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Amartya Sen:«La giustizia nasce dal confronto fra i diritti»

Ci sono tre bambini eun solo flauto, la prima bambina dice «sono molto povera, lo devo avere io», è un buon argomento. Ma il secondo obietta: «Sono l’unico a saper suonare, spetta a me». Anche questo è un buon argomento. Il terzo bambino, però, fa presente che il flauto l’ha costruito lui e, solo dopo, si sono fatti avanti gli altri due. Anche questo è un buon argomento. L’aneddoto è stato raccontato ieri da Amartia Sen alla giornata di studi organizzata dallo Spi Cgil a Roma per esemplificare la sua idea di una società giusta, diversa dal modello di un «ipotetico contratto sociale fra la popolazione e lo stato sovrano». Amartia Sen preferisce richiamarsi all’altra corrente del pensiero illuminista, che da Adam Smith a Condorcet arriva sino a Marx, più attenta «alla vita delle persone, al loro benessere, alle loro libertà». La giustizia, dice il premio Nobel economista e filosofo, è il prodotto delle comparazioni dei diversi modi in cui si vive, delle interazioni sociali, dei fattori che hanno un impatto significativo su ciò che effettivamente accade nel mondo. «Non deve sorprendere – dice la segretaria dello Spi Cgil Carla Cantone – che un pensatore di importanza mondiale abbia accettato il nostro invito », le sue idee, infatti, «sono caratteristiche della pratica sindacale, la storia della Cgil è storia di conquiste sociali, di rappresentanza democratica, di difesa della Costituzione, di effettiva partecipazione dei lavoratori alla vita politica ed economica del paese». Invece oggi, «a partire dalla Fiat, è stata lanciata una sfida, se l’economia si globalizza anche l’organizzazione del lavoro si deve globalizzare. Diritti, salario, professionalità, salute, tutto diventa “aziendale”. Viene negata ogni idea di solidarietà e negato ogni conflitto, il diritto di sciopero ingabbiato nel diktat “prendere o lasciare”». Al contrario, l’idea di giustizia su cui ragiona Amartia Sen, non è chiusura e localismo ma considerazione di fattori come l’inquinamento ambientale o la disabilità, nelle condizioni di vita concrete. Cita lo studio di una giovane economista di Cambridge, Wiebke Kuklis: in Gran Bretagna il 18%è sotto la soglia di povertà, cifra che cresce al 23%se un membro della famiglia non è autosufficiente e, addirittura, al 47%se si calcolano le spese necessarie per migliorare la vita della persona disabile. Una visione del mondo che porta l’economista Sen a mettere in guardia l’Europa dalla «passione dei tagli ». Fa l’esempio della Grecia, anzi, «in favore della Grecia». «Non si può lasciare che siano le agenzie di rating e i mercati azionari a decidere. Prima della moneta unica la Grecia avrebbe potuto agire sui cambi, ora non può farlo ma non ne ha vantaggi, gli aiuti arrivano come un favore non come un diritto, non esiste una politica europea, né una fiscalità comune». E questo comporta rischi per la libertà e per i diritti sociali, ma comporta anche rischi seri per la crescita: «Dopo la Seconda guerra mondiale ma anche con Clinton negli Usa, il deficit è stato eliminato grazie alla crescita, non puntando tutto sui tagli».

L’Unità 25.05.11

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