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Stranieri e servizio civile, proposte di legge e sperimentazioni per aprire la strada

Due proposte di legge in Parlamento, entrambe del Partito democratico (Turco 2009 e Bressa-Sereni 2010) e sperimentazioni in alcune regioni del nord. In Emilia Romagna gli stranieri accedono al Scn dal 2003.. All’indomani dei ricorsi avanzati da giovani stranieri in merito alla loro esclusione dal servizio civile, uno di un giovane universitario pakistano al tribunale di Milano e l’altro di una studentessa albanese al tribunale di Brescia, il sito del tavolo ecclesiale sul servizio civile Esseciblog fa il punto sulle proposte ed esperienze già esistenti sull’argomento. Innanzitutto, i numeri. Secondo gli ultimi dati Istat, sono oltre 832 mila gli stranieri, dai 18 ai 28 anni, residenti in Italia. “E se i ricorsi annunciati ieri dovessero andare a buon fine – commenta Esseciblog – anche per loro si potrebbero aprire le porte del servizio civile. Porte sempre più strette in verità anche per i giovani italiani, perché con i tagli annunciati dal Governo l’anno venturo potrebbero essere finanziati poco più di 10mila posti, a fronte dei 20mila dell’ultimo bando”.
Per i giovani stranieri comunque, sono state avanzate da tempo proposte di legge ed esistono già esperienze positive a livello locale.
Le due proposte di legge depositate in Parlamento sono entrambe targate Partito democratico, una presentata da Livia Turco (C. 3047) nel dicembre 2009, un’altra, un anno fa, dai deputati Bressa e Sereni (C. 3952). Il disegno di legge Turco è quello più specifico e mira ad introdurre “Norme per la promozione della partecipazione dei giovani immigrati al servizio civile nazionale”. Nella proposta si prevede che comuni ed enti possano presentare progetti destinati a giovani immigrati dai 18 ai 25 anni “che non possiedono la cittadinanza italiana e che sono residenti o domiciliati” nel territorio comunale. Il compenso sarebbe equiparato a quello dell’attuale servizio civile (433,80 euro) e l’esperienza costituirebbe “un credito per favorire l’acquisizione della cittadinanza italiana”. La proposta Bressa-Sereni nasce invece come riforma complessiva del servizio civile nazionale e introduce anche per i giovani “cittadini stranieri residenti in Italia da almeno tre anni” la possibilità di poterlo svolgere.
Tra le esperienze già esistenti c’è quella della Regione Emilia Romagna, che con la legge n. 20 ha aperto già dal 2003 il proprio servizio civile agli stranieri, con forme di impegno e di durata diverse, che tra l’altro ora verranno portate ad essere in tutto e per tutto uguali a quelle previste per i giovani italiani. Su questo fronte si sta muovendo la Regione Liguria, come segnala ancora Esseciblog e, per quanto riguarda altre amministrazioni locali, la Provincia di Novara ha realizzato nel 2009 un bando per 17 giovani stranieri, mentre il Comune di Vercelli ha avviato un suo progetto sperimentale, cofinanziato insieme alla Regione Piemonte. Infine il Comune di Torino da quattro anni porta avanti il progetto “Servizio civile volontario – Giovani immigrati a Torino”, destinato a 20 giovani immigrati dai 18 e i 25 anni compiuti, che non possiedono la cittadinanza italiana e sono residenti o domiciliati nel comune.

da Redattore Sociale

www.partitodemocratico.it

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