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"Che cosa mi ha insegnato il dolore dell´11 settembre", di Barack Obama

Dieci mesi di settembre sono trascorsi da quella terribile mattina, ma in questo decimo anniversario degli attacchi dell´11 settembre, siamo chiamati ancora una volta a rendere omaggio a coloro che abbiamo perduto mantenendo la nostra nazione forte e fedele alla loro memoria.
Nei prossimi giorni ricorderemo quasi 3.000 vittime innocenti, padri e madri, fratelli e sorelle, figli e figlie che quel martedì non facevano altro che condurre le loro attività di tutti i giorni in una bella mattinata di sole.E parleremo ai nostri figli di quello che successe quel giorno, e di quello che è successo da allora. Come ogni americano io non dimenticherò mai il momento in cui ho sentito quelle notizie terribili, alla radio, mentre ero in macchina e mi recavo al lavoro nella mia città, Chicago. Ma le figlie mie e di Michelle, come tantissimi altri americani più giovani, non hanno nessun ricordo di quel giorno. Malia aveva appena 3 anni e Sasha era nata da poco. Quando sono cresciute, io e Michelle ci siamo dovuti confrontare con la stessa difficoltà con cui si sono confrontati altri genitori: decidere come raccontare ai nostri figli dell´11 settembre.
Una delle cose che abbiamo detto loro è che il peggior attacco terroristico della storia americana ha anche tirato fuori il meglio del nostro Paese. Pompieri, poliziotti e paramedici sono accorsi, correndo dei rischi, per salvare altre persone. Gli americani si sono riuniti con veglie di commemorazione, nei luoghi di culto e sui gradini del Campidoglio, a Washington. La gente ha fatto la fila per donare il sangue, è arrivata dall´altra parte del Paese per dare una mano. I bambini delle scuole hanno donato i loro risparmi. Comitati di quartiere, gruppi di fedeli e aziende hanno raccolto cibo e vestiti. Eravamo uniti, in quanto americani.
Questo è il vero spirito dell´America che dobbiamo ritrovare in questa ricorrenza. La bontà e il patriottismo del popolo americano e l´unità di cui avevamo bisogno per andare avanti insieme, come un´unica nazione.
L´ultimo decennio è stato un decennio difficile per il nostro Paese, ma abbiamo visto anche la forza degli Stati Uniti, nelle città che hanno rifiutato di arrendersi alla paura, nelle comunità che hanno perseverato nonostante le grandi difficoltà economiche, e soprattutto nei nostri uomini e donne in divisa e nelle loro famiglie, che si sono sobbarcati un fardello enorme per difendere la nostra sicurezza e i nostri valori.
Gli autori di quegli attacchi volevano terrorizzarci, ma non possono nulla contro la nostra fermezza. Oggi il nostro Paese è più sicuro e i nostri nemici sono più deboli, ma anche se abbiamo fatto giustizia su Osama bin Laden e anche se al-Qaeda ormai è avviata alla sconfitta, non dobbiamo mai esitare di fronte al compito di proteggere la nostra nazione.
In un giorno in cui altri hanno cercato di distruggere, noi abbiamo scelto di costruire. Ancora una volta l´11 settembre sarà una giornata nazionale di servizio e commemorazione, e su Serve.com ogni americano può prendere un impegno per rendere omaggio alle vittime e agli eroi dell´11 settembre servendo i nostri quartieri e le nostre comunità.
Infine, in un giorno in cui altri hanno cercato di dividerci, noi possiamo ritrovare quel sentimento di un obbiettivo comune che risuonava nei nostri cuori dieci anni fa. Abbiamo di fronte sfide difficili come nazione, e dato che siamo cittadini di una società democratica discutiamo vivacemente del nostro futuro. Ma in queste discussioni non dobbiamo mai dimenticarci dell´insegnamento che abbiamo appreso nuovamente dieci anni fa, e cioè che le nostre divergenze non sono nulla di fronte a quello che ci unisce, e che quando scegliamo muoverci uniti, come una sola famiglia americana, gli Stati Uniti non si limitano a subire, sono in grado di emergere dalle traversie e dalle difficoltà più forti di prima. Questa è l´America che siamo stati l´11 settembre e nei giorni che sono seguiti. Questa è l´America che possiamo e dobbiamo sempre essere.
Traduzione di Fabio Galimberti

La Repubblica 09.09.11

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