Mese: ottobre 2011

«Mondo salvato dai ragazzini», di Marina Boscaino

C’è stato un tempo, molto tempo fa, in cui ho creduto fortemente che questa nostra professione, quella d’insegnante, rappresentasse di per sé una condizione elettiva, intrinsecamente nobile, profondamente etica. Con il passare degli anni sono rimasta di questo avviso rispetto al concetto, ma ho compreso, giorno dopo giorno, che si tratta di un’idea astratta, fortemente condizionata dalle caratteristiche di chi la concretizza e la interpreta. E che, come ovunque, tra noi insegnanti c’è di tutto: motivazione, orgoglio, dedizione, competenza, responsabilità e l’esatto contrario. Come ho quindi rivisto le mie romantiche e ingenue convinzioni precedenti, nello stesso modo ho rifiutato le ricette di facile impatto che, misto di arroganza e demagogia, i nostri governanti hanno artatamente spalmato sul nostro lavoro e sulla nostra identità professionale, soprattutto negli ultimi lustri. A un Berlusconi che prometteva, con la consueta eleganza, durante la campagna elettorale del 2001, di «ricoprire d’oro gli insegnanti», risponde un Brunetta, che – nel corso della sua infelicissima (per noi) e purtroppo non ancora conclusa esperienza di ministro – ha gettato fango sulla scuola e …

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""Nessuno paga nessuno". E la crisi del credito arriva fino alle imprese", di Marco Alfieri

Nel Paese dei contanti all’improvviso non circolano più soldi. «Da qualche mese nell’economia reale nessuno paga più nessuno, è tutto bloccato», lanciano l’allarme gli artigiani varesini. Le imprese hanno difficoltà a farsi finanziare il capitale circolante dalle banche, così si tengono quel poco di liquidità in cassa rallentando i pagamenti a valle della filiera produttiva. Da Nord a Sud la musica è pericolosamente la stessa. Luca S. insieme a un socio e 3 collaboratori fa il gessista a San Giorgio a Cremano, cintura trafficata di Napoli. Un’attività artigianale tipica non fosse che, al 20 ottobre 2011, lamenta 90 mila euro di mancati incassi. «Sono in credito da oltre 5 mesi con un’azienda di quadri elettrici a cui ho sistemato la sede, e da 7 con un paio di commercianti in abbigliamento a cui ho ristrutturato il negozio», racconta trafelato Luca S. «Avevo un fido di 50 mila euro con la mia banca, ridottomi 2 settimane fa alla metà, così ho dovuto chiedere soldi a un altro istituto per saldare alcuni fornitori». Ovviamente pagando tassi più …

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Licenziamenti, escalation di Sacconi «Ho paura che si arrivi all’omicidio», di Marco Ventimiglia

Il governo ha deciso, con la “liberalizzazione” dei licenziamenti inseriti nella lettera alle istituzioni europee, di provocare la dura reazione delle opposizioni e dei sindacati e di far saltare il patto sociale. Ieri tuttavia, dopo aver attaccato, il ministro Maurizio Sacconi ha vestito i panni della vittima. Anzi, ha toccato il tasto più drammatico, quello del terrorismo. È successo nel corso di un’intervista a SkyTg24, dove il tema sarebbe dovuto essere, appunto, la contestata missiva inviata all’ Unione europea. «In questo momento – ha dichiarato il ministro del Lavoro – vedo una sequenza dalla violenza verbale alla violenza spontanea, alla violenza organizzata, che mi auguro non arrivi ancora una volta anche all’omicidio come è accaduto, l’ultima volta dieci anni fa, proprio con il povero Marco Biagi nel contesto di una discussione per molti aspetti simile a quella di oggi». «COME DIECI ANNI FA» Quanto al nesso con l’attualità,per Sacconi sarebbe evidente «perché già allora parlavamo non di licenziamenti facili, termine che è assolutamente falso, ma di come incoraggiare le imprese a intraprendere, ad assumere, ad …

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"La crisi delle donne over 50 tra famiglia e (poco) lavoro", di Rita Qurzè

