attualità, lavoro, pari opportunità | diritti

«Troppi ostacoli. Serve un piano per l’occupazione femminile», di Simone Collini

Quello di domani «sarà l’8 marzo più difficile degli ultimi anni per le donne italiane, che in questa fase di crisi devono fare i conti con un precariato e una disoccupazione che fanno spavento». Ma, forse proprio per questo, e sicuramente pure per la «scossa » arrivata con le manifestazioni del 13 febbraio, sarà anche l’8 marzo in cui «invece della festa commerciale, delle mimose regalate, delle cene fuori da sole, si tornerà a dare a questa data il valore originario di giornata internazionale del lavoro delle donne».

Valeria Fedeli è del comitato promotore “Se non ora quando”, che dopo il successo della mobilitazione del mese scorso sta organizzando per domani una serie di appuntamenti in tutta Italia. Sarà che è presidente della Federazione sindacale europea del tessile, ma a più riprese fa il confronto tra la condizione femminile nel nostro paese e negli altri Stati comunitari. E le conclusioni non sono rosee.

C’è poco da festeggiare?
«Diciamo che l’8 marzo torna ad essere un momento celebrativo per fare il punto su diritti, autonomia, libertà e livello occupazionale delle donne italiane. Il nostro paese registraunpesante arretramento culturale, e le nostre iniziative sono soprattutto di contenuti».

Quali sono le vostre proposte?
«Considerato che siamo molto lontani dal60%di occupazione femminile degli altri paesi europei, servono misure a sostegno della maternità, investimenti per gli asili nido, interventi per i non autosufficienti. Si tratta di infrastrutture per la crescita complessiva del paese e che invece oggi sono considerati optional per donne che hanno un’altra missione, occuparsi dei carichi familiari. Oggi ci sono ancora troppi ostacoli che impediscono alle donne una libera scelta, e allora serve un piano straordinario per l’occupazione femminile».

Che preveda, in concreto?
«Intanto, il ripristino della legge contro le dimissioni in bianco perché non è possibile che la maternità invece di un valore sociale generale sia considerata un rischio economico. E poi è necessario ridurre ilgap tra l’impegno nei carichi familiari, e allora si cominci da un congedo obbligatorio per i padri pagato al100%e l’assenza di cinque mesi per le madri al 100% a carico della fiscalità generale».

Il ministro Sacconi ha previsto un Tavolo sulla modulazione dell’orario di lavoro in funzione delle necessità di conciliazione: iniziativa giusta?
«La premessa è sbagliata, il concetto stesso di conciliazione da parte della donna del lavoro in casa e fuori è segno di arretratezza culturale. La soluzione va individuata nel concetto di condivisione tra uomo e donna dei carichi familiari».

E che pensa del disegno di legge per introdurre il 30% di quote rosa nei Cda delle società quotate?
«Dico solo che il concetto di quote rosa esiste solo da noi, negli altri paesi europei si parla di norma antidiscriminazione. E che in Francia, Spagna, Germania stanno ragionando sul 40%. Lì cercano di evitare che uno dei due sessi sia sottorappresentato, da noi si ammettono le diseguaglianze».

da www.unita.it

******

«Nel paese dove comandano le donne “Niente quote, qui l´efficienza è rosa”», di Maria Novella de Luca
Sant´Agata Bolognese, con la giunta tutta femminile più servizi e asili senza fila

