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Dichiarazione di voto finale sul decreto cosiddetto "omnibus" dell'on. Dario Franceschini

Signor Presidente, ci lasciamo alle spalle la questione fiducia numero quarantatré, che è insieme un’altra prova di paura e un’occasione perduta su un decreto-legge che avete chiamato omnibus, in cui avete buttato dentro – ormai è il vostro modo di fare le leggi – qualsiasi cosa: un’accozzaglia di cose messe insieme senza alcun disegno politico e senza alcuna logica. È una prova di paura, perché avete posto la questione di fiducia un’altra volta perché è l’unico modo che avete per tenere insieme una maggioranza sotto ricatto da chi vota soltanto per la promessa di una poltrona di Governo o di «sottogoverno», che magari non arriva mai (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
È un’occasione perduta, lo ha detto bene il collega Baretta ieri, perché servivano interventi per affrontare l’emergenza sociale, per cercare la crescita e, invece, ancora una volta nulla. Spesso ci viene chiesto giustamente che cosa farebbe l’opposizione per affrontare la crisi e per cercare la crescita. Qui c’è il tempo soltanto per i titoli, ma noi partiremo oggi dall’opposizione e domani dal Governo su tre grandi sfide che ci rendono profondamente diversi da questa destra.
La prima è una grande sfida per investire nella scuola, nell’università, nella ricerca, nella cultura e nella formazione delle nuove generazioni, esattamente dove voi avete tagliato nella scuola e nella cultura, tagliando sul futuro dei nostri figli (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Non soltanto in quel modo mortificate i destini individuali, ma tagliate l’unica possibilità e l’unica risorsa vera che ha l’Italia per restare competitiva nel mondo globale: investire nell’intelligenza, sulla creatività, sui cervelli e sulle qualità dei ragazzi italiani.
La seconda è una grande sfida per un sistema di welfare universale: una sfida come fu quella degli anni Settanta, quando le grandi culture politiche, che allora erano contrapposte, seppero immaginare che nel momento più difficile della vita, quando si incontra la malattia…

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Franceschini. Pregherei i colleghi della Lega di non volgere le spalle e di consentire all’onorevole Franceschini di svolgere il suo intervento…

DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, la ringrazio, ma girano le spalle e fanno rumore ad arte perché non amano ascoltare chi dice cose diverse dalle loro: andando con lo zoppo si impara zoppicare e loro hanno imparato bene a zoppicare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
Un grande sistema di welfare universale: come negli anni Settanta si decise che, nel momento in cui si incontra la malattia, cioè il momento più brutto della vita, non deve contare il proprio reddito e il proprio ceto sociale, oggi dobbiamo applicare lo stesso criterio al mondo del lavoro: quando si perde il lavoro – al di là del tipo di contratto che si aveva, dell’azienda da cui si dipendeva, dall’essere un lavoratore autonomo o dipendente – lo Stato non ti abbandona e ti riconosce l’indennità di disoccupazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
La terza grande sfida è una sfida per la green economy. Il volano vero e possibile di crescita del nostro Paese, quello che fu l’informatica per l’economia del mondo negli anni Ottanta. La vocazione di un Paese che deve investire su se stesso e sul proprio ambiente: l’opposto di quello che avete fatto voi, che avete tagliato sulle energie rinnovabili, avete mortificato un settore in crescita come quello del sistema fotovoltaico contemporaneamente facendo la scelta folle di entrare nel nucleare mentre tutti i Paesi del mondo ne uscivano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
La scelta del nucleare è confermata da questo decreto-legge che finge di cancellarlo solo per evitare che il popolo sovrano si esprima con il referendum. Non è un ripensamento dopo l’incidente nucleare del Giappone! È un rinvio, è un imbroglio, solo per cercare di evitare il referendum! L’ha detto con il suo candore il Presidente del Consiglio il 26 aprile, queste sono le sue parole: «Se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per anni. Abbiamo, invece, deciso di aspettare uno o due anni perché gli italiani si tranquillizzino e l’opinione pubblica sia più consapevole della necessità di tornare al nucleare». Queste sono le parole di Berlusconi che dimostrano che è soltanto un trucco e che gli italiani devono sapere che è soltanto un trucco (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
La Cassazione non potrà che valutare queste cose. Questa è la prova che l’intenzione non è quella di accogliere l’indicazione del referendum, ma solo quella di aggirare il referendum del 12 e 13 giugno. Non soltanto sul nucleare, ma anche sull’acqua: quella nobile e giusta battaglia per l’acqua come bene pubblico, per il legittimo impedimento, perché a tutti costi non deve essere raggiunto il quorum. Del resto, in quest’Aula, per fare votare in giugno, si è consumata la bocciatura della nostra proposta dell’election day buttando via 300 milioni di euro sottratti agli italiani in crisi (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)!
Voi della Lega, che siete tanto bravi ad alzare la voce e a calare le brache quando il vostro capo ve lo ordina, spiegatelo alle famiglie della Padania che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, che 300 milioni li avete buttati a mare soltanto per ubbidire al vostro capo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Avete paura del giudizio degli italiani. Berlusconi reagisce sempre allo stesso modo quando ha paura: con imbrogli e con promesse. Sono un insulto all’intelligenza dei milanesi – un insulto – quelle proposte ridicole e false dei Ministeri al nord o del condono sulle multe. Avete paura del referendum e dei ballottaggi perché sapete che in tutto il mondo quando si vota dopo tre anni vi è anche una valutazione sull’operato del Governo e voi non solo non avete fatto nessuna riforma strutturale – e avevate una maggioranza che nessuno nella storia repubblicana ha mai avuto – ma avete tradito i vostri elettori proprio sul terreno su cui avevate suscitato più promesse: la riduzione delle tasse. La pressione fiscale dell’ultimo anno è la più alta che vi sia mai stata e in questo decreto-legge mettete un’altra accisa sulla benzina, facendo pagare ancora di più la povera gente (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Veniamo alla sicurezza, la vostra bandiera. In tre anni avete portato qui solo la cretinata delle ronde e avete costretto i poliziotti e i carabinieri a venire a manifestare davanti al Parlamento e ad Arcore perché qualcuno si accorga della situazione tragica in cui versano le nostre forze dell’ordine (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). Per non parlare dell’immigrazione, con il dilettantismo e l’incapacità di gestire una situazione di emergenza.
Dopo i vostri tre anni il Paese è stremato. Non parlo della crisi delle imprese e della disoccupazione giovanile. Non parlo del fatto che su tre giovani uno è disoccupato e due sono precari. Non parlo del dramma dei lavoratori della Fincantieri di queste ore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Vorrei parlare non di dati macroeconomici, ma dei dati riportati ieri dall’ISTAT, che dicono cosa non riescono più a fare le famiglie italiane. L’11,1 per cento delle famiglie italiane non ce la fa a pagare le bollette, il mutuo o l’affitto. Pag. 183Il 33,4 per cento non riesce a sostenere una spesa straordinaria di 800 euro nella propria vita. L’11,5 per cento non ha i soldi per riscaldare l’abitazione. Il 39,7 per cento non riesce a fare una settimana di ferie in un anno. Quelle persone, quelle famiglie ma tutti gli italiani hanno bisogno di credere che un futuro migliore è possibile. Vi è un’occasione per voltare pagina. Domenica e lunedì saranno molte le città italiane chiamate a scegliere i loro sindaci e vi saranno anche due grandi città, le due capitali del nord e del sud, Milano e Napoli, le due città da cui sono partiti tanti dei grandi cambiamenti politici di questo Paese. Il 15 e il 16 maggio quelle due città hanno fatto scendere il sipario sulla triste stagione del berlusconismo. Domenica e lunedì potranno rialzare quel sipario e fare finalmente comparire sulla scena un’Italia che ha voglia di cambiare e che ha voglia di tornare a sperare nel futuro (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e Misto-Alleanza per l’Italia – Congratulazioni).

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