attualità, partito democratico, politica italiana

«Siamo alla svolta attenti ai colpi di coda», intervista a Dario Franceschini di Simone Collini

Il capogruppo del Pd a Montecitorio: «I segnali di cambiamento oltre le aspettative, il Paese ha girato le spalle al berlusconismo. Ora serve unità» Non è solo che il governo sia andato sotto quattro volte…», ma poi la voce di Dario Franceschini scompare per lasciare il posto a una gran confusione. Urla, applausi, ancora urla. «E cinque», si sente dopo un po’ sotto il frastuono che esce dal telefono. «La maggioranza è allo sbando», dice il capogruppo del Pd alla Camera mentre in Aula torna un po’ di calma, «ma da Berlusconi ora aspettiamoci pericolosi colpi di coda, dobbiamo tenere al livello massimo la vigilanza democratica».
Onorevole Franceschini, partiamo dal voto amministrativo: al di là del dato sulle singole città e province, cosa ci dice?
«Che il Paese ha voltato le spalle alla maggioranza e al berlusconismo. Che l’attesa svolta è arrivata. Pensiamo a Milano, dove il segnale di cambiamento è al di sopra delle aspettative, visto che non solo si va al ballottaggio ma il candidato di centrosinistra è in vantaggio. Questo è avvenuto certamente per le qualità di Pisapia e per il fallimento dell’amministrazione Moratti. Ma non dimentichiamoci che Milano non è solo un luogo simbolico, è anche la città dove, nel bene e nel male, sono cominciati quasi tutti i processi politici di questo Paese. E questo risultato, insieme a quelli di tante altre città del Nord, ci dice che una parte di elettorato che in passato ha votato Pdl e Lega si è stufata delle troppe promesse tradite».
Secondo lei ora come deve muoversi il Pd per massimizzare il risultato ai ballottaggi? «I nostri candidati sono talmente più forti di quelli del centrodestra che più il confronto è concentrato su di loro, più la partita resta civica, più ci saranno chance di vittoria. Ovviamente, anche se non caricherei troppo la partita di significato nazionale, il sostegno e l’impegno del gruppo dirigente dovrà essere totale, e noi saremo a completa disposizione dei candidati in campo».
Il candidato in campo a Napoli non è il vostro Morcone ma l’eurodeputato Idv Luigi De Magistris, che ha già detto che non vuole fare accordi con gli altri candidati: voi che cosa farete?
«Appoggiamo De Magistris, senza dubbi né esitazioni. Nessuno deve dimenticare che al primo turno il candidato sostenuto dalla destra, unita, ha preso molti voti in meno di Morcone e De Magistris. Adesso si tratta di ricomporre il campo. E tutti devono dare il massimo della disponibilità per evitare che a vincere sia il candidato di Cosentino».
Dice che il pasticciaccio delle primarie ha influito sul risultato del voto di Napoli? «Lì sono stati commessi errori nella gestione delle primarie, ma in generale le elezioni hanno dimostrato che questo strumento è ciò che dà più forza al candidato scelto. Guai a tornare indietro».
Le elezioni hanno anche dimostrato che il vostro elettorato vi vuole alleati a Idv e Sel, piuttosto che al Terzo polo, non crede?
«Guardi, la linea del Pd è stata quella dell’alleanza costituente, più larga possibile, per fronteggiare Berlusconi e per ricostruire dopo. La linea è arrivata agli elettori ed è stata premiata, come ci dicono i risultati elettorali. E andremo avanti così». Anche se il Terzo polo ai ballottaggi non darà indicazioni di voto a favore dei vostri candidati? «Non ci illudiamo di farli diventare a favore del bipolarismo in due settimane. Si devono però registrare importanti battaglie comuni da parte delle forze progressiste e di quelle moderate. E più se ne faranno, più si costruisce il terreno per le alleanze, quando sarà il momento». E da parte di chi al primo turno ha votato Udc o Fli cosa si aspetta?
«Che si sentano elettori di opposizione, e che tra candidati espressione di Berlusconi e altri espressione delle forze di opposizione scelgano naturalmente i secondi».
Dice che Berlusconi tiene, o le ripetute volte in cui il governo è andato sotto fa prevedere tempi stretti? «La maggioranza è allo sbando e in stato confusionale, e non parlo solo delle cinque volte in cui il governo è stato battuto. Hanno rinunciato a portare in Aula il testamento biologico, fingendo il bel gesto dopo il giusto intervento di Veltroni ma temendo in realtà i voti segreti richiesti da noi, hanno votato contro la legge sull’omofobia, mentre il ministro competente ha annunciato che la voterà. Il governo non è in grado di governare e prima se ne vanno, meglio è. Ma noi dobbiamo stare attenti, non illudiamoci che Berlusconi lasci come farebbe qualsiasi altro politico, perché chi ha pulsioni autoritarie dentro è più pericoloso nel momento del declino. Per quanto indebolito dobbiamo aspettarci pericolosi colpi di coda. Per questo la vigilanza democratica deve essere a livello massimo». Pensa sarà la Lega ad affossarlo?
«La Lega dovrà riflettere se le conviene rimanere sommersa dalle macerie del berlusconismo che crolla. Ma noi non aspettiamo che succeda qualcosa nel loro campo, faremo un’opposizione molto dura, tirando le fila tra i partiti dentro e fuori il Parlamento che per quanto lontani per storie e posizioni sono uniti nella volontà di chiudere la stagione del berlusconismo».
E quando Berlusconi lascerà, è ipotizzabile un centrosinistra al voto a guida Bersani? «Statuto Pd, politica e risultati elettorali spingono in questo senso».

L’Unità 19.05.11

Condividi