Mese: luglio 2011

"Gli aiuti negati all’Africa che muore", di Romano Prodi

Caro direttore, ho seguito con profonda attenzione quanto il Corriere ha scritto sulla terribile carestia del Corno d’Africa. Condivido quindi il vostro appoggio all’iniziativa di «Agire» e delle associazioni non governative ad essa collegate per la raccolta delle risorse necessarie a fare fronte all’immensa catastrofe. Non voglio in questa sede soffermarmi sulle dimensioni e le caratteristiche di questa carestia. I lettori hanno potuto leggerle in tutti gli aspetti analitici e ne hanno potuto vedere le drammatiche immagini. Abbiamo tutti di fronte ai nostri occhi i bambini che muoiono di fame in mezzo alle carcasse degli animali e i profughi che non riescono ad arrivare ai pochi luoghi di soccorso. I nostri dati sulla mancanza di acqua, cibo, assistenza sanitaria e alloggio sono purtroppo condivisi da tutti gli organismi internazionali e da tutte le Ong operanti nel Corno d’Africa. Il richiamo ad un atto di solidarietà è reso inoltre più urgente dalla constatazione che le risorse pubbliche mondiali impegnate (e non ancora raccolte) raggiungono a mala pena la metà dei mezzi già oggi necessari, mentre la …

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"La bandiera nera di un governo in agonia", di Eugenio Scalfari

Bisogna evitare che le banche italiane, solide e liquide, siano considerate una propaggine del nostro debito pubblico. Bisogna evitare che il nostro Paese conquisti sui mercati agli occhi degli investitori e delle forti mani della speculazione la palma della fragilità a causa di un quadro politico logorato dal suo maxi-debito pubblico e da una malattia ormai strutturale qual è quella della debole crescita. Queste parole i nostri lettori le conoscono ormai a memoria per averle lette infinite volte su queste pagine, ma quella qui sopra riportata è una citazione: le ha scritte ieri il direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, nell´articolo di fondo del suo giornale. È il giornale della Confindustria e Napoletano non è certo un giornalista di sinistra e tuttavia sono nette e impietose e altrettanto impietoso è il seguito dell´articolo. A nostro avviso sono l´esatta rappresentazione dello stato d´animo dei cosiddetti ceti moderati che ormai non esprimono più soltanto disagio ma una vera e propria disperazione. Un´altra prova di quella disperazione ce la fornisce Sergio Romano in un articolo sul Corriere …

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"Un'economia che produce poca innovazione", di Emanuele Felice e Michelangelo Vasta

Nella letteratura economica esiste oggi un ampio consenso sulla stretta relazione tra i livelli di istruzione di un paese e la sua attitudine verso l’innovazione da un lato, e la capacità di crescere dall’altro. Anche la prospettiva di lungo periodo offre numerose conferme: lo straordinario successo della Germania sul finire dell’Ottocento, all’epoca della Seconda rivoluzione industriale, rispetto all’allora declinante Inghilterra; o più recentemente, l’affermazione dei paesi asiatici che contrasta con la stagnazione dell’Africa. El’Italia?Da quando esiste come stato unitario, il nostro Paese non ha mai brillato in quanto a livelli di istruzione. Nel 1861, al momento dell’unificazione, oltre tre quarti della popolazione era analfabeta: nel 1911 il tasso di analfabetismo era ancora del 40%, livello incommensurabilmente più elevato rispetto ai principali paesi europei. Allo stesso tempo, all’interno delle università prevalevano gli studi umanistici, mentre le scuole tecniche rimanevano relativamente poche. Le classi dirigenti preferivano formarsi nella cultura giuridica e nell’ambito delle professioni, non di rado garantite nei redditi da privilegi corporativi; nella nascente industria, la scarsa domanda di ingegneri era soddisfatta, al più, dai pochi …

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"Uno strano Paese", di Lorenzo Mondo

