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"Fermate il televoto", di Roberto Zaccaria

Si annuncia una nuova e ancora più spaventosa occupazione dell’informazione da parte di Berlusconi: abbiamo avuto ieri un primo assaggio, con le interviste confezionate a suo uso e consumo da alcuni Tg amici.
Del resto, i dati sulla presenza tv di Berlusconi raccolti nell’ultima settimana prima del voto amministrativo offrivano di per sè un panorama raccapricciante. Berlusconi da solo aveva letteralmente invaso i telegiornali. Due ore e venti di tempo antenna, contro solo 44 minuti di Bersani, con tutti gli altri lontanissimi. Uno squilibrio impressionante nell’utilizzo del mezzo più incisivo in campagna elettorale che gli interventi dell’Agcom non hanno saputo contrastare. Eppure abbiamo una legge sulla par condicio che impone rigorosamente le pari opportunità. Abbiamo perfino una tiepida legge sul conflitto di interessi che, comunque, vieta il “sostegno privilegiato” da parte delle televisioni controllate. Tg5 e Studio Aperto hanno avuto solo richiami per il palese
squilibrio, il Tg4, che offre a Berlusconi un traino imbarazzante, ha avuto un cartellino giallo, accolto con irrisione.
Poi le elezioni sono andate come sono andate. Ma la sovraesposizione del Premier ha avuto l’effetto di un clamoroso autogol, più imbarazzante di tutti quelli di Niccolai messi insieme, ma questo non vuol dire che abbia usucapito il diritto di straripare per sempre. Ora il quadro è molto chiaro: i ballottaggi sono difficili, quello di Milano è difficilissimo, e allora l’unica possibilità per rimontare è quella di truccare ancora di più le carte, utilizzando spregiudicatamente il mezzo più rapido per raggiungere gli elettori. L’Autorità ha vietato i videomessaggi in campagna elettorale, considerandoli palesemente degli spot, corredati da simboli e da sontuose bandiere. Ma il Premier, si sa, non ama le regole e ha già cominciato a registrare interviste (la diretta è pericolosa, potrebbe sbagliare) che alcuni direttori di Tg amici già mettono in onda come soldatini. E c’è di più: la polpetta avvelenata che Silvio Berlusconi sta preparando potrebbe mettere insieme una serie di ingredienti inusitati. Hanno detto tutti che bisognava confrontarsi sui temi del governo delle città ma quando Bossi ci ha provato, parlando di Milano, ha fatto un altro autogol insultando Pisapia. Berlusconi è intenzionato na fare molto di più. Che senso ha misurarsi con quello che la Moratti ha fatto? Non basta, forse è controproducente, ed allora la strada può essere quella aperta goffamente dalla Moratti stessa con la soppressione dell’Ecopass e più sottilmente da Tremonti (che ieri ha avuto tanto spazio nei Tg) con la riduzione delle ganasce fiscali, una sorta di condono delle sanzioni. Ieri in una trasmissione televisiva si adombrava la possibilità di “abbonare” le contravvenzioni e senza dubbio il Presidente del Consiglio sarà in grado di promettere qualcosa di ancora più eclatante a quei cittadini responsabili o volenterosi che vorranno ripensare
le loro intenzioni di voto. Dunque, si potrebbe configurare un gigantesco voto di scambio se il confronto si spostasse dal bilancio di quel che i sindaci hanno fatto ad una promessa di quello che il Governo nazionale potrebbe fare se i cittadini si ravvedessero e si mettessero in riga. Va da sé che analoghe promesse non varrebbero nel caso di una vittoria altrui. Se poi la promessa fosse inserita in una gigantesca televendita, il gioco potrebbe diventare pericoloso
per la democrazia. Ancora una volta l’arbitro della par condicio deve dimostrare seriamente di esserci. Non aveva raccomandato al Premier di mantenere un atteggiamento asettico?

