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"Referendum, boom dei moduli di adesione. Si muovono anche Sel e Idv", di Fabrizia Bagozzi

Quindicimila moduli in due giorni. Settemila solo ieri. Dopo un agosto più lento, la discesa in campo di due big come Prodi e Veltroni ha smosso le acque e al comitato che promuove il referendum anti-Porcellum fioccano le richieste dei prestampati. Tant’è che, esauriti i primi 110mila, ora ne verranno prodotti altri 50mila per riuscire a far fronte alla domanda che arriva da ogni parte d’Italia e che riguarda gruppi organizzati, associazioni, ma anche singoli individui che chiedono lumi su come firmare e come far firmare. Ieri, per esempio, molti di quelli che hanno chiamato erano semplici cittadini, pronti a impegnarsi in solitaria o ad aggregare attorno a sé per chiudere una volta per tutte la stagione della porcata targata Calderoli.
Ma se, con l’avvicinarsi della scadenza – oggi mancano 29 giorni al deposito delle firme in Cassazione – la domanda cresce, per il comitato diventa cruciale l’offerta, intesa come offerta di spazi per una raccolta sistematica e massicia, che è poi quella che meglio può garantire il raggiungimento di quota 500mila.
La macchina è in pieno movimento. E i due partiti importanti che promuovono il referendum – insieme ai Democratici, al Partito liberale, all’Unione popolare e alla rete dei referendari – fanno la parte del leone. Forte di una struttura abituata alla mobilitazione, l’Italia dei valori, ha “promesso” 150mila firme, Sel 100mila. Ed è già possibile sottoscrivere in molti comuni italiani – ieri su Repubblica i Democratici hanno lanciato la campagna “Firma nel tuo comune” – mentre nel fine settimana saranno allestiti banchetti a Roma, a Napoli e nelle più grandi città italiane.
Anche se per ora ancora random, è possibile firmare anche alle feste del Pd, dove i referendari non si sentono ospiti: alla festa nazionale di Pesaro, a Torino, a Bologna.
A Modena, dove martedì sera, in poche ore, hanno firmato oltre 400 persone.
Certo è che, se l’obiettivo è possibile, la corsa è in salita. La matematica non consente divagazioni: per raggiungere le 600mila firme che danno un minimo di garanzie sull’obiettivo – la cifra tiene conto della percentuali di errori – se ne devono raccogliere 20mila al giorno. Numeri che di solito fanno le grandi organizzazioni radicate sul territorio. Ai tempi del referendum sulla legge 40, dispiegando tutta la loro capacità di mobilitazione, i Ds riuscirono a raccogliere in un mese, settembre, 600mila firme.
Il tempo stringe, ora bisogna fare i numeri. Così Di Pietro coglie l’occasione per lanciare un appello dei suoi, chiedendo ai big (sottotesto: del Pd) che hanno sottoscritto «personalmente», di scendere in piazza per raccoglierne altre. E fra le personalità democratiche che hanno firmato ieri, si segnalano i già annunciati Castagnetti e Fassino, mentre ha fatto sapere che firmerà «con amarezza», il sindaco di Firenze Matteo Renzi.
E dopo le adesioni di Prodi e Veltroni, in casa democratica cresce il fronte del sì, mentre l’area dalemiana e alcuni ex popolari fautori dell’alleanza col Terzo polo rimangono contrari. Il segretario Bersani è rimasto finora sulla linea della «extrema ratio».
Oggi di questo (anche) si discuterà durante il coordinamento, nel quale il capogruppo alla camera Dario Franceschini chiederà che il partito appoggi pienamente la campagna referendaria ed entri in campo con tutta la sua organizzazione, i suoi militanti, le sue strutture. Fra coloro che hanno aderito al referendum c’è anche il vicepresidente del senato Vanino Chiti, che lancia un appello a Stefano Passigli e a tutti coloro che avevano promosso il referendum proporzionalista: «C’è bisogno di una possente sollecitazione democratica al parlamento. Unite il vostro impegno al nostro. Intento comune non è quello di scrivere con il referendum la legge elettorale,ma di determinare le condizioni perché il parlamento lo faccia».

da Europa Quotidiano 01.09.11

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