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Con questo governo si rischia meno istruzione e meno scuola Dibattito sul tema “ Università e Ricerca” alla Festa Nazionale Democratica di Pesaro

Con Manuela Ghizzoni deputato PD commissione scuola, Marco Meloni Resposanbile Università Ricerca e Pubblica Amministrazione PD, Andrea Gavosto Direttore Fondazione Agnelli, Marco Mancini Presidente CRUI(Conferenza Rettori Università Italiane), Marco Pacetti Rettore dell’ Università Politecnica delle Marche, Stefano Pivato Rettore Università Urbino, Pietro Graia ricercatore universitario. Si parte dalla manovra e da ciò che questa prevede per la scuola e l’università, ne parla subito la Ghizzoni, che confessa la sua difficoltà anche solo a commentarla , un po’ perché cambia ogni giorno, un po’ perché la Commissione Scuola alla Camera attende emendamenti che non arrivano o arrivano tardivi. Quel che c’è comunque basta a giustificare lo sconforto e la preoccupazione, le scelte del governo sono drammatiche, il timore è che le prossime possano riguardare il FFO (fondo di finanziamento ordinario).
Si spera che non venga usato per tappare buchi o tagliare ulteriormente.
Discutere di Università, ricerca e scuola porta diretti alla riforma Gelmini, ma il dibattito non si esaurisce nel ripetere i numeri dei tagli, che comunque ricordiamo: due anni fa all’istruzione venivano destinati 250 miliardi, l’anno prossimo se ne avranno a disposizione 25.
Piuttosto si sottolinea l’aspetto incostituzionale (art 3, 9, 33, 34) e il grave fattore di iniquità nei rapporti fra classi sociali che la manovra rafforza. Insiste Meloni: “complicato parlare di una manovra che si modifica ogni 12 ore – rilancia sul governo e su Berlusconi- che a questo punto non può più ignorare l’incapacità con cui si muove. Un governo che non permette il riscatto della laurea, lancia un messaggio chiaro al Paese :studiare non serve a nulla, lo studio non è una ricchezza”.
Un allarme dal palco lo lancia Pivato, spostando l’attenzione su un problema più generale, che riguarda l’intero paese e la sua credibilità mondiale. Ricorda che questo è l’anno dei 150 anni d’unità d’Italia, quindi della nostra identità., “e qual è l’identità dell’Italia riconosciuta nel mondo? Quella culturale.Patrimonio di cui viviamo di rendita da anni, ma che stiamo esaurendo. L’Italia ha bisogno di modernizzare il sistema produttivo e di equità sociale”.
In quest’ottica era stata introdotta la riforma 3 + 2 di Luigi Berlinguer, di cui ci parla Gavosto, “riforma che ha allargato la base sociale degli iscritti all’università e ha introdotto nel mercato del lavoro neo laureati che hanno trovato un occupazione magari non adeguato, ma senza creare maggiore disoccupazione”.
Sottolinea invece Pietro Graia, ricercatore, che “ il problema non è solo recuperare i fondi, ma ristabilire e garantire l’autonomia e la democrazia negli atenei. Oggi le scelte le compiono solo i docenti ordinari” Fra le novità infatti anche l’eliminazione del consiglio di facoltà, unico luogo dove si discuteva e votava con metodi democratici. Graia parla a nome di tutti i ricercatori precari, in rappresentanza dell’associazione 29 aprile, che dal 2005 protestano contro il sistema verticistico rafforzato dalla riforma Gelmini, non nascondendo un po’ di delusione, quella provata per la solitudine in cui sono stati lasciati dagli stessi rettori.
Doverosa e pronta la risposta di Pacetti che ammette qualche ritardo e qualche errore compiuto, non risparmiandosi l’affondo sulla Legge Gelmini “ una legge corrosiva del sistema universitario, che rende l’università più piccola, meno democratica e meno attrattiva. Meno iscritti ( il 10% in meno) significa maggiore distanza fra i ceti sociali e indebolimento se non annullamento della funzione di ascensore sociale.” A questo punto il coro è unanime.
Mancini ribadisce che “quello finanziario non è solo un problema di soldi ma diventa un valore, quando ci si ricorda che riguarda un bene pubblico, perché questo è l’istruzione. I tagli infatti non sono solo operazioni numeriche, ma scelte per ridurre il diritto pubblico all’istruzione.
No alla privatizzazione dell’istruzione, insomma, che renderebbe impossibile al figlio dell’operaio accedere alla professione del figlio dell’imprenditore.” Su questo principio di equità si basano le proposte del PD descritte da Meloni: uno statuto di diritti chiaro per gli studenti, misure che agevolano l’accesso agli studi (chi ha diritto deve ricevere le borse di studio), welfare per garantire alloggi a studenti fuori sede, riqualificazione dell’università, del corpo docente, autonomia agli atenei.
Il Pd vuole aprire una stagione di confronto e di lavoro con tutte le rappresentanze dell’università, ricercatori, rettori e studenti.

Il Dibattito sull’Università, la ricerca e la scuola, non può non chiudersi con un pensiero alle migliaia di ragazzi che dal prossimo 12 settembre torneranno nelle aule, dove ci saranno meno presidi, meno docenti, meno materiale didattico, meno docenti di sostegno. Meno scuola.

Redazione web Feste Democratiche – Milena Grieco

www.partitodemocratico.it

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