attualità, partito democratico

Bindi e Franceschini dicono sì al referendum anti-Porcellum", di Mariantonietta Colimberti

Tutti contro il Porcellum, e questo si sapeva già; sempre più numerosi quelli “per” il Mattarellum, e questa è una notizia. Perché dalla riunione del coordinamento dem di domani (che si occuperà anche del caso Penati e della manovra), potrebbe emergere un orientamento diverso dalle conclusioni della direzione dello scorso 19 luglio, quando con soli tre voti contrari (di Arturo Parisi, Giulio Santagata e Sandra Zampa) era stato approvato un progetto di riforma della legge elettorale – sistema maggioritario con collegi uninominali a doppio turno, recupero proporzionale su base circoscrizionale e una piccola quota nazionale come diritto di tribuna – relegando in soffitta le proposte referendarie in campo, sia i quesiti proporzionalisti di Passigli sia quelli pro-Mattarellum di un fronte che già allora si prospettava ampio: da Castagnetti a Parisi, Bindi, Veltroni e molti altri.
Perché dinanzi al pericolo che la battaglia parlamentare possa non arrivare mai o risultare fiaccata dalle insidie del palazzo, si va facendo sempre più strada la convinzione dell’utilità del referendum, sia come strumento di pressione, sia, in ultima istanza, per ripristinare un sistema elettorale comunque migliore dell’attuale.
Bersani, che a luglio era stato l’artefice della mediazione quasi unanimista, ritiene che ai partiti tocchi la via parlamentare e che il referendum sia una «extrema ratio».
«Trovo corretto che il partito in quanto tale non promuova referendum – dice a Europa Rosy Bindi – Diverso è il fatto che ciascun esponente, dirigente o militante che sia, da cittadino un po’ speciale scelga di firmare». È quello che la presidente dell’assemblea nazionale farà, convinta che il Matterellum sia in ogni caso una soluzione non troppo difforme dalla proposta dem, «della quale sono soddisfatta e nella quale mi riconosco».
Il capogruppo alla camera, Dario Franceschini, orientato a non firmare, ha detto però ai suoi di voler lavorare «perché tutto il gruppo dirigente appoggi i quesiti referendari», mentre il vicesegretario Enrico Letta ha osservato nei giorni scorsi che «il Pd ha la sua proposta parlamentare e deve portarla avanti. Tuttavia, poiché l’obiettivo prioritario è abbattere il Porcellum, le due strade non sono alternative».
Nello schieramento trasversale che si va delineando pro-Mattarellum ieri sono arrivati anche Ignazio Marino ed Enzo Bianco. «Se il referendum andrà avanti non si potrà che sostenerlo», dice lo stesso estensore della proposta dem, Gianclaudio Bressa.
Una delle preoccupazioni di chi nel Partito democratico resta tiepido o è decisamente contrario al referendum è l’ostilità del Terzo polo al suo possibile esito, puntualmente ribadita ieri con una certa ruvidezza da Rocco Buttiglione: «È chiaro che se il Pd sposa il Mattarellum – ha detto l’esponente dell’Udc – rinuncia a ogni ipotesi di alleanza con noi». «Perché, il Porcellum favorisce l’alleanza con il Terzo polo?», replica Rosy Bindi, secondo la quale «lo spazio nel Mattarellum c’è, anche se l’ideale sul fronte dell’alleanza è il doppio turno che abbiamo indicato. Tuttavia, se il referendum dovesse passare, anche in parlamento avremmo più forza per imporre il cambiamento auspicato».
Durissimo contro il Mattarellum Giorgio Merlo, vicepresidente della commissione vigilanza della Rai, secondo il quale «la carovana di Prodi, Parisi e compagnia» vuole «riproporre il caravanserraglio dell’Unione». È problematico Beppe Fioroni, che con Europa non nasconde le sue preoccupazioni relative al rapporto col Terzo polo, esprime riserve sull’efficacia dei collegi uninominali («con la preferenza combattono tutti ad armi pari, con i collegi cosa succede, ad esempio, a Varese?») e osserva: «C’è stata una direzione in cui è stata presa una decisione. È singolare che ci siano un partito e dei personaggi che cambiano idea con grande facilità. Danno l’impressione che per taluni la bontà della proposta sia legata più alle contingenze e agli opportunismi che alle convinzioni».

