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"Cooperative infuriate: ingiusto tassarci", di Stefano Luppi

I presidenti delle tre centrali ( oltre 300 aziende) contro l’abolizione degli sgravi: un attacco alla solidarietà e all’equità. Difficile trovare ieri una categoria soddisfatta della manovra licenziata lunedì sera dal vertice di Arcore tra Berlusconi, Bossi e Tremonti, ma certo l’intervento più pesante – sia economicamente, sia per i rischi delle migliaia di lavoratori impegnati – sembra quello sulla riduzione dei vantaggi fiscali alle cooperative. Una sorta di mannaia finanziaria se si tiene conto che, solo calcolando quelle aderenti a Legacoop e Confcooperative, le “aziende” interessate sono 388 con migliaia di addetti e un fatturato complessivo nell’ultimo anno di quasi sette miliardi di euro solo nella nostra provincia. Ancora il governo non ha fornito i particolari di questo intervento finanziario che economicamente sembra destinato, in parte, a coprire i saldi dell’eliminato superprelievo di solidarietà, ma i vertici delle centrali cooperative sono infuriati. «Noi consideramo ingiusta, superficiale e inaccettabile – spiegano Mauro Veronesi presidente dell’Agci, Gaetano De Vinco presidente di Confcooperative e Lauro Lugli presidente di Legacoop – l’annunciata intenzione governativa di introdurre nella manovra bis modifiche in senso peggiorativo del regime fiscale delle cooperative. Lungi dal portare allo Stato introiti significativi, questo provvedimento colpirebbe chi ha sempre lavorato bene, con spirito mutalistico e riuscendo, come si vede nel territorio modenese, a difendere in questi anni di crisi l’occupazione e i redditi. Si finirebbe per punire la più importante forma di impresa solidaristica e dare il via ad un processo di omologazione del mercato alle società di stampo lucrativo. In compenso sparisce il contributo di solidarietà, non si toccano i redditi alti, si rinuncia a una lotta più serrata contro l’evasione che continua a costituire un freno opprimente allo sviluppo per gli effetti di iniquità e immoralità che trascina. Intendiamo perciò difendere in tutti i modi possibili il movimento cooperativo, perché le nostre imprese, per i principi di solidarietà, legalità ed equità su cui si fondano, e per il contributo che hanno saputo dare al nostro territorio meritano di essere valorizzate, non certo punite». Ieri è intervenuto anche Luigi Marino presidente nazionale di Confcooperative che ricorda: «Non avrei mani pensato che il governo arrivasse a tanto in termini di superficialità e cattiveria». Non è la prima volta, negi ultimi anni, che a Modena si accendono polemiche intorno ai vantaggi fiscali esistenti nel mondo cooperativo. Un settore che ha oltre 700mila soci e che, secondo fonti del governo, gode di 714 milioni di euro di sgravi all’anno tra esenzioni parziale dell’Ires e altre deduzioni. Anche se non tutto è così semplice perché ci sono diversi regimi fiscali in ambito cooperativo. Fino al 2001 gli utili delle coop accantonati non erano soggetti a imposte dirette, mentre dall’anno seguente questo regime venne mantenuto solo per le coop sociali. Proprio Tremonti nel 2004 suddivise le imprese in due gruppi: a “mutualità permanente” dove l’attività dei soci supera quella esterna e a “mutualità non permanente” dove avviene il contrario anche se c’è sempre la non distribuzione tra i soci. Queste ultime però assomigliano di più a una azienda comune per cui l’esenzione dall’Ires (tassa sul reddito d’impresa) è limitata al 30% degli utili a differenza del primo gruppo dove si arriva al 70%. Il comparto che assomma in Italia 43mila imprese, oltre un milione di occupati, 12 milioni di soci e un fatturato di 127 miliardi di euro.

La Gazzetta di Modena 31.08.11

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