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"Fisco, con il turismo si evade: 13,5 mld di tasse non pagate", di Marco Tedeschi

Nel turismo si evadono tasse per 13,5 miliardi, un terzo della manovra appena varata. Secondo uno studio di Cescat il “nero” ammonta al 20% del fatturato complessivo del settore stimato per il 2011 in 185 miliardi. Il turismo conosce stagioni buone e stagioni meno buone, ma non èfacile conoscere l’andamento preciso di questo settore molto vitale perché una buona parte delle sue attività vengono nascoste: ai bilanci e al fisco. Quest’anno, ad esempio, l’industria turistica genererà complessivamente un volume d’affari in «nero» di 36 miliardi di euro, che si traduce in 13,5 miliardi di euro di tasse non pagate: non si emettono scontrini né ricevute, non si dichiara l’Iva, si evadono allegramente le imposte sul reddito. Non è poco, è moltissimo: si tratta di un terzo della manovra appena varata dal governo con una gran quantità di sacrifici chiesti, ancora una volta, a chi le tasse già le paga.
SCONTRINI SCONOSCIUTI
Gli evasori si nascondono sotto gli ombrelloni degli stabilimenti balneari, nel chiuso delle pensioni e dei bed&breakfast, per non parlare di bar e ristoranti. A fare i conti in tasca a chi invece dello scontrino spesso e volentieri si presenta a fine cena con un pezzetto di carta senza valore, è stato il Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia, secondo il quale il «nero» ammonta a circa il 20%del fatturato complessivo del settore che nel 2011 dovrebbe attestarsi intorno ai 185 miliardi di euro, pari al 12% del Pil. Va da sé che si tratta di stime, il “sommerso” in questo come in altri casi è per sua natura indefinibile, ma non mancano gli indicatori
per capire come si mette. Il Cescat ha tenuto conto dei flussi del turismo italiani e stranieri (pari a circa 170 milioni di presenze per entrambi i settori), dell’incidenza del «turismo familiare» (ospiti di parenti e amici), dei flussi del fine-settimana, del turismo organizzato (tour operator), del turismo fluttuante, roulotte, viaggiatori individuali, crociere e quant’altro. Le stime prendono in considerazione anche l’indotto che per la ricerca del Cescat comprende quanto non si può considerare spesa diretta di consumo turistico: a titolo di esempio, l’acquisto di alimentari di chi passa le vacanze a casa propria o nei campeggi, le spese per generi quali carburante, indumenti, souvenir. Specialmente gli stranieri approfittano delle vacanze in Italia per acquisti – dagli abiti agli alimenti – di cui è ricca l’offerta tanto che il nostro Paese viene considerato, a livello mondiale, al primo posto per la combinazione dell’offerta paesaggistica, culturale ed enogastronomica. L’aggravante è che non si tratt di un inedito, anzi. L’ammontare sottratto al fisco e dunque alla collettività non si allontana molto a quella degli anni precedenti, eccezion fatta per il 2009.
IL NORD E IL SUD
Sull’entità dell’evasione fiscale, conclude Cescat, ci sono notevoli differenze tra macroaree del Paese: il «nero», al nord, si aggira sul 20%, ma raggiunge il 35% nel sud e nelle Isole.

L’Unità 20.08.11

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