E siamo sulla strada che riporta alle memorie amare della strage di Bologna. Un paese racchiuso tra mura storiche, l´antico orologio e il teatro “Bibbiena”, case basse, intonaci colorati, giardini ben tenuti. Oltre, alle spalle, lo stabilimento della Lamborghini. E sarà perché a Sant´Agata Bolognese, unico Comune in Italia governato dal 2009 da una giunta di sole donne, la demografia cresce ma la fila al nido non c´è e gli appartamenti costano un po´ meno, intorno ci sono tante facce giovani e tanti bambini che girano da soli in bicicletta. Nuovissima forma di immigrazione, tutta italiana, che vede le neo-famiglie abbandonare le cinture metropolitane e rifugiarsi qui, in queste zone un tempo paludose ma oggi ricche di servizi e dove l´occupazione, anche femminile, ha ancora i livelli più alti d´Italia.
“Qui” è la città delle donne, ossia un paese di 7.300 abitanti governato da “una” sindaco e 4 assessori donna, più Rosa, la segretaria comunale. E a 21 mesi dall´insediamento, scherza Erika Zambelli, 31 anni, assessore alla Cultura (e a molto altro) la più giovane del gruppo, aspetto solare e sorriso semplice “non abbiamo ancora litigato, come in molti si aspettavano…”. Eccola dunque la giunta più rosa d´Italia, nello studio colmo di piante e di luce del sindaco Daniela Occhiali, insegnante in aspettativa, tre figli, al secondo mandato eletta in un lista di centrosinistra, e un´avversione dichiarata, dice “verso le quote rosa”. «Non ho scelto gli assessori in base al sesso ma alle competenze: avevo chiesto anche a due uomini di entrare in giunta, ma non erano disponibili. Così il gruppo si è formato al femminile, ma soltanto perché Giorgia, Francesca, Erika e Fabiana avevano i profili giusti . Certo – ammette Daniela Occhiali – l´esperienza di lavorare con un team di sole donne è creativa, stimolante, ma soprattutto, efficace». Nel loro linguaggio si chiama “estrema condivisione degli obiettivi”. Per una indennità di 360 euro al mese, tanto che nessuna, a parte il sindaco, ha rinunciato alla propria professione. «Risultato – dice ironica Francesca Cavrini, assessore alla Sanità – facciamo il triplo lavoro…».
«Ogni mercoledì – racconta Giorgia Verasani, vicesindaco anche lei maestra, un figlio e un compagno – facciamo le nostre riunioni di giunta: sono lunghissime, non finiscono mai… Spesso quando spegniamo le luci del Comune è mezzanotte passata. Ma a quel punto il problema è stato risolto e la decisione presa. All´unanimità. E dal giorno dopo, senza perdere tempo, si passa al fare». Il fare, appunto. Servizi prima di tutto e ancora servizi. Un nido storico, “Vita Nuova”, nato nel 1972 e ispirato al modello di Reggio Emilia, aperto dal primo mattino al pomeriggio inoltrato, «e senza liste d´attesa – precisa con orgoglio il vicesindaco – quando ci siamo accorti che le richieste aumentavano abbiamo creato una sezione in più». E poi rette agevolate per la mensa, sostegni agli anziani e ai disabili, consultori, pannelli solari, un museo archeologico, la piccola ma ricca biblioteca “Terre d´acqua”. Scelte precise, ma che hanno la cifra della cura alla persona, alla famiglia. Daniela Occhiali più che di “genere” parla però di sensibilità. «I tagli sempre maggiori, ci hanno imposto di creare delle priorità. E tra il tagliare l´erba delle aiuole o riparare un pezzo di asfalto abbiamo preferito sostenere le famiglie e la scuola… Certo poi la buca andrà rimessa a posto, ma possiamo aspettare che smetta di nevicare». E non è un caso, commenta Francesca Cavrini, 40 anni, assessore alla Sanità, «che siano le santagatesi le nostre maggiori fan».
Accolta come un “caso” e con un bel po´ di scetticismo (“ora ci vorrebbero le quote azzurre”) la giunta rosa di Sant´Agata Bolognese si appresta a doppiare i due anni di Governo. Alla vigilia di un 8 marzo che registra ancora abissi di distanza: le donne primo cittadino sono il 10,6% contro l´89,4 degli uomini. Ma né quote rosa né altro, dicono sindaco e assessore. Eppure, alla fine qualche differenza tra loro e una giunta “mista” c´è. Daniela, Giorgia, Erika, Francesca e Fabiana, ad esempio sono diventate amiche. «Prima che finisca il mio mandato, a parte costruire una nuova scuola – scherza il sindaco – vorrei che alcune di loro mi dessero un nipotino, sarebbe anche ora visto che il tempo passa… ». Uffici sempre aperti, e ritmi di lavoro altissimi. «Quello che ci caratterizza – conclude Daniela Occhiali – è un´attenzione alle relazioni oltre che ai problemi. Ho cercato di rendere anche i matrimoni un po´ meno burocratici, leggo delle poesie. Il risultato è che adesso a Sant´Agata di matrimoni ne celebro molti più io che il parroco…».

da La Repubblica

Condividi