L’UNità 21.05.11

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Bersani: «Incredibile diluvio mediatico. L’Agcom che fa?», di Claudio Visani

Il segretario Pd vede la «deriva bielorussa». E lamenta l’intervento «a babbo morto» del garante
L’Usigrai «Trasmesso un comizio scandaloso del premier». I consiglieri dell’authority: «Regole violate»
Bersani dice no all’invasione televisiva di Berlusconi, annuncia per oggi un sit-in davanti all’Agcom e sfida il premier a un confronto a Ballarò. «A Milano vinceremo e nel Paese non so se la destra è ancora maggioranza». Fiducia nei ballottaggi a Milano, «dov’è in corso una grande riscossa civica», e anche a Napoli, «dove si può vincere». Sfida a Berlusconi e alla sua «invasione televisiva». Bersani attacca il premier da Bologna, dove ieri pomeriggio ha presentato il suo libro-intervista “Per una buona ragione”. E annuncia per oggi «un sit-in davanti alla sede dell’Agcom, perchè non è accettabile che l’Autorità garante si riunisca mercoledì, a babbo morto», per valutare se il premier «possa intervenire a trasmissioni televisive e nei tg nazionali sui ballottaggi». In serata, il leader Pd rincara la dose: «Abbiamo assistito ad un incredibile diluvio mediatico del premier quasi a schermo unificato. Una vicenda insostenibile che umilia la coscienza democratica del Paese». «Non è accettabile che i cittadini di Milano, Napoli, Trieste e tante altre città vedano la loro libera scelta sull’amministrazione della loro città inficiata dalla vergognosa propaganda di chi dovrebbe essere impegnato a dare risposte ai problemi dell’ Italia. Non è possibile che l’Autorità garante delle comunicazioni attenda oltre per intervenire con fermezza e non con i pannicelli caldi di blande misure ex post». «Se Berlusconi vuole discutere di elezioni in tv, a Ballarò o dove vuole lui lo sfida il segretario del Pd benissimo, andiamoci insieme, confrontiamoci io e lui, sono disponibilissimo». Diversamente «le tivù invitino i candidati», non concedano passerelle a chi non c’entra col voto delle comunali.
L’Agcom finisce nel mirino di tutte le opposizioni. «Il comizio di Berlusconi al Tg1 è semplicemente scandaloso», afferma Carlo Verna dell’Usigrai.

«I giornalisti della Rai hanno una loro dignità e si dissociano apertamente da questo uso spregiudicato e folle di una risorsa di tutti». Quattro commissari dell’Autorità garante sulle Comunicazioni reagiscono: «In diversi tg è stata messa sotto i piedi ogni minima regola di corretta informazione e violata in maniera macroscopica la par condicio. Si ricorda tra l’altro che i videomessaggi sono già stati proibiti», affermano Michele Lauria, Nicola D’Angelo, Sebastiano Sortino e Gianluigi Magri. «Per questo abbiamo chiesto una riunione urgente della Commissione servizi e prodotti dell’autorità dell’Autorità (che si occupa della par condicio)». D’Angelo, ha anche inviato una lettera al presidente Corrado Calabrò per sollecitare la vigilanza da parte dell’Autorità. In periodo elettorale, la Commissione può essere convocata ad horas ed è probabile che la riunione venga anticipata a lunedì.
Non è l’unica sfida che Bersani lancia da Bologna al Cavaliere. Ai giornalisti che gli chiedono un commento sulla tesi di Berlusconi che Pdl e Lega sarebbero maggioranza nel Paese, risponde: «Io dico di no. Se vuole verificarlo, quando è nel comodo andiamo a votare e vediamo chi ha la maggioranza». E su Milano, dove il premier vede troppe bandiere rosse, dice: «Oh, poverino, com’è sensibile. La faziosità politica l’hanno sollevata loro, ma il tentativo di mettere in un angolo Pisapia fallirà. Milano ha già risposto con il voto del primo turno. Se un sindaco ha governato bene non prende il 40%» contro il 48% del suo sfidante». «Io avevo detto ai milanesi qualche tempo fa: vinciamo facile scherza Bersani mi hanno guardato come fossi un marziano. Ma ora la riscossa civica è in atto. Noi la sosteniamo. Vinceremo a Milano».
Poi commenta la vittoria di Virginio Merola a Bologna. «L’avevo previsto che si poteva vincere al primo turno». E alla Lega che aveva ironizzato sulle origini meridionali di Merola: «Attenti Tremonti e Maroni, in Europa i terroni siete voi».

L’Unità 21.05.11

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