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"Arrivano a 2 mila i minori vittime "invisibili" di sfruttamento sessuale", da Redattore Sociale

Sono tra i 1600 e i 2 mila i minori sfruttati sessualmente. Lo rivela il dossier “I piccoli schiavi invisibili” di Save the children, presentato alla vigilia della Giornata in ricordo della schiavitù e della sua abolizione (23 agosto). Il rapporto contiene i risultati di una rilevazione su 15 regioni italiane in collaborazione con l’associazione On the Road-Consorzio Nova attraverso questionari e interviste a operatori, che hanno basato le loro conclusioni sui dati relativi ai minori intercettati nelle loro attività di unità di strada o di accoglienza, dal maggio 2010 al maggio 2011. Secondo il rapporto la tratta non arretra, ma anzi si consolida, anche a scopo di accattonaggio, in attività illegali o nel lavoro. Uno sfruttamento che coinvolge per lo più stranieri: ragazze rumene, nigeriane, albanesi, nordafricane ma anche maschi rumeni, magrebini, egiziani, afgani e rom rumeni e della ex Jugoslavia.
Il dato sullo sfruttamento sessuale – fra i 1.600 e i 2.000 minori (stima dell’Associazione On the Road) – è una porzione significativa rispetto alla prostituzione adulta stimata fra le 19 mila e le 24 mila unità (dati del comune di Roma-Parsec, 2008-2009). E crescente e allarmante è lo sfruttamento sessuale indoor, nel chiuso di appartamenti: sarebbe 3 volte superiore a quello su strada, con una presenza di minori pari a circa il 10% sul totale degli adulti coinvolti (dati On the road, sulla base sia dei riscontri delle unità di strada e dei propri operatori, sia sulla base delle stime globali sulla prostituzione adulta su strada di cui quella dei minori costituisce circa il 10%). Nascoste agli occhi di tutti, le giovani vittime sono difficilmente raggiungibili da parte degli operatori sociali e di chi voglia aiutarle ad uscire da una vita da incubo. La rilevazione conferma che il gruppo di minori principalmente vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale è costituito da ragazze provenienti dalla Romania (46%) e dalla Nigeria (36%) seguite da ragazze albanesi (11%) e del Nord Africa (7%). Le minori rumene, in quanto cittadine comunitarie e in possesso di documenti, giungono in Italia in modo abbastanza agevole, spesso con la promessa di un lavoro, insieme a fidanzati o comunque a persone di cui si fidano. Una volta in Italia l’assoggettamento può avvenire in due modi: con la violenza o, al contrario, attraverso uno pseudo legame affettivo. Questa seconda forma è costruita ad arte dallo sfruttatore che fa percepire alla minore l’esperienza della prostituzione come funzionale ad un progetto comune di coppia. Si stabilisce così un vincolo psicologico difficile da rompere. Nell’assoggettamento delle ragazze entra in gioco, sempre più spesso, il ruolo del controllo fra “pari”: lo sfruttatore cioè può decidere di imporre a una coetanea delle ragazze il compito di esercitare per suo conto il controllo sulle giovani, le quali hanno in genere più reticenze a ribellarsi a quanto dice “una di loro”, poiché questo significherebbe essere escluse dal gruppo.
Le ragazze nigeriane costituiscono il secondo gruppo numericamente più consistente di vittime di tratta e sfruttamento. Giungono in Italia con falsi documenti e generalità, insieme alla propria sfruttatrice, fatta passare come una sorella o parente, via mare o in aereo, spesso avendo già subito violenza nel proprio paese o durante il viaggio. Per quanto riguarda l’ingresso via mare, in particolare a Lampedusa, si è registrato un incremento
consistente di arrivi dalla Nigeria: fra aprile-agosto sono approdati sull’isola 4.935 migranti nigeriani, di cui 984 donne, 194 minori non accompagnati e 89 minori accompagnati persone, con un picco massimo nella prima metà del mese di agosto, momento in cui sono arrivati secondo le stime di Save the Children, circa 2.170 migranti nigeriani, di cui 388 donne, 89 minori non accompagnati (prevalentemente adolescenti femmine) e 23 minori accompagnati. In varie parti d’Italia, tanto gli operatori che operano sulla strada, tanto quelli che operano all’interno dei centri per migranti segnalano l’alta probabilità che tra le migranti nigeriane in arrivo vi siano vittime di tratta e sfruttamento. Save the Children ha già individuato alcuni potenziali casi che sono in fase di approfondimento.Le giovani nigeriane costrette a prostituirsi nel nostro paese, sono sottoposte a un ferreo controllo da parte delle connazionali durante l’attività di prostituzione alla quale sono costrette e convinte anche attraverso riti tradizionali, con cui si vincolano a ripagare un debito molto elevato maturato con il viaggio. A differenza delle ragazze rumene, spesso il loro guadagno consiste solo nel vitto e nell’alloggio. La paura di essere fermate dalle forze dell’ordine ed espulse se riconosciute maggiorenni, le spinge a lavorare in luoghi isolati, il che rende molto difficile il loro “aggancio” da parte dalle associazioni che vogliano aiutarle ad emergere dalla situazione di sfruttamento. Il dossier fotografa anche lo sfruttamento sessuale di minori maschi. Ad essere coinvolti, particolarmente nelle grandi città italiane come Roma e Napoli, sono adolescenti rom, di età fra i 15 e 18 anni. Risultano essere di recente arrivo e con un vissuto legato alla strada. Alcuni di essi lavorano come lavavetri di giorno ai semafori per poi prostituirsi durante la notte, in luoghi della città conosciuti per la prostituzione maschile, o nei pressi di sale cinematografiche con programmazione pornografica, saune e centri massaggi per soli uomini. Accanto ai minori Rom sono coinvolti nella prostituzione anche minori maghrebini e rumeni. I primi in genere finiscono nel “mercato del sesso” per arrotondare lo stipendio guadagnato di giorno ai semafori. Per i secondi invece la prostituzione è la principale fonte di guadagno. In genere i minori maschi che si prostituiscono si muovono per lo più in gruppo e sottostanno a dei leader che sono anche quelli che procurano loro clienti particolari disposti a pagare cifre consistenti, per poter godere di prestazioni di lungo periodo. Questa pratica registrata solo su Roma e Napoli, è nota come “affitto”: nel periodo specificato il minore vive infatti con il cliente.

(Il Redattore Sociale)

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