dei cittadini sulla base delle disponibilità economiche, dell’appartenenza sociale, culturale, etnica e territoriale.

In questo quadro i sistemi pubblici rischiano di assumere una funzione residuale: istruzione e formazione pubblica per coloro che non possono permettersi percorsi di qualità a pagamento e ricercatori costretti a trovare occupazione all’estero. Tutto ciò sta allontanando l’Italia da quei paesi che, con lungimiranza, considerano, invece, la conoscenza l’elemento su cui puntare per uscire dalla crisi.

E’ necessario arrestare questa china, aumentando gli investimenti in istruzione, formazione e ricerca, adeguandoli velocemente agli standard europei. Il sapere è, infatti, volano decisivo per affermare un nuovo modello di sviluppo, alternativo alle logiche neo liberiste fino ad oggi egemoni.

Siamo sottoposti a una sollecitazione cognitiva inedita: la straordinaria crescita delle conoscenze e la velocità del loro continuo cambiamento implicano una profonda rivisitazione dei sistemi della conoscenza e una profonda riconversione dei sistemi produttivi. Oggi, infatti, le prospettive di sviluppo si giocano sull’attivazione di un circolo virtuoso tra potenziamento della ricerca, innalzamento dei livelli di istruzione e formazione della popolazione, riposizionamento dei sistemi produttivi in direzione dell’innovazione, della qualità e della sostenibilità. Istruzione, formazione e ricerca assumono, quindi, un ruolo decisivo all’interno di un moderno concetto di cittadinanza e di programmazione economica e, in questa prospettiva, il lavoro cognitivo riacquista senso, dignità e valore.
I valori fondamentali della Costituzione devono guidare le necessarie riforme dei sistemi della conoscenza: il sapere come diritto essenziale per l’esercizio della cittadinanza attiva, la scuola pubblica come fattore primario di inclusione e di mobilità sociale, la libertà di insegnamento e di ricerca, la laicità sono i punti di riferimento delle trasformazioni da realizzare.

La conoscenza, in quanto bene comune, deve costituire la base del progetto di rinnovamento sociale e di ricostruzione democratica ed etica del nostro Paese. Occorre fare spazio alle nuove generazioni ed è necessaria la “ripubblicizzazione” dei sistemi della conoscenza. Ripubblicizzazione intesa come riappropriazione collettiva dei processi formativi e come nuova assunzione condivisa di responsabilità da parte dell’intera comunità e di tutti i soggetti che vivono la scuola, l’Università e gli enti di ricerca.

Democrazia, partecipazione, rispetto della persona, delle differenze e comprensione dell’altro sono valori che vanno riaffermati e trasmessi alle future generazioni, per costruire “un mondo migliore di quello che abbiamo trovato”.

Per questo occorre ridefinire finalità, ruolo e funzioni dei sistemi pubblici della conoscenza, attualizzandone la funzione sociale nell’ottica della costruzione di un nuovo modello di sviluppo fondato sulla solidarietà e giustizia e sulla sostenibilità ambientale.

Il ruolo delle istituzioni della conoscenza oggi si gioca sul terreno della cittadinanza, sulla capacità cioè di formare persone in grado di governare la propria vita, educando ai valori condivisi, alla legalità ed alla consapevolezza dei propri diritti. E’ dunque compito
prioritario dei processi educativi, da un lato, formare mentalità critiche, capaci di risolvere problemi, abituando al dubbio, all’imprevisto, alla curiosità; dall’altro, educare ad un pensiero razionale e scientifico, individuando i saperi di cittadinanza indispensabili per vivere, lavorare, continuare a studiare.

Ne deriva che è necessario: 1. sapere di più e meglio in ogni fase della vita; 2. ripensare al sapere che serve; 3. riorganizzare profondamente i percorsi di istruzione, formazione e ricerca ed i sistemi di valutazione ad essi collegati.

L’apprendimento permanente, inteso come capacità ed effettiva possibilità di apprendere lungo tutto il corso della vita, deve costituire la strategia delle trasformazioni dei sistemi formativi del nostro paese. E’ indispensabile, pertanto, garantire l’effettiva possibilità di partecipare, in tutte le età ad attività formative (lifelong learning) rispondenti all’insieme delle esigenze di vita delle persone (lifewide learning).

Occorre costruire un nuovo sistema di welfare universale in grado di assicurare sia il diritto allo studio e l’accesso ai saperi, rimuovendo le disuguaglianze economiche e sociali di partenza, sia la continuità del reddito come fondamento dell’autonomia sociale per il superamento della precarietà lavorativa ed esistenziale delle giovani generazioni.
Occorre, perciò: 1. definire i livelli essenziali delle prestazioni, non riducibili a standard minimi di servizio; 2. garantire l’accesso ai saperi su tutto il territorio nazionale, all’interno e all’esterno dei luoghi formali della formazione; 3. individuare strumenti universali di welfare che promuovano opportunità, scelte, spazi di cittadinanza, autodeterminazione e libertà, superando gli attuali modelli di tipo prevalentemente familistico e risarcitorio.

Il superamento di ogni forma di precarietà è presupposto per la reale garanzia della libertà
di insegnamento e di ricerca ed è fattore decisivo per la qualità dei sistemi, unitamente all’autonomia sociale, alle retribuzioni adeguate e alla certezza dei diritti del lavoro. La conoscenza è strumento fondamentale per la crescita personale, il superamento delle disuguaglianze e la qualificazione del modello di sviluppo del paese.

Ridare futuro, speranza e fiducia al paese (come indica l’ultimo Rapporto Censis) è la priorità.

La conoscenza è lo strumento per farlo.
Sulla base di questo Documento, i soggetti firmatari, a partire dalla complessità e dalla ricchezza delle proprie differenze, si impegnano ad aprire un dibattito pubblico verso gli Stati Generali della conoscenza.

Si costituisce, pertanto, il Comitato promotore per gli Stati Generali della Conoscenza che, facendo forza sulla parte viva del paese e sui giovani scesi in piazza per difendere il loro futuro, rimane aperto ad adesioni e contributi alla discussione da parte di realtà associative, esperienze di movimento ed iniziative pubbliche, con l’obiettivo di definire proposte di rilancio e innovazione dei sistemi di istruzione, formazione e ricerca.

ADI, AIMC, ARCI, ARCI RAGAZZI, AUSER, CGD, CGIL, CIDI, EDAFORUM, FLC
CGIL, FNISM, LEGAMBIENTE, LEGAMBIENTE Scuola e Formazione, LIBERA, LINK
Coordinamento Universitario, MCE, MSAC, PROTEO Fare Sapere, RETE DEGLI
STUDENTI, RETE DELLA CONOSCENZA, RETE 29 APRILE, TAVOLA DELLA PACE,
UNIONE DEGLI STUDENTI, UDU.

da ScuolaOggi 27.02.11

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