Le mamme acrobate? Dilettanti. La nuova frontiera delle fatiche femminili si varca alla soglia dei cinquanta. Quando i figli — ventenni o giù di lì — sono ancora in casa, con addosso le camicie stirate dalla mamma e le gambe sotto il tavolo a pranzo e cena. In ufficio un bel mattino il capo ti accoglie, spalleggiato dal rampante, e giovane, assistente: «Siamo costretti a ridurre il personale, la tua posizione da domani non esiste più». Tradotto: arrivederci e grazie. Non è politically correct mettere a confronto le fatiche delle generazioni, quasi fosse una gara al peggio. Ma almeno rende l’idea. E se delle difficoltà che le trentenni affrontano per tenere insieme marito-figli-ufficio si è parlato moltissimo in questi anni, le peripezie delle cinquantenni — 4,5 milioni di donne in Italia — sono state pressoché ignorate. Ora, però, non è più possibile fare finta di nulla. Per due motivi. Sul fronte del lavoro chi è nato prima del 1961 sta pagando un prezzo elevato alla crisi. Per le donne, in più, c’è che l’accelerazione verso …

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"Beffa per venti insegnanti. Assunti per errore dopo anni da precari", di Luciana Cimino

Sardegna Immessi a ruolo ad agosto si erano insospettiti perché non percepivano lo stipendio. Il ministero dell’Istruzione li ha richiamati. Ma secondo i sindacati il Miur ha sbagliato i conti. Passare da una lunghissima precarietà al sollievo di un contratto a tempo indeterminato e poi sentirsi dire che era tutto uno sbaglio e riprecipitare nella precarietà. Succede a 20 insegnanti sardi abilitati per il sostegno. Ad agosto arriva la tanto agognata immissione in ruolo. Gli insegnanti cominciano a lavo- rare, molti vengono da altre regioni (soprattutto del sud) e sono destinati a paesi impervi. Alcuni devono farsi anche 80/150 chilometri ogni giorno. Ma è un prezzo che si paga volentieri dopo 10/15 anni di precarietà. Qualcosa però non torna. Lo stipendio non arriva, alcuni non hanno firmato neanche il contratto. Cominciano a chiedere spiegazioni. E si scopre la beffa. Il 26 ottobre l’Ufficio scolastico Regionale li chiama uno per uno per dire loro che c’è stato un errore, che ci si avvia verso la risoluzione del contratto. Racconta Giuseppe Argiolas, 45 anni e 14 anni …

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Franceschini suona l´allarme "Moratoria sulla premiership prima costruiamo la coalizione", di Annalisa Cuzzocrea

Le forze che avranno deciso di far parte dell´alleanza decideranno come scegliere il leader La gente vede un Paese in crisi e noi persi nello scontro interno. Bisogna cambiare registro, non abbiamo ancora vinto. Dario Franceschini non si sente un bersaglio di Matteo Renzi. Non è offeso dai suoi modi, ritiene una ricchezza il dibattito della Leopolda, e pensa che il sindaco di Firenze stia facendo una cosa utile: occupare l´ala destra del partito. Ma il presidente dei deputati democratici pensa anche che non sia questo il momento giusto per parlare di leadership, o di primarie. Cosa pensa dello scontro aperto nel Pd? «Mi metto nei panni di un cittadino o di un nostro elettore che vede la maggioranza di Berlusconi che perde pezzi ogni giorno, un Paese sprofondato nella crisi economica e nell´emergenza sociale, il governo che propone licenziamenti liberi. E poi vede noi persi nello scontro interno su chi farà il premier. Come se le elezioni fossero domani, come se avessimo già vinto». Lo scontro porta alla sconfitta? «Dovremmo muoverci in un altro …

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"Bersani avverte il governo spenga la miccia che ha accesso", di Simone Collini

Un duro attacco al governo che continua a raccontare favole, critica l’euro, vuole licenziamenti facili, e una bacchettata a chi confonde il riformismo con il liberismo che tanti guai ha prodotto negli ultimi trent’anni. Un monito a non fomentare la divisione sociale e una rassicurazione sul fatto che le primarie per la premiership si faranno. Pier Luigi Bersani chiude la due giorni di “Finalmente Sud!” lanciando messaggi all’esterno ma anche all’interno del suo partito. Come dice Rosy Bindi arrivando anche lei a Napoli, «dividersi ora sarebbe un suicidio per tutti», e il leader del Pd assicura che per quanto lo riguarda non c’è nessuno scontro personale con Matteo Renzi e che in un momento delicato come questo tutte le energie vanno indirizzate verso l’obiettivo finale, che rimane mandare a casa questo governo per poi ricostruire sulle macerie del berlusconismo. Certo, Bersani rimane convinto che alcune proposte rilanciate dalla Leopolda abbiano ben poco di nuovo e siano invece “un usato”, riproponendo «idee degli anni ‘80 che già ci hanno fatto finire nei guai». Il segretario si …

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