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Anche il federalismo a colpi di fiducia

Nuova forzatura del governo sul federalismo municipale dopo le bocciature in commissione e le perplessità del Colle. Uno schiaffo al Parlamento
Anche per il federalismo il governo porrà la fiducia alla Camera. Nella giostra medioevale che contraddistingue questo fallimentare governo, la scelta per l’ennesima volta è caduta sul voto di fiducia mortificando ancora di più il ruolo del Parlamento.

La volontà della Lega è chiarissima: noi appoggiamo tutte le leggine ad personam sulla giustizia per Berlusconi, chiudiamo tutti gli occhi sugli scandali sessuali, facciamo orecchie da mercante sulle cricche tanto care a qualcuno ma sul federalismo andiamo avanti senza ascoltare nessuno. “Meglio essere sicuri” assicura il leader della Lega Bossi in merito della fiducia. Nessuna interferenza sulla relazione del ministro Calderoli nonostante la bocciatura nella commissione bicamerale e le perplessità procedurali del Presidente Napolitano. E così il federalismo municipale cacciato dalla porta rientra dalla finestra per portare nuove tasse e tagli per i comuni.

Tasse? Quali tasse ha tuonato in Aula Calderoli. Il federalismo è fatto per unire! Forse il ministro si riferiva alla Lombardia con il Veneto ma il significato della parola unità (leghista) è bel lontano dal valore universalmente inteso come “unità”. Soprattutto nell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Per Davide Zoggia, responsabile Enti locali del PD, “con la fiducia sul federalismo municipale la maggioranza condensa in un atto un’intera stagione di governo: mortifica per l’ennesima volta il ruolo e la funzione del Parlamento e contraddice lo slogan ripetuto migliaia di volte dal premier, cioè aumenta le tasse. Tutto questo, compresa la patrimoniale per artigiani e commercianti, per un solo scopo. Perché Bossi e Calderoli possano sventolare la bandierina del federalismo, anche se pasticciato e vuoto.

Esso è invece una materia così delicata e complessa che non può certo essere affrontata, come fosse un nodo di Gordio, a colpi di fiducia. Si tratta di un’inaccettabile e irresponsabile forzatura. Approvato così com’è il provvedimento si allontana dalle linee guida che, secondo il Partito Democratico, sono indispensabili per un federalismo virtuoso come la responsabilità dei territori, diminuzione dell’imposizione fiscale, riaffermazione del principio dell’unità nazionale”.

“La proposta del Governo non dà vera autonomia ai Comuni e non costruisce un principio di beneficio tra amministratori e comunità amministrate” . Lo ha dichiarato Marco Causi, vicepresidente Pd nella commissione per l’Attuazione del federalismo fiscale, in aula a Montecitorio”.

“La riforma – ha spiegato Causi – colpisce i redditi da lavoro e d’impresa; mette i Comuni italiani in una situazione di maggiore dipendenza dai trasferimenti, sotto forma di compartecipazione o di perequazione: un esito paradossale se pensiamo che dovremmo attuare qualcosa che abbiamo chiamato federalismo”.

“La proposta del Pd è una vera e propria alternativa – ha continuato Causi – rispetto a quella del Governo. Prevede infatti l’abolizione delle addizionali comunali Irpef lasciando l’addizionale come strumento di autonomia fiscale alle sole regioni. Il Governo, invece, sblocca tutte le addizionali , comunali e regionali , e percuote con una mini-patrimoniale le attività produttive. Noi proponiamo di definire dei veri fondi perequativi di carattere verticale, al contrario del Governo che si limita a varare un fondo provvisorio con marcato carattere orizzontale. Infine, la nostra proposta prevede una vera e propria autonomia impositiva per i comuni, non basata su un’imposta patrimoniale, preclusa dalla legge 42 , ma su uno strumento ispirato al principio di beneficio. Il Governo invece fa un ulteriore regalo alla rendita e spera che nessuno si accorga che si stanno aumentando le imposte sul lavoro e sulle imprese”.

“Ecco i guasti che può produrre un Governo – ha concluso l’esponente democratico – impegnato principalmente a coprire i guai giudiziari del Presidente del Consiglio, senza rendersi conto che riforme così importanti non si fanno con patti scellerati su cui si chiede la fiducia non disponendo di una vera maggioranza politica”.

Dello stesso parere anche Michele Ventura, vicepresidente vicario dei deputati PD: “la Lega non si fida dei parlamentari meridionali della sua stessa maggioranza e non vuol correre rischi perché sventolare la bandiera del federalismo per Bossi è molto più importante che realizzare una vera riforma federale dello Stato. E così in questo gioco di debolezze e ricatti , eccoci sottoposti all’ennesima fiducia, all’ennesimo schiaffo al Parlamento. Che aspettarsi, del resto, da questo governo e dal suo presidente del Consiglio che anche ieri ha trovato il modo di offendere il capo dello Stato?”.

Per Sergio D’Antoni, responsabile Pd dell’organizzazione e delle politiche sul territorio, “il voto di fiducia sul federalismo fiscale e’ uno schiaffo al Colle, al Parlamento e al Mezzogiorno. Ma è anche un clamoroso atto di vigliaccheria politica. La Lega ha paura, sa di non poter piu’ contare sui numeri di Montecitorio”. Lo afferma in una nota Sergio, deputato e responsabile Pd delle politiche e dell’organizzazione sul territorio. “Una cosa e’ certa, questo pessimo provvedimento non ha nulla a che vedere con il vero federalismo e serve solo a far sventolare una misera bandierina al Carroccio. Aumenta le tasse a commercianti, imprese e cittadini, impoverisce gli enti e le autonomie locali, mortifica il principio di perequazione e di solidarieta’ nazionale. Questo obbrobrio va solo combattuto”.

A.Dra

www.partitodemocratico.it

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