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"Van Rompuy, batti un colpo", di Giuliano Amato

Nessuno criticherebbe oggi una politica europea che, forzando anche le procedure esistenti, ci fornisse con la creatività e la forza che servono una prospettiva alla quale affidarci, in un momento in cui non sappiamo più se il nostro nemico peggiore è il debito o il rischio di recessione e attorno a noi il mondo intero brancola nello stesso buio. Siamo pronti allora a benedire chiunque si muova per indicarci la strada e se lo fanno Francia e Germania non è il caso di andar troppo per il sottile e di piangere sul danno recato all’ortodossia istituzionale.

Ma proprio perché è questo il nostro stato d’animo, è stata cocente la delusione provocata dall’ultimo incontro fra Nicolas Sarkozy ed Angela Merkel. E l’esigenza che ora si avverte di più è evitare il ripetersi in futuro di esibizioni altrettanto estemporanee, seminando nei mercati, che di sicuro non ne hanno bisogno, ulteriori ragioni di incertezza su quello che intende fare l’Europa.

Sulla base del lavoro paziente ed efficace del presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, lo stesso Consiglio aveva deliberato mesi fa nuove regole per il patto di stabilità, il rafforzamento dei poteri di verifica della Commissione e di controllo dei bilanci nazionali in sede di Eurogruppo e di Ecofin, la creazione infine della “Facility” finanziaria in cui riversare lo sforzo comune a sostegno degli Stati deficitari in difficoltà. Dai due leaders più autorevoli dell’Eurozona ci si aspettava che dessero assicurazioni sulla rapida operatività dell’intero pacchetto e, possibilmente, sul suo stesso rinvigorimento, in funzione sia di stabilità che di crescita. E ad entrambi i fini, com’è noto, poteva essere spesa un’apertura a favore degli eurobond, magari prevedendone l’adozione solo dopo che i debiti pubblici più problematici avranno bene avviato il loro rientro.

Nel comunicato dell’incontro a due non c’è traccia di questi temi, c’è invece la richiesta agli Stati che ancora non l’hanno di una clausola costituzionale per il pareggio di bilancio, c’è l’annuncio di una futura Tobin tax europea e c’è la proposta di incontri mensili dei capi di Stato e di Governo della zona euro, presentati come approdo di una forte governance economica comune. Ma tutti sanno che le riforme costituzionali sono lunghe e in taluni paesi passano anche per referendum obbligatori. Tutti sanno che una Tobin tax non condivisa a livello globale è solo un incentivo a spostare altrove le transazioni finanziarie (ed anche per questo i liberali tedeschi, alleati di governo della Merkel, sono contrari e tanto basta). Nessuno capisce quale sia il senso di una riunione mensile di capi di Stato e di Governo per migliorare la governance economica europea, a scapito degli organi a cui questa è già attribuita.

Chi può rimediare, chi può far scendere i leaders europei da Marte sulla Terra, come ha scritto giustamente Carlo Bastasin su questo giornale? C’è per nostra fortuna il Presidente Van Rompuy e se questa mia Lettera dovesse avere un unico destinatario, a lui la vorrei indirizzare. Van Rompuy sa bene che quella riunione mensile può addirittura risolversi in una violazione dei Trattati, che assegnano il monitoraggio sui debiti nazionali al trio Commissione-Eurogruppo-Ecofin (articoli 121 e 126 del Trattato sul funzionamento dell’Unione) e stabiliscono in via generale che «ogni istituzione agirà nei limiti dei poteri ad essa conferiti e nel rispetto delle relative procedure» (articolo 13 del Trattato sull’Unione). Del resto fu proprio lui mesi fa ad esercitare saggiamente il mandato che aveva ricevuto dal Consiglio, facendo formulare le sue proposte dai ministri finanziari e prevedendo in esse poteri rafforzati della stessa Commissione.

Ecco, davanti all’invito di Francia e Germania a dar corso ai loro orientamenti faccia ora la stessa cosa. L’articolo 15 del Trattato sull’Unione stabilisce che il Presidente del Consiglio europeo ne prepara i lavori «in cooperazione con il Presidente della Commissione e sulla base dei lavori del Consiglio per gli Affari generali». E se si vuole riunire un Consiglio europeo dei soli paesi dell’Eurozona su questioni solo economiche, diviene l’eurogruppo dell’Ecofin la sede ministeriale da coinvolgere. Ebbene, Van Rumpuy prepari quelle riunioni nel rispetto di questa procedura. Dia modo alla Commissione e ai ministri finanziari di fare le loro valutazioni sugli andamenti dei debiti (e delle economie) nazionali e di fornire lo stato di avanzamento sui lavori europei in corso. In tal modo, i capi di stato e di governo, anziché inventarne ogni mese una nuova per attirare l’attenzione dei media, saranno messi in mora sulle decisioni dei loro stessi paesi da cui dipendono i completamenti necessari. E forse, dati alla mano, si convinceranno anche che gli eurobond costerebbero assai meno di ripetuti trasferimenti alla futura “facility”.

Ma non ci sarà solo questo. Intanto si sarà evitata quella fine del sogno comunitario, che non arbitrariamente qualcuno ha letto nel ripetersi di questi incontri bilaterali, insediatisi sempre più pericolosamente nello spazio delle sedi istituzionali europee col rischio che le sostituiscano anziché promuoverne (com’è più che lecito) un più efficace funzionamento. Siamo tutti laicamente aperti al “metodo dell’Unione”, proposto dalla Cancelliera Merkel. Ma c’è un limite a tutto, anche al relativismo sul metodo.

Inoltre, riunioni ben preparate dalla Commissione e dai ministri finanziari potranno fornire al mercato informazioni puntuali sul coordinamento in essere fra le politiche di bilancio, sul lavoro delle vecchie e delle nuove istituzioni comuni, sugli obiettivi loro assegnati per i mesi futuri e sugli strumenti di cui si prevede di dotarle per realizzarli. Ed è esattamente questo ciò che serve ai mercati: non dichiarazioni rinnovantisi di pur autorevoli personalità europee, ma punti di riferimento affidabili sulle scelte che sta facendo e intende fare nella sua integrità l’Europa dell’euro.
n quanto ciò accada, c’è un terzo anello al quale si può arrivare, il coordinamento delle scelte europee con quelle dei grandi protagonisti del mondo, impantanati, ciascuno a suo modo, nei nostri stessi problemi. La stagnazione ha più cause, ma è anche figlia delle incertezze, e delle scoordinate improvvisazioni dei governi, che concorrono non poco a bloccare investitori finanziari, consumatori e imprese. Fare l’opposto di sicuro non basta, ma la certezza su ciò che faranno i governi è di per sé uno stimolo allo sviluppo.

C’è insomma bisogno di più Europa e chiunque parli con Washington e con Pechino sa che è il mondo intero, non solo noi, a sentirlo. Non servono a soddisfarlo le recite a soggetto, serve la paziente costruzione dei pezzi che mancano a una più forte integrazione. Il Presidente Van Rompuy ha la responsabilità di provarci. Confidiamo in lui.

Il Sole 24 Ore 21.08.11

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