da Europa Quotidiano 31.08.11

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“Il Pd sostenga la battaglia la gente non capirebbe timidezze sul Porcellum”, intervista a Dario Franceschini di Umberto Rosso

La nostra proposta sul doppio turno resta sul tappeto, ma realisticamente è meglio puntare sulla scelta referendaria. «Lanciamo tutto il Pd nella battaglia a sostegno del referendum per cancellare la legge porcata».
E lei, onorevole Franceschini, personalmente firmerà? Ieri lo hanno fatto anche Prodi e Veltroni.
«Io al momento ho un ruolo nel partito, presidente del gruppo dei deputati. Solo per questo non ho già firmato con una scelta individuale. Sarebbe sembrato solo un modo per fare bella figura. Sono convinto che la mia firma ci sarà presto ma insieme a quelle di centinaia di migliaia di democratici raccolte dal Pd».
Non vi starete svegliando tardi? Manca solo un mese per raggiungere le 500 mila firme.
«E´ un impegno molto forte, ma possiamo farcela. Impegnando il partito, i suoi militanti e le sue strutture nel sostegno pieno al comitato referendario che ha promosso l´iniziativa. Questo è quel che proporrò domani, nella riunione di coordinamento del Pd».
Insomma, un´inversione di rotta rispetto alla “via parlamentare” alla riforma elettorale.
«No. Alla battaglia per calendarizzare in aula la nostra proposta di riforma, doppio turno di collegio con forte connotazione proporzionale, non rinunciamo mica. Batteremo il chiodo ogni settimana».
Però…
«Però, realisticamente, anche se perfino dentro la maggioranza in tanti hanno il mal di mancia sul Porcellum, quanto ai numeri per farlo saltare siamo lontani. Per cui oggi, in presenza di un referendum che punta ad abrogare la porcata elettorale, nessuno capirebbe una prudenza del Pd ad appoggiare un´iniziativa che vuol restituire ai cittadini il diritto di scegliersi chi deve rappresentarli».
A luglio però l´avevate bocciata.
«Eravamo in un´altra fase. C´erano in pista, in quel momento, due ipotesi contrapposte. Una tutta proporzionalista, l´altra maggioritaria. Dovevamo evitare il rischio di uno scontro. Adesso che il referendum proporzionalista di Passigli non è più in campo, via libera».
Bersani ha superato la freddezza?
«Si è detto disponibile, ha già aperto le nostre feste ai banchetti per la raccolta delle firme. E´ il segretario del partito, fa bene a non schierare il Pd senza passare prima da una consultazione collegiale. E´ quel che faremo appunto giovedì. E io chiederò un deciso passo avanti nell´impegno».
Tutti pronti nel Pd a tornare al Mattarellum?
«E´ un sistema che, certamente, presenta dei limiti. Li conosciamo, già sperimentati in passato. Con i collegi uninominali a turno unico, per vincere c´è la corsa al fronte più largo possibile. E´ il rischio dell´ammucchiata. Ma con tutte le sue imperfezioni, il Mattarellum è cento volte meglio del Porcellum».
I dalemiani non sembrano della stessa opinione.
«Non ho sentito nessuno dentro il partito che di fronte a quella alternativa secca scelga la legge porcata. In ogni caso, sono certo che affronteremo la sfida uniti, senza divisioni al nostro interno».
E come la mettiamo con l´alleato Casini? Di ritorno al Mattarellum non ne vuol sentire parlare.
«E´ vero. Casini è storicamente ostile, contrario. Però credo che anche il leader dell´Udc almeno su questo dovrà convenire: il referendum è l´unica strada per tentare di cambiare il Porcellum. Il solo strumento di pressione, a questo punto, che può costringere la maggioranza a riaprire la discussione sull´attuale legge elettorale. Se raggiungiamo le firme, e la Cassazione dà disco verde, nella primavera del 2012 il centrodestra potrebbe ritrovarsi con una bella spada di Damocle sulla testa».

La Repubblica 31.08.11

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