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Damiano: "Bossi e la Lega hanno truffato i pensionati"

In una Piazza del Popolo gremitissima, il dibattito sul welfare moderato da Bianca De Giovanni, giornalista de L’Unità, con Cesare Damiano, capogruppo Pd alla Camera della Commissione lavoro, Agostino Siciliano, segretario nazionale UIL pensionati, Carla Cantone, Segretario Generale SPI CGIL (Sindacato pensionati italiani) e Eleonora Voltolina, fondatrice della testata online Repubblica degli stagisti. Si entra subito nel vivo con l’analisi che la Voltolina fa della situazione dei giovani, di “chi rischia di non vedere mai la pensione”, costretto al precariato, alla discontinuità del lavoro, schiacciato dalla mancanza di una prospettiva, “a quanto ammonteranno le pensioni fra 30 anni?”, si chiede, con un sistema contributivo basato su retribuzioni risibili, con periodi di pausa, inquadramenti “fantasiosi”, versamenti dispersi in casse diverse che è difficilissimo raccordare, ingresso tardivo nel mondo del lavoro…

La domanda è se sono gli anziani a dover rinunciare per aiutare i giovani, e Carla Cantone sottolinea la vergogna di un governo che punta a creare una divisione intergenerazionale, quando proprio gli anziani assolvono il ruolo di ultimo ammortizzatore sociale, ed i dati sono desolanti: 4 milioni di pensionati con meno di 500 euro mensili, altri 4 con meno di 700 euro, e 6 milioni sotto i 1200, con un sistema di welfare messo in ginocchio dai tagli agli Enti locali. Le due generazioni, ribadisce la Segretaria della SPI, devono essere fortemente unite per rilanciare un diverso modello di società, facendo scelte condivise, che contrastino le politiche dissennate del governo e gli egoismi delle imprese, e rilancia l’appello per lo sciopero generale del 6 settembre. Rincara Agostino Siciliano, denunciando una politica che gioca a dividere, che decide sulle nostre teste, ricordando le misure introdotte dal Ministero Damiano sulle norme di rivalutazione delle pensioni (si garantiva un minimo del 60 per cento ai giovani), e ricordando che nel “patto generazionale” che ci chiede l’Europa ci si dimentica delle risorse in termini di liquidazioni e sostegno continuo pagate dagli anziani. Le strategie possono essere diverse,incalza, ma gli obbiettivi sono largamente condivisi e i temi comuni.

Con nettezza interviene Cesare Damiano “basta fare cassa con le pensioni, dobbiamo sostenere con ancora maggior coraggio la battaglia politica e culturale che affermi che le risorse vanno prese altrove, dai grandi patrimoni, dalla speculazione internazionale. L’accordo del 2007, con il governo Prodi, è costato un anno di lavoro, di contrattazione. Tremonti fa le riforme pensionistiche per decreto…non capitava dal 1967”. Per rispondere ai giovani, ricorda che il taglio alle pensioni attuali non produce pensioni migliori per i giovani. Alla Voltolina che chiedeva l’innalzamento dell’età pensionabile, Damiano propone di riprendere parti della vecchia proposta Dini: uscita dal lavoro fra i 62 e i 70 anni, con la possibilità di scegliere e un trattamento economico che aumenta progressivamente. Ma proprio a proposito di pensioni e tra gli applausi del pubblico presente,Damiano invita tutti a ricordare agli operai che votano Lega “la truffa di Bossi che da anni massacra le pensioni, e” il pasticcio di Arcore” sul compromesso fra Berlusconi e Bossi per salvare il governo, non il Paese, la vergogna di un “ Calderoli che vuole tagliare la reversibilità e gli assegni di accompagnamento per le vedove e i vedovi” augurandosi infine una forte mobilitazione, politica e sociale, “meglio se unitaria”.

E’ Carla Cantone a ricordare la “macelleria sociale attuata attraverso le ultime due manovre e le finanziarie precedenti con gli interventi su ticket, sanità, fondo per le persone non autosufficienti. Si può porre fine a tutto questo solo cacciando il governo- continua la leader dello SPI CGIL-sperando che nel prossimo al dicastero del Lavoro ci sia nuovamente Damiano e si riparta dall’impegno stilato con lui, che prevedeva la quattordicesima e le norme sulla rivalutazione””.

Non poteva non mancare, alla fine del dibattito, la denuncia da parte di Cesare Damiano del tentativo di “balcanizzazione” dei sindacati per mezzo dell’ “ignominia dell’articolo 8 firmato da Sacconi, che introduce la libertà di licenziamento in contrasto con gli accordi del 28 giugno fra Sindacati e Confindustria”.

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