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"Insegnanti di sostegno? In mano ai privati", di Salvo Intravaia

Docenti di sostegno gestiti da privati? È quello che potrebbe accadere tra qualche anno nella scuola italiana se passasse il disegno di legge proposto da due senatori del Pdl e discusso qualche giorno fa in commissione Cultura al Senato. La proposta avanzata da Francesco Bevilacqua e Antonio Gentile apre ai privati il delicato mondo dei disabili a scuola.

«I dirigenti degli istituti scolastici e delle scuole di ogni ordine e grado sono autorizzati – si legge nell´unico articolo che compone il disegno di legge – a definire progetti, con la collaborazione di privati, per il sostegno di alunni con disabilità». I motivi della proposta dei due parlamentari sono illustrati nella relazione che accompagna il testo. «L´inclusione degli alunni con disabilità – spiegano i due senatori – deve ormai collocarsi nella nuova logica dell´autonomia scolastica. In tale ottica, per superare le carenze e le disfunzioni dovute al difficile coordinamento dei diversi servizi di enti locali e Asl, che debbono sostenere gli interventi scolastici, va facendosi strada l´idea che siano le istituzioni scolastiche autonome a dover coordinare l´insieme dei diversi servizi».
Una proposta che il Pd non esita a bollare come “assurda”. «Mentre il governo taglia indiscriminatamente gli insegnanti di sostegno – si chiede Francesca Puglisi, responsabile Scuola della segreteria del Partito democratico – si vuole forse appaltare all´esterno il sostegno ai ragazzi con disabilità?». «E dove dovrebbero mai trovare le risorse le scuole, che non hanno più un euro in cassa, per tali collaborazioni? Il sostegno sarà a carico dei familiari o di improbabili sponsor? Nella scuola italiana, uno dei pochi paesi europei che dal 1977 integra anche i disabili nelle classi, gli insegnanti di sostegno vengono reclutati dallo stato, mentre tutti gli altri servizi (assistenza igienico-sanitaria, trasporto disabili, orientamento, assistenza alla comunicazione) sono di pertinenza degli enti locali. Ma spesso, questi ultimi non hanno le risorse per garantire adeguati servizi alle scuole e anche sugli insegnanti di sostegno lo stato cerca di risparmiare. La lamentela dei genitori è sempre la stessa: “poche ore di sostegno in classe” e pochi servizi a scuola. Così, se la scuola si dovesse trovare in difficoltà, secondo i due senatori, potrebbe rivolgendosi ai privati. Un discorso che varrebbe anche per gli assistenti igienico-sanitari, il trasporto scolastico e gli interpreti della lingua dei segni, di cui dovrebbero farsi carico comuni e province. E per quelle figure necessarie all´inclusione degli alunni affetti da disturbi specifici di apprendimento: dislalia, disgrafia e discalculia.
La proposta di legge ammette che le istituzioni non riescono a coprire tutte le esigenze degli alunni portatori di handicap. «Nel rispetto del principio di sussidiarietà e, senza pregiudicare l´obbligo delle istituzioni scolastiche di provvedere d´ufficio per i casi alla loro attenzione», Bevilacqua e Gentile propongono «una disposizione volta a favorire l´inserimento ottimale degli alunni diversamente abili, per migliorare la qualità dell´integrazione degli stessi e di tutti gli allievi con bisogni educativi speciali, favorendo una più “concreta” diffusione della cultura dell´integrazione, tra le componenti che si occupano dei soggetti in formazione». Resta da capire chi pagherà, visto che l´applicazione della norma «non deve comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». E se le scuole, come è già avvenuto per il tempo pieno in una scuola elementare di Milano, presentassero il conto ai genitori?

La Repubblica 26.05.11

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“Inaccettabile privatizzare il sostegno”,di Salvatore Nocera* e Mario Berardi**

E anche palesemente incostituzionale, come viene spiegato in questa analisi, riguardante un recente Disegno di Legge, che trasformerebbe il diritto al sostegno in una situazione variabile da scuola a scuola e da caso a caso, a seconda che il Dirigente Scolastico riuscisse a realizzare economie nel proprio bilancio od ottenesse sponsorizzazioni da terzi. Ben altre, invece, possono essere le soluzioni al problema della discontinuità nel sostegno didattico degli alunni con disabilità e molte Associazioni le propongono da tempo

Il Disegno di Legge n. S 2594 (Disposizioni per favorire il sostegno di alunni con disabilità), depositato il 2 marzo scorso dai senatori Francesco Bevilacqua e Antonio Gentile, è volto a uno scopo condivisibile, quello cioè di ridurre la discontinuità nel sostegno didattico degli alunni con disabilità, che provoca in loro grave disorientamento, a causa dell’alternarsi di docenti per il sostegno di anno in anno e talora nell’ambito dello stesso anno scolastico.
La soluzione proposta, però, non è condivisibile, poiché prevede la possibilità per i Dirigenti Scolastici di stipulare contratti di prestazione di lavoro autonomo con privati, per attività di sostegno continuata negli anni, purché senza «nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Ciò vorrebbe dire che le scuole dovrebbero autonomamente trovare tali risorse.

