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"Primo Maggio, il silenzio", di Flavia Amabile

Quello che più colpisce è il silenzio. Da oltre un secolo il Primo Maggio in molti Paesi del mondo è la Festa dei Lavoratori. Qualcuno che ci provi a metterla in discussione si trova sempre. Negli ultimi anni ogni tanto si dice che l’epoca delle lotte operaie è superato, o che non ha senso parlare di lavoro in termini ormai antiquati, che ora tutto è diverso.

Sarà. Il Primo Maggio continua ad essere il Primo Maggio in tutto il mondo. E i dibattiti restano dibattiti. Fino alla manovra di Ferragosto e alla decisione di accorpare tutte le feste civili ad un non meglio precisato giorno da scegliere di anno in anno, tra domenica, lunedì o venerdì, in base al calendario. E, così, se dovesse passare il provvedimento qual è il salto sarebbe infine compiuto, l’Italia non avrebbe più il Primo Maggio. Sarebbe uno dei pochi Paesi al mondo a restare senza, e non per effetto di una decisione presa per grandi principi teorici ma per crude ragioni di produttività.

Accade anche questo in Italia, e soprattutto accade che la cancellazione di una ricorrenza così carica di simboli sia accompagnata da un inquietante nulla. Si sono levate voci contrarie ma per esprimere in generale l’opposizione alle tre date civili coinvolte, festa dei Lavoratori, della Liberazione e della Repubblica. Del Primo Maggio sembra non interessare a nessuno se non ad alcuni sindacalisti e esponenti della sinistra estrema e un po’ datata. Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil:«E’ una follia, sono feste che danno identità e storia al nostro Paese»: Più che la produttività, l’abolizione delle feste – avverte Landini – «rischia di aumentare, a costo zero, l’orario di lavoro dei dipendenti». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione: Quella annunciata da Berlusconi è una vera manovra di classe: sparisce il 25 aprile e, in piena linea con il fascismo, si abolisce il primo maggio. Assieme alle festività spariscono ovviamente anche i diritti».

La Uil annuncia di voler chiedere al governo «di valutare soluzione alternative». L’Anpi, l’associazione partigiani, protesta. Fin qui più o meno quello che è stato dichiarato in questi giorni. Se si prova a chiamare al telefono qualcuno si ottiene un po’ più di soddisfazione. Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato Centrale della Fiom: «Berlusconi fa parte del grande disegno che sta distruggendo la democrazia in Europa e il primo maggio fa parte di questo disegno. E’ una mostruosità, è stato cancellato durante il fascismo e ora che al fascismo siamo tornati. Se dovesse rimanere com’è – cosa di cui dubito – vorrà dire che il Primo Maggio diventerà come nel’Ottocento un giorno di sciopero generale».

Si ottiene più soddisfazione perché finalmente si accenna alla storia di questa festa che probabilmente in Italia molti identificano con il Concertone di piazza san Giovanni. Alla fine l’unico intervento davvero in difesa del Primo Maggio in quanto tale, lo si deve a Vittorio Emiliani, giornalista, scrittore, saggista. Sulle colonne dell’Unità il 12 maggio, subito dopo l’annuncio dell’accorpamento delle feste civili ha scritto un breve articolo ricordando come si sia arrivati in Italia a proclamare la Festa dei Lavoratori, degli scioperi e delle proteste. Divenne festa nel 1891 e Pellizza da Volpedo la immortalò nella tela del Quarto Stato in marcia. Subito abolita, nel 1925, da Benito Mussolini comunque veniva festeggiata con un drappo rosso esposto persino a Predappio, patria del duce. «Tornò dopo il 25 aprile ’45 – conclude Emiliani – Perché dovremmo farla traslocare in una qualsiasi domenica?».

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