Dai resoconti dei viaggiatori, siamo informati che esiste uno strano Paese, mimetizzato tra quelli normali, in cui non vorremmo vivere, anche se ci lusinga con le avvincenti testimonianze di una perduta civiltà e le impareggiabili bellezze naturali. A essere di troppo sono gli abitatori, tra i quali si conta un numero inaudito di lestofanti. Imperversano i ladri, in tutta l’estensione del termine e in tutti i ceti sociali. Non suscitano stupore ma un tetro umorismo gli incalzanti bollettini delle forze dell’ordine che segnalano casi estremi di illegalità: qui è l’arresto di trenta affiliati alle sette criminali, là la denuncia di mille, opulenti evasori fiscali (trenta e mille sono i numeri che ricorrono con maggiore frequenza). Cambiando scenario, scendendo cioè a livelli più popolari, impressiona la quantità spropositata dei falsi invalidi e quella dei morti che continuano, per anni, a fruttare pensioni ai fraudolenti eredi. Quanto alle carceri, rigurgitano di detenuti, i tribunali sono intasati e il solo rimedio proposto per sfoltire i ranghi è l’amnistia: invece di processi più celeri ed equi o di nuove …

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Da Unipol-Bnl alla strage di Viareggio le cause a rischio per i testimoni "infiniti", di Liana Milella

La protesta del segretario di Md, Morosini: “Sarà un colpo mortale alla giustizia italiana”. La norma concepita per salvare il premier avrà conseguenze su una moltitudine di altri processi. Per un Berlusconi libero dai processi, che di dibattimenti in primo grado, perché solo a quelli si applica la nuova legge, ne vadano pure in malore a migliaia. Nomi? I più famosi, in questo momento, nelle aule giudiziarie italiane. Eccoli. A Milano la famosa scalata Unipol alla Bnl. Quella dei furbetti del quartierino. Ma pure i meno noti, ma assai gravi crac Burani e Cit. Clamoroso a Torino: potrebbero tornare i 9.841 testimoni chiesti dai difensori per i morti dei veleni della Eternit. I giudici ne hanno concessi due a persona, ma adesso tutto potrebbe riaprirsi. A Viareggio. Ancora di scena il dibattimento per la strage del treno deragliato in stazione. Stimano i pm che i 38 indagati delle Ferrovie potrebbero pretendere di sentire decine di testimoni a testa. E a Roma? Potrebbe andare in crisi il processo Cucchi, il detenuto morto per le percosse ricevute, …

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"Altro che merito tolgono ai poveri per dare ai ricchi", di Walter Tocci

La politica della Gelmini ha messo in pratica il principio espresso da Roger Abravanel: «Si premiano i migliori indipendentemente dal reddito» (intervista al Corriere della Sera del 11-7-2010). La retorica sulla meritocrazia è stata usata come pretesto per creare un altro carrozzone pubblico – la Fondazione per il merito, con relativo presidente e consiglio di amministrazione – e soprattutto per demolire il diritto allo studio che, secondo lor signori, servirebbe solo a studenti mediocri e figli di evasori. Stiamo ai fatti. Il sistema attuale assegna le borse ai meritevoli anche se privi di mezzi. La misura del merito per avere la borsa è accertata dagli esami sostenuti fin dal primo anno, con un criterio più severo rispetto ai sistemi di Germania e Francia che verificano solo al secondo anno. Applicare esclusivamente – come propone Abravanel nel suo intervento su l’Unità di giovedì scorso – la valutazione del merito con untest standardizzato di ingresso, cosa molto diversa dalle prove di orientamento, sarebbe un’ingiustizia sociale e nessuno in Europa si è sognato di farlo, neppure i governi …

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Crisi economica, Zapatero affronta il voto per la Spagna. Berlusconi si arrocca a Palazzo Chigi

Contrasto stridente tra il senso di responsabilità del premier spagnolo e l’egoismo di quello italiano. I commenti di Bersani, Bindi, Letta. Il premier socialista spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero ha annunciato lo svolgimento di elezioni anticipate il 20 novembre prossimo. Zapatero, che aveva già detto di non volersi ricandidare alle prossime elezioni lascia anticipatamente il suo incarico a fronte della stagnazione economica del Paese e dei problemi sui mercati internazionali. Scelte ben diverse da quelle di Silvio Berlusconi che resta attaccato alla poltrona in barba alla crisi e alle bocciature che riceve dai mercati. Un contrasto che spicca e fa dire a Pier Luigi Bersani che “di fronte ai rischi che l’impasse del governo potrebbe far correre alla Spagna, il premier Zapatero ha deciso di fare un passo indietro e tornare a interpellare il popolo per aprire una fase nuova. C’è qualcuno in Europa che antepone gli interessi del paese ai suoi interessi personali. Noi da mesi chiediamo a Berlusconi di fare un passo indietro, ma è chiaro che il presidente del Consiglio mette il …

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