partito democratico, politica italiana

Il governo ha fallito. Serve un quadro politico tutto nuovo

Scenari attuali e prospettive di cambiamento sono stati al centro del dibattito “L’Italia di domani” che ha visto la partecipazione Michele Ventura, vice capogruppo PD alla Camera e Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, intervistati dalla giornalista dell’Unità, Maria Zegarelli

Alla luce della nuova manovra economica e di tutte le marce indietro che il governo ha intrapreso quotidianamente, Ventura ha ribadito che in Europa e a livello internazionale “il governo Berlusconi è del tutto non credibile e inadeguato per far fronte alla crisi. Servono forme di integrazione delle politiche economiche e finanziarie europee. Noi ne paghiamo le conseguenze in quanto il nostro governo è completamente screditato”.

Per Ferrero “la maggioranza procede a stop and go dando un segnale di debolezza e, soprattutto, di furbizia. Temo che alla fine la manovra sarà molto più pesante di come è adesso. Questa manovra è iniqua perché colpisce lo stato sociale, il lavoro dipendente, i pensionati; è recessiva; è inutile alla lotta contro la speculazione finanziaria perché non mette la mordacchia agli speculatori”.

Un difetto che per il segretario di Rifondazione comunista si ripresenta in tutta l’Unione europea che ha abbandonato il sistema economico keynesiano per puntare sul ruolo della BCE il cui solo obiettivo è quello di non fare crescere l’inflazione. Una banca centrale che non serve agli Stati ma solo agli speculatori. Per Ferrero “bisogna uscire da questo circolo liberista e neo liberista e devono essere direttamente gli Stati a governare la moneta. Non si esce dalla crisi seguendo le nuove politiche neo liberiste. Le politiche economiche devono tornare a seguire lo schema keynesiano”.

Un concetto che per Ventura rischia di restare in astratto e di non voler entrare nel dettaglio. “Il PD ha assunto una chiara posizione in materia economica. Per noi è proprio nella mancanza dell’Europa che si verificano e si accentuano le difficoltà. C’è un un ritorno del nazionalismo degli Stati che indebolisce l’Europa. Per noi invece è necessario un nuovo protagonismo europeo e non solo economico e finanziario. Abbiamo ribadito la nostra volontà di tassare le rendite finanziarie e di non fare alcun taglio lineare ma solo ai grandi patrimoni. Tremonti se avesse un sussulto di dignità dovrebbe dimettersi e con lui tutto il governo se vogliono davvero dare una svolta al Paese”.

“Ma questo governo – ha continuato Ventura – non è assolutamente disposto a fare un passo indietro. Il loro attaccamento al potere è micidiale. Ora non è il momento di parlare e annunciare nuovi schieramenti politici possibili ma discutere di contenuti e di programmi per l’Italia. Parlare di come riformare il welfare per dare risposte sia ai giovani sia ai pensionati. Parlare di politica per la crescita, di incentivi per i saperi, di nuove produzioni, di un piano energetico alternativo, di politiche industriali serie e vere. Siamo in emergenza e siamo responsabili del nostro ruolo ma è importante che questo governo se ne vada. Meglio le elezioni di questo governo”.

“Ci sono molte cose in cui siamo d’accordo con il PD – risposto Ferrero – ma il problema è farle. Propongo di fare una mobilitazione insieme a tutte le forze di opposizione per mandare a casa il governo. Non vedo bene però un governo di transizione che potrebbe fare peggio di quello attuale. Sono necessarie le elezioni nonostante questa legge elettorale non mi piaccia affatto. Siamo pronti ad un accordo con le forze di centrosinistra per sommare i voti e vincere le elezioni. Un’alleanza qualificata in forme diverse a livello nazionale con delle primarie sul programma e non sul candidato premier. Serve un accordo valido per tutta la legislatura e serve una riforma elettorale di stampo proporzionale perché, con il maggioritario, è arrivato Berlusconi”.

Una posizione non condivisa da Ventura per cui è sì giusto “progettare politiche di lungo respiro del post liberismo ma è fondamentale guardare anche all’immediato e fermare la crisi perché non diventi ancora più grave. E questo, in quadro politico del tutto nuovo, caratterizzato dalla fine della favola del berlusconismo. E noi del PD saremo i primi a dare l’esempio di una politica sobria e rigorosa calendarizzando per settembre la riduzione dei costi della politica. Il Parlamento va difeso come istituzione perché è lì che sta la sovranità del popolo ma servono forme rigorose che ne ridiano lustro e credibilità. La politica è qualcosa utile e indispensabile per far crescere e tutelare gli interessi dei cittadini”.

di Andrea Draghetti da www.partitodemocratico.it

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