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"L´uragano di tagli del governo sull´istruzione il prossimo anno saltano altre 20 mila cattedre", di Salvo Intravaia

Anche il personale non docente subirà un nuovo salasso: avrà 14 mila posti in meno. Sono state 45 mila, pari al 51 per cento del totale, quelle eliminate nelle regioni meridionali. Mentre per le scuole paritarie il premier auspica un Buono-scuola, le statali vengono colpite da un autentico uragano di tagli. In tre anni di governo Berlusconi, insegnanti, alunni, dirigenti scolastici, bidelli, assistenti amministrativi, tecnici di laboratorio, supplenti e genitori hanno dovuto fare i conti con “risparmi” su tutti i capitoli: posti in organico, fondi e addirittura ore di lezione. Del resto, il buongiorno si vede dal mattino: nella prima Finanziaria, quella estiva del 2008, il governo somministrò alla scuola pubblica una vera e propria cura da cavallo: 132 mila posti in meno in un triennio e “sforbiciata” per 8 miliardi di euro netti.
Meno cattedre. La maggior parte del bilancio del ministero dell´Istruzione, circa il 94 per cento del totale, se ne va in stipendi del personale. E per “risparmiare” occorre tagliare le cattedre. Nel mese di giugno del 2008 il ministro Tremonti presentò il conto alla collega, Mariastella Gelmini: 87400 cattedre in meno in tre anni (45 mila al sud, pari al 51%)). Per il prossimo anno ne dovranno eliminare 19700. Risultato: riduzione delle ore di lezione per gli alunni e disoccupazione per migliaia di precari.
Bidelli, assistenti amministrativi e tecnici di laboratorio. La scure non ha risparmiato il cosiddetto personale non docente: bidelli, assistenti amministrativi e tecnici di laboratorio. L´ultima tranche di tagli prevede 14 mila posti in meno, che si aggiungono ai 30 mila già tagliati l´anno scorso e quest´anno.
I supplenti. Anche nella scuola a pagare la “manovra” sono i più deboli: i supplenti. I dati dell´anno in corso non sono ancora disponibili, ma basta citare quelli degli ultimi due anni per comprendere la portata del fenomeno. In appena due anni, dal 2007/2008 al 2009/2010 quasi 25 mila supplenti con incarichi annuali hanno dovuto dire addio a stipendio e incarico.
Le classi. Nonostante il numero degli alunni in Italia non sia mai diminuito, in un triennio (dal 2007/2008 al 2010/2011) le classi sono calate di 10.617 unità. Va da sé che le classi sono sempre più affollate e non mancano aule con 30 o addirittura 35 alunni stipati dentro.
I fondi. Nel 1997 la scuola italiana entrò nell´era dell´Autonomia. Venne così stanziato un apposito budget che annualmente viene ripartito tra le 10 mila scuola del Paese. Anche questi trasferimenti sono stati colpiti: nel 2008 i fondi per la cosiddetta legge 440/97 sfioravano i 186 milioni. Due anni dopo si assottigliano a 127 milioni: meno 32 per cento.
Ore di lezione. La riforma Gelmini della scuola elementare (ora primaria), media e superiore si basa su un enorme incisione alle ore di lezione. Alle elementari le famiglie possono scegliere quattro moduli-orario: 24, 27, 30 e 40 ore settimanali. Alla media, le ore di lezione alla settimana passano a 30. In passato, le scuole elementari e medie funzionavano con un maggior numero di ore. Ma è alle superiori – a settembre scatta il secondo anno di riforma – che le ore di lezione vengono falcidiate. La Relazione tecnica parla chiaro: per tagliare le 87 mila cattedre previste, a regime, tutti gli studenti dei licei staranno in classe per 71 mila ore di lezione in meno, quelli dei tecnici riusciranno a evitare 240 mila ore di lezione a settimana e 223 mila in meno i compagni degli istituti professionali.
Inglese alla primaria. La scuola italiana non riesce a pagare 11200 insegnanti specialisti di inglese alla primaria. Per questa ragione la manovra Tremonti-Gelmini prevede la loro riconversione in insegnanti comuni. L´Inglese ai bambini dell´elementare verrà impartito da insegnanti che nel frattempo avranno seguito un corso di 400 ore.
Tempo prolungato alle medie. Tre anni fa le classi con orario a Tempo prolungato (fino alle 16) rappresentavano il 29 per cento del totale. Quest´anno sono il 21 su cento.

La Repubblica 06.03.11

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