scuola | formazione

"Forchette rotte", di Mila Spicola

Saretta vorrebbe fare il liceo artistico. Farà un corso d’estetista. “Professoressa, il liceo? E come faccio? E poi che faccio?” Luigi vorrebbe andare al liceo musicale. Farà il professionale breve per l’elettotecnico. “Il musicista, professoressa, il musicista classico mi piacerebbe fare. Ma poi di che campo?” Manuela è brava, ma brava davvero. Ti prego fai il classico. “No prof, vado all’alberghiero, farò la cuoca, subito. Tanto la laurea a che serve qua?” Onore ai cuochi, ma perdiamo un talento.
Andrea è un genio matematico, sarebbe un ingegnere, un fisico da nobel. “Prof, prendo il professionale informatico, lavoricchio subito”. Magari mi inventa un nuovo facebook…

Ma no, che mi consolo? Mentre sono china sui loro compiti? Mentre metto a posto le loro carte per gli esami?

Non li vedrò più: tra un po’, andranno per la loro strada. Una strada sempre più distante da quella che potrebbero percorrere se solo fosse diverso. Se Palermo fosse diversa, se l’Italia fosse diversa.
Giorni fa ho rivisto Giuseppe, è uscito dalla scuola media tre anni fa, lo vedo spesso gironzolare intorno la scuola. Non ha proseguito, non fa nemmeno il meccanico. “Per l’officina ci vuole il diploma professorè”. E cavolo! E pigliatelo sto diploma, mannaggia al cielo.
Una laurea? Troppo lontana. E poi a che serve?

A che serve in Sicilia una laurea? A che serve un diploma? Il 50% dei giovani è disoccupato. Tra loro anche laureati e specializzati. 700.000 giovani lasciano la Sicilia. Non so quanti l’Italia. Mica è un male locale…Io li cresco, li formo, nelle condizioni peggiori possibili, dimenticati dalle distrazioni e dagli equivoci e poi si perdono. Talenti sprecati. Talenti dispersi.
In questi giorni sono arrivate delle buste con delle forchette rotte ad onorevoli siciliani prima e ai quattro rettori universitari dopo.
Forchette rotte a dire che gli stanno mangiando il futuro ma è ora di dire basta ( https://www.facebook.com/profile.php?id=100002487155542&sk=wall ) . Hanno mangiato troppo: rompiamogli le forchette e anche le scatole.

Gli Atenei siciliani sono quasi trentesimi in graduatoria. Palermo è la quinta città d’Italia per dimensioni, una delle ultime per tutto. Non se l’è mangiata solo la mafia. Bisogna cominciare ad urlarlo. I complici sono anche tra i puliti: classi dirigenti antiche e piene di privilegi.E la promozione del merito e dei giovani non se l’è mangiata solo la Gelmini. Complici sono i padri.

I ragazzi delle forchette (potrebbero essere i miei tra qualche anno?) denunciano la parentopoli negli atenei: “Nelle Università siciliane i parenti diventano docenti e i talenti diventano migranti”. 100 grandi famiglie dinastiche, padri, figli e parenti controllano le facolta’ in Sicilia. “A questo modello universitario diciamo basta – scrivono – e ai vertici dell’universita’ siciliana diciamo che ci siamo rotti e che col nostro futuro non ci mangia piu’ nessuno”.

I ragazzi delle forchette rotte si scagliano contro i privilegi dei dirigenti regionali: a 40 anni c’è chi è disoccupato, tra i “giovani nessuno” mentre sempre a 40 anni c’è chi se ne va in pensione prima grazie a una legge regionale iniqua.
Ridiamo merito al merito e forza ai miei ragazzi. Saretta, Luigi, Manuela, Andrea. Forchette rotte per loro. L’indignazione in Italia riparte da Palermo.

L’Unità 06.06.11

Condividi