attualità, politica italiana

"Troppo sorpresi dalle sorprese", di Guelfo Fiore

Sorpresa Milano. Sorpresa Lega. Sorpresa grillini. Sorpresa De Magistris. E poi: sorpresa Cagliari, sorpresa Gallarate, sorpresa Trieste. Sorpresa (questa un pò meno) Terzo polo. Sorpresa Nord.
Giornali e speciali radio/tv del day after elettorale sono uno sterminato elenco di sorprese. Resoconti di sorprese. Commenti e opinioni sulle sorprese. Approfondimenti sulle sorprese. E interviste, naturalmente, sulle sorprese.
Non uno che abbia scritto, o detto: si è verificato quanto avevamo descritto. Viva la sincerità, almeno. Uno si immagina redazioni e fior di uffici affollati da studiosi, analisti, esperti e quant’altro con le bocche aperte. Sorpresi.
Prendendo a prestito Crozza/Bersani verrebbe da saltar su: “oh, ragassi, siete stati a mettere la brillantina sui peli del petto?” In effetti tanta sorpresa dovrebbe sorprendere. Ma come, raccontate tutti i giorni per tutto il giorno quel che accade e non avevate avuto un sospetto, un dubbio, un indizio? Studiate da mattina a sera, pubblicate fior di saggi, esponete dotte relazioni e nemmeno una congettura, una supposizione? A domande simili, in genere, segue la risposta: ma nemmeno i partiti avevano capito niente. A parte il fatto che se si dà per morti i partiti, come solitamente (e non del tutto a torto) si legge, non è proprio la miglior difesa accomunarli alla propria incapacità di capire. E, poi, qualcuno, qua e là, nei suddetti cadaverici partiti qualcosa l’aveva intuito.
Qualche rabdomante gode ancora di discreta salute. La questione è seria. E allarmante. Anche perché affatto nuova. Viene alla mente, tanto per dirne una, il referendum sulla procreazione assistita: nelle settimane che precedettero il voto, scorrendo le pagine della maggior parte dei quotidiani, sembrava che non ci sarebbe stato italiano lontano dalle urne. Andò ai seggi il venticinque per cento. Nicchie, nel mondo degli studi come nell’universo giornalistico, non mancano, ma il problema è che restano tali fino all’esplosione del fatto. Il caso di Rosarno, ad esempio. Inchieste sullo sfruttamento criminale e disumano nelle campagne degli immigrati clandestini erano comparse qua e là, ma ci volle la strage nella cittadina calabrese per diventare “fenomeno” (presto dimenticato, del resto). E quindi arriva la domanda: ma c’è chi conosce davvero quello che si muove nella società, c’è qualcuno che sa leggere (e magari informare gli italiani) quanto non compare nei talk show o nei reality o nelle sterminate distese di agenzie di stampa o nei contenitori di intrattenimento dedicati alla tragedia e all’ammazzamento di turno?
Il dubbio, e qualcosa di più, è che il mondo va per conto suo mentre un alone di pigrizia, conformismo, disinteresse governa quei luoghi dove, per una ragione o per l’altra, le antenne dovrebbero essere attive, l’attenzione desta, la curiosità all’opera. E se le cose stanno così, “sorprese” possono venire da ogni dove. Qualche mese fa il sociologo Aldo Bonomi (a proposito di nicchie) scriveva sul Sole 24 Ore: attenzione, c’è il pericolo che dalla disillusione si cada nel rancore. Parlava dei giovani. Dei livelli di disoccupazione: siamo al 29 per cento per quelli che hanno tra 15 e 24 anni contro una media europea sotto al 20 per cento (al Sud si balza al 39,3 per cento), siamo primi in Europa per numero di giovani tra i 15 e i 30 anni che hanno rinunciato a cercare lavoro.
Ma non c’è solo questo. La crisi economica, e l’inattività del governo, sta svuotando il risparmio delle famiglie: il 26 per cento non ce la fa ad andare avanti e deve indebitarsi o asciugare i risparmi, nel 2001 era esattamente la metà. La pressione fiscale è a livelli mai raggiunti nella storia recente, 43,5 per cento e per cominciare a guadagnare uno stipendiato deve aspettare giugno, fino ad allora ha versato allo Stato. Si compra meno cibo perfino.
In Spagna i giovani stanno occupando le piazze delle principali città, indignados contro la crisi, le misure del governo Zapatero ed anche la politica ed il sistema. Potrebbe succedere anche da noi. O forse no. O potrebbero essere altri pezzi della società, stremati dalle difficoltà e dal buio che non si dirada sulla loro vita e su quelle dei propri cari. Lo capiremo, nel caso, vedendoli in piazza. Tra la sorpresa generale.

da Europa 20.05.11

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