Si tratta, come detto, di una soluzione inaccettabile perché trasforma il diritto al sostegno – costituzionalmente garantito, come risulta dalla costante giurisprudenza della Corte Costituzionale (da ultima la Sentenza 80/10) – in una situazione variabile da scuola a scuola e da caso a caso, a seconda che il Dirigente Scolastico riesca a realizzare economie nel proprio bilancio od ottenga sponsorizzazione da terzi. Ciò trasformerebbe il diritto al sostegno continuato negli anni con la stessa persona in una possibilità realizzabile solo per alcuni e non per tutti, in violazione palese dell’articolo 3 della Costituzione [«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese», N.d.R.].

A parte la considerazione che oggi le scuole, a causa dei tagli finanziari, non sono più in grado di realizzare economie, la soluzione proposta di stipulare contratti con privati sembra anche contrastare con l’articolo 40, comma 1 della Legge Finanziaria 449/97, ove si scrive che «è consentita, altresì, alle istituzioni scolastiche la stipulazione di contratti di prestazione d’opera con esperti per particolari attività ed insegnamenti, purché non sostitutivi di quelli curricolari [grassetto sottolineato degli Autori, N.d.R.], per sperimentazioni didattiche e ordinamentali, per l’ampliamento dell’offerta formativa e per l’avvio dell’autonomia delle istituzioni scolastiche». E ciò anche se la stipula avvenisse con donazioni da parte di sponsor.
Certo, è pur vero che una legge successiva può abrogare in modo esplicito o implicito – come in questo caso – una norma precedente (come quella della citata 449/97), ma è altresì vero che qualora tale abrogazione dovesse intervenire, rimane pur sempre invalicabile la qualificazione, operata dalla giurisprudenza costante della Corte Costituzionale, del sostegno didattico come di un livello essenziale delle prestazioni scolastiche di cui all’articolo 117, comma 1, lettera m della Costituzione, di quelli, cioè, «che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale».

Invece della soluzione formulata nel Disegno di Legge n. S 2594, che non può garantire su tutto il territorio nazionale la realizzazione di questo livello essenziale della continuità, il mondo delle Associazioni – e non solo quelle aderenti alla FISH di cui l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) fa parte – da tempo avanza proposte per assicurare la continuità dello stesso docente di sostegno:
– per i docenti specializzati di ruolo un obbligo di permanenza decennale sul sostegno, superiore a quello attuale di cinque anni;
– per i docenti precari la nomina di supplenza per la durata di un ciclo scolastico (ad esempio di tre anni per la scuola dell’infanzia e la scuola media ecc.), invece dell’attuale nomina annuale.
La soluzione prospettata nel Disegno di Legge potrebbe invece trovare applicazione per gli alunni con disturbi specifici di apprendimento (DSA), per i quali la Legge 170/10 (Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico) esclude il diritto al sostegno pagato dal sistema pubblico d’istruzione.

Si confida dunque che i due proponenti, i parlamentari tutti e il Ministero ritengano condivisibile queste soluzioni e le facciano proprie, integrando il Disegno di Legge che, si ribadisce, si è proposto un obiettivo da tempo auspicato dalle famiglie.

*Responsabile dell’Area Normativo‐Giuridica dell’Osservatorio dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) sull’Integrazione Scolastica. Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).
**Presidente nazionale dell’AIPD.

da www.superando.it

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gilda saija
Ospite
Mi permetto di dissentire dall’idea che l’innalzamento dell’obbligo da quinquennale a decennale possa servire a garantire continuità. In primo luogo perchè le continue contrazioni di ore fanno sì che i docenti “perdano il posto” e dunque siano costretti a cambiare scuola anche contro la loro volontà; in secondo luogo perchè la mobilità professionale è un diritto che non può essere tolto al lavoratore e il docente di sostegno è un lavoratore come tutti gli altri; in terzo luogo, l’insegnamento di sostegno è un’attività fortemente stressante e obbligare a farla non aiuta certo la motivazione a svolgerla bene(burn-out?); in quarto luogo:… Leggi il resto »
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